Dieta dell’acqua, quanta berne per stimolare il metabolismo

L'acqua, meglio se alcalina e a basso residuo fisso, è un'alleata preziosa della salute e della bellezza

Per rimanere in forma è molto importante non solo gestire con buonsenso l’alimentazione, ma anche controllare l’apporto idrico. L’acqua che beviamo ogni giorno favorisce infatti l’eliminazione attraverso l’urina delle scorie che l’organismo accumula – e che possono provocare gonfiore – e aiuta a mantenere costante la temperatura corporea.

Inoltre, l’acqua non è calorica e per questo dovrebbe essere preferita alle bibite gassate. Quando si pensa al suo ruolo nell’alimentazione quotidiana, ci si chiede spesso a quanto corrisponda il dosaggio giusto.

Si parla spesso dell’importanza di bere 1,5/2 litri d’acqua al giorno. Questa indicazione è di massima, in quanto ogni persona è diversa e specifiche sono le sue abitudini quotidiane (chi svolge attività fisica intensa dovrà per esempio bere di più rispetto a chi, invece, ha una vita molto sedentaria).

Per regolarsi su quanta acqua bere si può fare riferimento a un consiglio che arriva dal Dottor Alberto Salta, urologo di Humanitas. Sul sito ufficiale del gruppo, l’esperto fa presente che, per capire se si beve abbastanza acqua durante la giornata, può rivelarsi utile controllare il colore delle urine. Se risultano troppo scure, può essere utile incrementare l’apporto idrico quotidiano.

L’optimum per quel che concerne la scelta dell’acqua da bere è il basso residuo fisso. Preferibile è anche il fatto di optare per acque alcaline. Nessun problema per l’acqua del rubinetto, a patto che sia pura dal punto di vista batteriologico.

Quando si parla dell’aiuto che l’acqua fornisce ai fini del mantenimento della forma fisica è impossibile non citare anche la dieta del digiuno. Per essere precisi bisognerebbe parlare di digiuno idrico in quanto, per un lasso di tempo che va dalle 24 alle 72 ore, si assume praticamente solo acqua.

Da evitare in caso di disturbi alimentari, gravidanza, allattamento o in presenza di patologie come la gotta e il diabete, questo approccio al digiuno può prevedere l’assunzione di frullati o di pasti leggerissimi. Seguito spesso da chi vuole eliminare le tossine accumulate nell’organismo, permette di apprezzare interessanti benefici.

Tra questi è possibile citare l’autofagia cellulare, ossia il meccanismo di rimozione selettiva dei componenti citoplasmatici che hanno subito danni. Come dimostrato da uno studio del 2016 condotto da un’equipe attiva presso la Rutgers New Jersey Medical School di Newark (USA), l’autofagia delle cellule del corpo umano può rivelarsi una valida alleata nella prevenzione delle patologie cardiovascolari.

Ricordiamo infine che, grazie al digiuno idrico, è possibile ottimizzare la sensibilità all’insulina, fondamentale per mantenere efficiente il metabolismo (a sottolineare questo beneficio ci ha pensato invece uno studio del 2005, frutto dell’impegno di un team di esperti attivi presso l’Università Medica di Danzica in Polonia).

Concludiamo ribadendo che questa tipologia di digiuno va intrapresa tassativamente sotto controllo medico, in quanto possono verificarsi effetti collaterali come le vertigini, la nausea e l’ipotensione ortostatica.

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