Zelig 30, le pagelle della seconda puntata: Geppi Cucciari, il duetto con Elio e le Storie Tese (9), Vanessa Incontrada flop (5)

Due ospiti esplosivi e un parterre di comici dalla risata assicurata: anche il secondo appuntamento di Zelig 30 scivola via senza intoppi

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Giorgia Sdei

Giornalista pubblicista, esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

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C’è qualcosa di rassicurante e insieme sorprendente nel modo in cui Zelig continua a festeggiare se stesso. Il secondo appuntamento con Zelig 30 su Canale 5 conferma la formula e dà uno sprint in più con due ospiti d’eccezione che, insieme, funzionano benissimo: Geppi Cucciari e gli Elio e le Storie Tese. Sul palco ancora Claudio Bisio e Vanessa Incontrada che, perfetti padroni di casa, non si limitano ad accogliere la sfilza di comici che si sussegue, ma incalzano, provocano, supportano (e sopportano). Anche questa volta Checco Zalone c’è, ma solo a parole: lo vedremo nel programma prima della fine delle puntate celebrative?

Geppi Cucciari emozionata, il duetto con Elio e le Storie Tese è super. Voto: 9

Geppi Cucciari torna sul palco di Zelig 30 da donna di successo ma con l’emozione di chi sa perfettamente da dove è partita. Lo dice subito, senza girarci troppo intorno, ricordando gli esordi da comica proprio a Milano, quando Zelig era ancora un luogo fisico prima che un marchio televisivo e lei muoveva i primi passi sul continente cercando di realizzare il sogno di quando era bambina.

Bisio la presenta scherzando come “amica di Mattarella, un po’ meno di Sangiuliano”, e il clima è subito quello giusto. Geppi raccoglie l’assist e ripercorre l’inizio della sua carriera al Localino, dove proprio grazie a Bisio nasce la monologhista Cucciari. Lo confessa lei stessa con il suo solito humor caustico: “Con Claudio al mio fianco ho capito che a volte la solitudine è sottovalutata”.

Ma oltre al monologo (che ormai è una certezza) a conquistarci definitivamente è il duetto con Elio e le Storie Tese – “la mia boyband preferita” – con la versione capovolta, attualizzata, di Cara ti amo, grande successo degli Elii. La canzone si presta perfettamente allo stravolgimento in chiave femminista e i due sono una potenza sul palco.

Loro tornano anche più tardi, da soli, con un numero che gioca tutto sull’assurdo as usual. In tre, aiutandosi con vecchie audiocassette, ripropongono una canzone in inglese del 1986 – con una spruzzata di francese – nata per cercare fortuna all’estero (no, non è arrivata). Il risultato è una parlata decisamente maccheronica, tradotta in tempo reale da Bisio e Incontrada con l’aiuto di balloon per il pubblico. Il finale “vira sul country”, con l’ironico sogno di conquistare anche l’America (ancora: no, non si è realizzato).

Paolo Migone, Giuseppe Giacobazzi, Leonardo Manera: una certezza. Voto: 7

Paolo Migone, Giuseppe Giacobazzi e Leonardo Manera salgono sul palco e fanno quello che sanno fare meglio da anni: rassicurare il pubblico con una comicità riconoscibile, l’usato sicuro della risata. Potremmo chiamarli il trio delle meraviglie di Zelig, di allora e di oggi, e non sbaglieremmo. Il primo porta di nuovo sul palco il suo occhio nero e storie di vita familiare in cui è impossibile non riconoscersi: il matrimonio vissuto tra un “già che ci sei” e l’altro, in cui l’uomo è un’entità semplice (lo dice Migone, non noi) e la donna una conclamata rompiscatole. Stereotipi? Sicuramente, ma non per questo non fanno ridere.

