La dieta sostenibile

Semplici accorgimenti quotidiani per favorire il benessere psico-fisico e rispettare l'ambiente

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Un’alimentazione sostenibile prevede il consumo di cibo a bassa impronta in termini di uso di suolo e di risorse idriche impiegate, basse emissioni di carbonio ed azoto, attento alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, equo, accessibile a tutti, ricco in cibi locali, che rispetti la tradizione, la cultura e i fabbisogni nutrizionali. “Per raggiungere obiettivi – spiega la dott.ssa Carmela Bagnato, segretario nazionale ADI – possiamo acquistare prodotti agroalimentari locali, freschi, prodotti da filiera italiana con ridotta emissione CO2 e privilegiare varietà nostrane. Limitando gli intermediari, infatti, si riduce l’impatto ambientale in termini di passaggio tra produttore e consumatore. Proviamo a pensare a quando acquistiamo la frutta esotica e a quanti passaggi sono necessari prima che arrivi sulle nostre tavole: ne viene a perdere non solo il valore nutrizionale dell’alimento (spesso raccolto con largo anticipo e fatto maturare nelle cassette), ma necessita di imballaggi che potrebbero essere evitati, oltre che di grandi emissioni di gas per il trasporto”.

Sì ai cibi biologici

“Impariamo anche a privilegiare i prodotti biologici – continua la dott.ssa Bagnato – perché il processo di produzione non prevede l’utilizzo di diserbanti, fertilizzanti e concimi. È un tipo di agricoltura sottoposta a disciplinare, è garantita dalle istituzioni attraverso un sistema di controlli e persegue obiettivi di valenza sociale ed ambientale. L’autorizzazione viene concessa dal  Ministero delle politiche agricole ed ambientali. Quindi non solo è sostenibile, ma anche sana”. 

Carne sì o no?

La dieta sostenibile prevede una diminuzione dei consumi di carne. “Che non significa non mangiarla”, puntualizza l’esperta. “Negli ultimi anni, dal 1980 in poi, abbiamo assistito a un consumo di carne sempre più in crescita. Soprattutto in Europa, è il doppio della media mondiale. Per ottenere 1 kg di carne rossa, però, sono necessari circa di 15 g di cereali, 15 l di acqua e si emettono circa  68 CO2  equivalenti nell’ambiente. Basti pensare che metà della produzione agricola del mondo viene utilizzata per la nutrizione degli animali. La produzione di carne bianca, invece, ha meno impatto ambientale. La quantità ideale? “Il suggerimento è quello di portare in tavola 2 volte alla settimana la carne bianca e 1 volta ogni 15 giorni quella rossa. Ma non dimentichiamo che anche tutti i salumi e gli insaccati sono comunque carne e andrebbero evitati non solo per la sostenibilità, ma anche per una sana alimentazione”.

Viva il pesce azzurro

Buono, sano, ricco di sostanze benefiche come i preziosi acidi grassi Omega 3, utili per il sistema cardio-vascolare, la bellezza della pelle e alleati del buonumore: il pesce andrebbe consumato anche 3-4 volte alla settimana. “E anche nella scelta dei prodotti ittici – consiglia la dott.ssa Bagnato – possiamo fare scelte sostenibili: nell’acquisto, preferiamo quello pescato a quello di allevamento, badando a non scegliere varietà in pericolo di estinzione, rispettare la regola della taglia legale della vendita di specie, dare precedenza al pesce locale, diversificare e considerare la stagionalità della specie. Le risorse ittiche non sono illimitate! Sardine e acciughe che vivono nel nostro Mar Mediterraneo, per esempio, non solo sono ricche di sostanze benefiche dal punto di vista nutrizionale, ma rappresentano anche prodotti del mare sostenibili. 

No allo spreco alimentare

Ogni anno, in media in tutto il mondo, vengono gettate via circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. La dott.ssa Bagnato spiega che in Italia si è calcolato che vengono buttati ogni settimana circa 630 g di cibo per famiglia corrispondenti complessivamente a circa 8 miliardi di euro/anno. “Fare una spesa adeguata, non tenere tanti cibi nel frigorifero, organizzare il menu quotidiano per una spesa più oculata, cucinare il giusto senza abbondare con le pietanze sono piccoli consigli da mettere in pratica per sprecare di meno e, qualora il cibo dovesse risultare in eccesso, si può condividere con qualcun altro. Ridurre lo spreco significa anche diminuire l’utilizzo di imballaggi che potrebbero essere evitati, come la plastica delle bottiglie dell’acqua. Quella che sgorga dal rubinetto è sicura e costantemente controllata”.

La dieta mediterranea può considerarsi un modello sostenibile?

“Sì – afferma l’esperta – perché ha un basso impatto ambientale, rispetta la biodiversità, gli ecosistemi, è adeguata dal punto di vista nutrizionale. In più, gli alimenti che la caratterizzano sono frutta, verdura, cereali e legumi. È senz’altro un modello alimentare sostenibile. Peccato che in Italia sia a rischio di estinzione. Purtroppo oggi ci alimentiamo prevalentemente a base di carne, a discapito dei vegetali”. E questo riguarda non solo gli adulti, ma anche i bambini. “Il programma ministeriale di sorveglianza sulle abitudini alimentari dei bambini “Okkio alla salute” ha messo infatti in evidenza che il consumo di frutta e verdura nei più piccoli è molto scarso. Soprattutto è differenziato per classi sociali e fra nord e sud del Paese: al nord e nelle classi sociali più alte il consumo di questi alimenti è più alto che al sud e nelle classi sociali più disagiate. La spiegazione di  quanto affermato potrebbe essere perché al nord sono state fatte più campagne di sensibilizzazione su questo importante tema e perché il reddito pro capite è più alto”. 

Cosa portare in tavola

Come organizzare dunque il menu quotidiano? È bene rispettare  la regola dei 5 pasti al giorno (colazione, pranzo, cena e 2 spuntini), mantenersi attivi, evitare di arrivare affamati soprattutto al pasto serale. Tra gli alimenti più sostenibili, via libera quindi a yogurt al naturale o latte a colazione, accompagnati da un alimento a base di carboidrati come i cereali e 1 frutto di stagione (anche spremuta di frutta). La frutta rappresenta un alimento ideale anche da consumare negli spuntini di metà mattina e merenda, da sostituire eventualmente con quella secca, come noci, nocciole, mandorle. A pranzo, come da tradizione locale, possiamo mangiare un primo piatto a base di legumi e cereali, consumati anche in combinazione con la pasta e accompagnati da verdure di stagione. Questo periodo dell’anno ci regala le deliziose crucifere: sfruttiamo  questi preziosi vegetali per fare il pieno di antiossidanti che ci aiutano a conservare più a lungo la salute. A cena, infine, via libera a un alimento proteico, come il pesce azzurro, da gustare insieme a una verdura di stagione e un frutto, accompagnato da una bella fetta di pane fresco. 

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