Il conto alla rovescia per Sanremo 2026 è già iniziato e, mentre la macchina organizzativa prende velocità, Carolina Rey entra in scena con un guardaroba che parla chiaro. Sarà una delle tre conduttrici del PrimaFestival insieme a Ema Stokholma e Manola Moslehi – le “Charlie’s Angels” come le ha definite Carlo Conti – ma prima ancora delle serate all’Ariston è lo stile a mettere in fila il racconto. Le immagini che anticipano questa avventura non sono solo cambi d’abito: sono una regia estetica precisa, pensata per la camera e per il ritmo della televisione.
Carolina Rey, una regia di stile già chiarissima
Il filo conduttore è evidente: una palette dominata dal nero, interrotta dal bianco sartoriale e accesa da un bordeaux deciso, con un’unica deviazione cromatica in azzurro polvere. In televisione la coerenza conta quasi quanto l’effetto: lo spettatore deve riconoscerti in mezzo al frullatore di luci, note e inquadrature. Carolina Rey sembra aver scelto un’estetica compatta, elegante, senza fronzoli superflui ma ricca di dettagli di costruzione: materiali che catturano la luce, linee che slanciano, un gioco di texture che dà carattere anche al total black. E poi c’è un punto fermo che torna più volte e lega tutto: gli stivali.
Il primo outfit è un esempio perfetto di nero televisivo, lontano dall’idea di scelta “safe”. Un mini abito blazer viene trasformato da un dettaglio chiave: le frange lunghe che scendono in verticale e creano movimento a ogni passo.

Le calze velate alleggeriscono la gamba e preparano il terreno alla vera dichiarazione: stivali in vernice bordeaux, al ginocchio, appuntiti, con tacco importante. Il contrasto tra il nero dell’abito e il bordeaux lucido è quello che rende il look immediatamente “Sanremo-ready”: elegante, sì, ma con una punta di grinta.
Il doppiopetto in velluto con gli stivali azzurro polvere
Il blazer dress doppiopetto in velluto cambia registro ma resta dentro la stessa narrazione. Spalle strutturate, taglio più rigoroso, lunghezza mini che continua a slanciare. Il velluto è un materiale strategico in contesti televisivi: assorbe e restituisce luce, aggiunge profondità, fa subito “serata” anche quando l’outfit è essenziale nella forma.

Qui arriva la scelta che spiazza: gli stivali in azzurro polvere, altissimi e a punta, che rompono la triade nero/bianco/bordeaux. È l’unico vero strappo cromatico della cartella, quello che puoi leggere in due modi: o come momento più fashion-editoriale (una deviazione voluta, per non restare troppo prevedibile), oppure come parentesi meno sanremese ma utile a dare ritmo al racconto. In ogni caso, la silhouette resta quella da conduttrice: forte, centrata, costruita.
Satin e piume: il look più “party”
Se c’è un outfit che gioca apertamente con l’idea di prima serata, è quello con la mini skirt in piume nere. Qui la texture diventa protagonista: le piume aggiungono volume e movimento, mentre la blusa in satin – morbida, lucida, scivolata – crea un contrasto raffinato tra opaco e brillante. È un look che funziona perché ha un ritmo interno: la luce sul top, la materia sulla gonna, la trasparenza delle calze a legare tutto.

E poi tornano loro, gli stivali bordeaux in vernice, questa volta con tacco sottile e altissimo: l’elemento che riporta immediatamente l’outfit dentro la stessa identità visiva. È il punto in cui la regia di styling è più evidente: gambe protagoniste, proporzioni studiate per allungare, e un accessorio statement che fa da timbro.
Il midi dress con cintura: eleganza più classica ma vita sempre in primo piano
Il cambio di lunghezza arriva con il midi dress nero, dalla linea più composta e femminile, arricchito da una balza asimmetrica che dà movimento senza bisogno di eccessi. È un look che parla di eleganza più classica, quasi da red carpet pomeridiano, ma sempre con un dettaglio che fa la differenza: la cintura in pelle che segna il punto vita e definisce la silhouette.

Ai piedi, il bordeaux torna in versione più “da salotto buono”: décolleté con cinturino alla caviglia, che richiamano la firma cromatica senza l’impatto aggressivo dello stivale. Qui l’outfit racconta una Carolina più soft e raffinata, quella “morbidezza nel racconto” che lei stessa rivendica come tratto distintivo tra la determinazione di Manola Moslehi e la schiettezza di Ema Stokholma.

La camicia bianca con bustier nero: sartorialità e gioco di costruzioni
Il bianco entra in scena in modo interessante, non come semplice camicia “da ufficio” ma come base sartoriale su cui costruire un look più fashion. La camicia è portata sotto un bustier nero che crea una piccola baschina strutturata, abbinata a shorts neri e calze velate. È un outfit che gioca con il maschile e il femminile senza diventare caricatura: colletto e maniche impeccabili, sopra un capo che stringe e costruisce la figura.