Leonardo Manera torna invece con il suo sketch di battaglia, l’uomo sotto ipnosi che fa “smascellare” dalle risate. “La mia è una vita depauperante, molto depauperante e ansiogena”, dice con la sua voce piatta e gli occhi sgranati, mentre il pubblico capisce subito dove si sta andando a parare e ride a prescindere.

Poi arriva Giuseppe Giacobazzi e ci parla di una piaga che in molti – specialmente i genitori – conoscono bene: le recite scolastiche e i saggi di fine anno. Due “premi”, due “ricompense” date ai genitori particolarmente bravi, che non hanno fatto mai mancare un giorno di scuola o di allenamento ai propri figli. La parlata romagnola amplifica lo scoramento e ci rende tutti partecipi di quel monologo così drammaticamente vero.

Vanessa Incontrada in rosso ma il beauty look è un flop. Voto: 5

Nella scorsa puntata l’avevamo elogiata non solo per la sua innata simpatia, che anche in questo secondo appuntamento con Zelig 30 ci contagia, ma pure per il look. Elegantissima, raffinata e sbarazzina come solo lei sa essere. Stavolta però qualcosa è andato storto per Vanessa Incontrada e ci dispiace dire che il risultato è un (mezzo) flop, assolutamente non alla sua altezza.

Se l’abito – uno slip dress rosso fuoco, perfetto nel giorno della scomparsa di Valentino – le scivola addosso leggero, è il trucco a boicottare l’insieme. Ombretto sulle tinte del rosso e blush si confondono e non valorizzano affatto lo sguardo e il volto in generale, somigliando più a una sfortunata congiuntivite e non un beauty look da prima serata. Peccato, davvero.

Le nuove generazioni che funzionano: Francesco Migliazza e Vincenzo Comunale. Voto: 7

È vero che le quattro serate previste del programma sono un revival dei tempi passati del comic show, ma oltre a un’operazione nostalgia su chi c’era agli inizi, Zelig 30 porta anche alla (ri)scoperta delle nuove generazioni di comici. Ragazzi che non troppo tempo fa hanno calcato quel palco per realizzare il sogno più difficile: far ridere le persone. Francesco Migliazza e Vincenzo Comunale ci riescono e sono una speranza per il futuro del “mestiere”.

Migliazza parte piano, in sordina, quasi non ci accorgiamo di lui e la colpa è anche della scaletta: difficile salire sul palco dopo Leonardo Manera. Poi però con la sua chitarra in mano e un discorso campato in aria su Sanremo ci arriva il suo nonsense come una stilettata. La canzone che inventa sul posto per cercare di accaparrarsi un posto all’Ariston si intitola Arrosticino-zukka-depauperante e non ha bisogno di spiegazioni.

Vincenzo Comunale, dal canto suo, arriva a fine puntata e strappa più di una risata con una comicità tutta partenopea che svela la capacità tutta italiana di fare complimenti insultando. Una comicità che trae ispirazione da Troisi (ovviamente) ma anche da Zelig stesso, con cui il comico condivide l’età: 30 anni. Ed è bello vedere come anche più recentemente il programma sia fucina di talenti.

James Tont e gli altri comici. Voto: 7

La serata si completa con una carrellata di comici che tengono alto il ritmo e confermano la varietà di Zelig. Simone Barbato è tra i più sorprendenti: uno dei primi a entrare in scena, mima oggetti e situazioni dal vivo – dalla siringa alla pallina della roulette russa (incredibile) – usando Claudio Bisio e Vanessa Incontrada come “supporti”. Un numero tecnico, preciso, che funziona e strappa applausi convinti e molti wow.

Fabrizio Fontana è un altro dei ritorni storici e il suo James Tont, quello che “le sa tutte” è un personaggio rodato, che non spiazza ma fa il suo ricordandoci le gag del passato. Antonio Ornano, invece, resta fedele a un copione fin troppo riconoscibile: la sensazione di déjà-vu quando parla della sua “crostatina” è forte e il risultato è meno incisivo. Ma nel complesso la puntata si porta a casa una sufficienza più che piena.