Coenzima Q: la simil-vitamina che protegge il cuore e migliora l’energia

Il coenzima Q svolge un importante ruolo antiossidante. Scopriamo cosa è, in quali alimenti si trova e perché potrebbe essere utile integrarlo attraverso una supplementazione

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Luana Trumino

Editor specializzata in Salute&Benessere

Cosa è

Il coenzima Q o ubichinone, detto anche simil-vitamina Q, è una molecola presente praticamente in tutte le cellule e ha una struttura chimica simile alla vitamina K e alla vitamina E. Rientra nel gruppo delle vitamine liposolubili.

A cosa serve

Negli ultimi anni, il coenzima Q ha assunto un ruolo importantissimo nel mondo dell’integrazione nutrizionale, soprattutto in ambito antiaging. Questa simil-vitamina, infatti, ha un forte potere antiossidante capace di rallentare l’invecchiamento cellulare. 

Come si legge sul sito dell’Istituto superiore di sanità, gli studi sull’uso di questa sostanza suggeriscono una sua possibile utilità in alcune situazioni specifiche, quali:

Malattie cardiache: sembra che il coenzima Q migliori i sintomi causati dall’insufficienza cardiaca congestizia. Sebbene i risultati siano contrastanti, potrebbe inoltre aiutare a ridurre la pressione sanguigna. Alcune ricerche suggeriscono anche che, se combinato con altri nutrienti, il coenzima Q potrebbe aiutare il recupero nelle persone che hanno subito interventi chirurgici di bypass e sostituzione di valvole cardiache.

Morbo di Parkinson. Alte dosi di coenzima Q potrebbero essere utili nelle prime fasi della malattia.

Miopatia indotta da statine. Il coenzima Q potrebbe aiutare ad alleviare la debolezza muscolare a volte associata all’assunzione di statine.

Emicrania. Potrebbe ridurre la frequenza di questo tipo di mal di testa.

Prestazione fisica. Poiché il coenzima Q è coinvolto nella produzione di energia, si suppone che l’assunzione di questo integratore possa migliorare le prestazioni fisiche.

L’impiego del coenzima Q è stato anche studiato per diverse altre malattie tra cui la sclerosi laterale amiotrofica (morbo di Lou Gehrig), la sindrome di Down, la malattia di Huntington e l’infertilità maschile. Gli studi effettuati, tuttavia, sono ancora troppo limitati per trarre conclusioni definitive.

Fabbisogno giornaliero

Il fabbisogno di coenzima Q varia dai 100 ai 300 mg al giorno. Esso può essere immagazzinato dall’organismo – che lo utilizza quando ce n’è la necessità – e dunque non deve essere assimilato con continuità.

In condizioni di buona salute, si raccomanda di non superare i 200 milligrammi (mg) al giorno, come indicato dal Ministero della Salute. Tuttavia, in alcuni casi, come ad esempio il morbo di Parkinson – si legge sul sito dell’Istituto superiore di Sanità –  la dose consigliata può essere molto più alta (1200 mg al giorno).

In quali alimenti è contenuto

Il coenzima Q, oltre a essere prodotto nelle cellule stesse, è presente anche in alcuni alimenti come il fegato, nei pesci grassi (tonno, salmone, sardine, sgombro), in alimenti vegetali come cereali integrali, spinaci, broccoli, germe di grano e frutta secca.

La quantità presente in queste fonti alimentari, però, non è sufficiente per aumentare significativamente i livelli di coenzima Q nel corpo, la cui produzione da parte delle cellule, oltretutto, diminuisce con l’età o a causa dell’insorgenza di patologie croniche come quelle cardiache, il diabete, il cancro e il morbo di Parkinson. Per questo motivo, gli esperti possono raccomandare l’uso di integratori disponibili sul mercato, oltre all’assunzione della sostanza attraverso l’alimentazione.

Integratori di coenzima Q

Anche se gli studi non hanno evidenziato gravi effetti indesiderati legati all’assunzione di coenzima Q, quando viene assunto sotto forma di integratore, è indispensabile parlarne prima con il proprio medico di fiducia.

Inoltre, non è stato ancora stabilito se l’uso di integratori di coenzima Q durante la gravidanza e l’allattamento sia sicuro.