Dieta, il sole potrebbe aiutare a dimagrire

Uno studio ha scoperto come le radiazioni solari (luce blu) possono aiutare a perdere peso. Come funzionano le cellule adipose

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Uomini e topi. Un grande libro di John Steibeck che, con il suo titolo, ricorda quanta differenza ci sia tra queste due specie. Nella scienza, però, spesso si parte proprio dagli animali di laboratorio per valutare ipotesi che potrebbero essere valide per l’uomo. E nei topi pare proprio che la luce del sole, tanto utile per l’organismo sotto altri aspetti, potrebbe anche aiutare a perdere peso. A dirlo è uno studio condotto al Cincinnati Children’s Hospital, pubblicata su Cell Reports.

Un’azione mediata dalla luce blu

Le radiazioni solari, ovviamente, non sono tutte uguali. Ed oltre ai raggi ultravioletti esiste anche una sorta di “luce blu” che potrebbe entrare in gioco nel modificare le attitudini delle nostre cellule adipose, stimolando una sorta di “mutamento” che favorirebbe le cellule brune, quelle che producono energia, a discapito di quelle bianche, che invece “accumulano”.

La ricerca ha preso in esame, vale ancora la pena di ricordarlo, dei topi. A “gestire” questa maggior attività delle cellule grasse più “buone” sarebbe un particolare gene, che si chiamo OPN2 e risentirebbe dell’azione dei raggi solari.

Grazie alle radiazioni, quindi, si creerebbe un artificio che costringe le cellule bianche del tessuto adiposo, quelle di cui davvero faremmo a meno perché si gonfiano e si riproducono fino a creare la pancia e gli accumuli di grasso, a rilasciare nel sangue proprio gli acidi grassi, che poi vengono impiegati dalle cellule cugine ma “buone”. In questo modo il grasso bruno lavorerebbe per produrre energia e quindi si metterebbe in atto un meccanismo virtuoso.

Ebbene, l’attività del gene nei topi viene alterata, nel senso che non si verifica quanto sopradescritto, quando il gene stesso viene disattivato e comunque se non si sta sufficientemente esposti alle radiazioni (in particolare blu) del sole. Al momento non ci sono dati per pensare che questo meccanismo si verifichi allo stesso modo nell’essere umano ma la ricerca è aperta. E comunque, come tipo di approccio non è certo sconsigliabile.

Stare qualche minuto al sole, meglio se camminando per consumare energia, ci aiuta a sentirci più positivi, contribuisce a mantenere sane le ossa e questo meccanismo non si instaura se il gene in questione viene disattivato e contrasta il malumore. Nell’attesa che la scienza proceda, quindi, niente di meglio che una passeggiata al sole, con la giusta protezione. Mal che vada, saremo più sereni.

Il mistero delle cellule adipose

Il grasso non è tutto uguale. Esistono le cellule adipose bianche, che rappresentano la stragrande maggioranza dell’adipe presente nel corpo, e quelle brune. Queste ultime conservano al loro interno le molecole di grasso sotto forma di piccole goccioline indipendenti tra loro, e quindi più facilmente eliminabili rispetto alla “grande” ed unica goccia di lipidi che si forma nelle cellule bianche. Non solo.

Il tessuto adiposo bruno avrebbe una maggior capacità di controllare il peso corporeo perché le unità specializzate hanno come compito primario la produzione di calore. La carenza di cellule brune e la loro sostituzione con tessuto adiposo bianco, quindi, secondo alcune ricerche potrebbe essere implicata nella genesi dell’obesità perché le cellule brune assicurano un elevato consumo di energia, specie dopo che si sono assunti alimenti molto ricchi di lipidi, e quindi molto calorici, quasi come se fossero una sorta di “regolatore” interno del peso. Nel senso che più si mangia, più energia viene prodotta al fine di mantenere nella normalità l’equilibrio metabolico del corpo.

Le cellule bianche, che sostituiscono progressivamente e in maniera autonoma quelle brune con il passare degli anni perché le prime non hanno da svolgere alcuna funzione di “produzione” di calore nelle nostre condizioni ambientali, sono invece veri e propri “serbatoi” di grasso. Grasso che si accumula e viene “somministrato” all’organismo in continuazione, indipendentemente dal fatto che si mangi o meno. Per questo si pensa che queste cellule fossero utili come “magazzini” di energia nelle fasi in cui non è disponibile cibo.

Le cellule brune tendono comunque a consumare l’energia in eccesso, quando ovviamente non si esagera eccessivamente con l’alimentazione, mentre le cellule bianche conservano la maggior parte dei lipidi che arrivano dai cibi, se non si fanno sforzi fisici che giustifichino la necessità per il corpo di “attingere” a queste riserve.

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