Tutti conoscevano Brigitte Bardot, l’icona che ha infiammato gli schermi di tutto il mondo, scomparsa lo scorso 28 dicembre all’età di 91 anni. Pochi però conoscono la storia di Marie-Jeanne Bardot, detta Mijanou, quattro anni più giovane della celebre sorella maggiore.
Nonostante la presenza “ingombrante” della sorella abbia oscurato la sua carriera, Mijanou è riuscita a tracciare un proprio solco, fatto di cinema, eleganza discreta e, infine, una radicale scelta di normalità.
Mijanou Bardot, una vita all’ombra della sorella
Mentre Brigitte Bardot diventava il simbolo globale della sensualità e della “rivoluzione dei costumi”, nell’ombra (ma non troppo) cresceva una donna altrettanto affascinante, seppur con un’energia molto diversa: sua sorella minore, Mijanou, così chiamata amichevolmente in famiglia.
Nata a Parigi il 5 maggio 1938, quattro anni dopo la celebre sorella Brigitte. Con lei condivideva i tratti somatici raffinati, i capelli chiari e quell’eleganza parigina innata. Tuttavia, se Brigitte rappresentava la ribellione e l’erotismo dirompente, Mijanou incarnava una bellezza più composta e malinconica. La madre Anne-Marie Mucel le avviò presto alla danza classica, ricevendo un’educazione molto severa, dove le due sorelle troveranno modo di sostenersi a vicenda.
Negli anni ’50, tentò anche lei la strada del cinema, debuttando nel 1956 con il film Club di donne. Nonostante il cognome ingombrante le aprisse le porte dei casting, la condannava inevitabilmente al confronto costante. La critica dell’epoca la vedeva spesso come “la versione rassicurante” di Brigitte, un’etichetta che non le rendeva giustizia come artista indipendente.
Recitò in diverse pellicole tra la fine degli anni ’50 e i tardi anni ’60. Tra i suoi lavori più significativi ci sono La Collectionneuse (1967), diretto da Éric Rohmer, dove Mijanou offrì una prova recitativa apprezzata in un contesto di cinema d’autore più intellettuale; Una pallottola nel cuore (1966), dove recitò al fianco di Charles Aznavour; e Il sesso debole (1959), una commedia leggera tipica dell’epoca.
Nonostante il discreto successo, Mijanou non sembrò mai nutrire la stessa fame di palcoscenico della sorella. Il cinema per lei era un’opportunità, non un’ossessione. Alla richiesta di posare nuda per girare la scena del bagno del film Ramuntcho del 1959 si rifiutò. “Non mi metto in mostra. Chiedi a Brigitte di ‘raddoppiarmi’ per questa scena. Ama togliersi il reggiseno e lo farà con piacere. Ma io non sono B.B.”. Una dichiarazione che tanto diceva del suo carattere e della voglia di affrancarsi dalla sorella.
L’addio alle scene e la vita ritirata
Alla fine degli anni ’60, Mijanou prese una decisione drastica, quella di abbandonare il cinema. Si rese conto che la vita sotto i riflettori, con la costante pressione dei paparazzi che già tormentavano Brigitte, non faceva per lei.
Mentre Brigitte Bardot nel 1962 era già convolata a nozze per la seconda volta e aveva avuto un figlio da Jacques Charrier, in quello stesso anno lei si sposava con l’attore Patrick Bauchau, con il quale reciterà insieme nel film di Eric Rohmer La Collectionneuse.
Si trasferì negli Stati Uniti con il marito, con il quale ha avuto una figlia, Camille, figlioccia di BB e che ha presenziato ai funerali della zia al posto della madre, che non era presente per motivi di salute. Lontana dalle macchine da presa, Mijanou ha reinventato se stessa con successo nel mondo del design e dell’arredamento, fondando a Parigi il marchio Espace Loggia, specializzato in mobili salvaspazio e design d’interni.
Oggi, Mijanou vive una vita ritirata, lontano dalla mondanità. Il legame con Brigitte, nonostante le differenze caratteriali e le diverse scelte di vita, è rimasto solido nel tempo. Mentre Brigitte aveva scelto di restare a Saint-Tropez circondata dai suoi animali, Mijanou ha preferito la serenità di una vita privata costruita lontano dal mito del cognome che porta.
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