Da Woman Unknown di May el-Toukhy al potente Naza, passando per Possible Love di Lee Chang-dong e i premi a John Malkovich e Riccardo Scamarcio: il palmarès della Mostra del Cinema premia storie che parlano di donne, guerra, lavoro e libertà. E proprio due donne sono entrate nella storia di Venezia 83, ricevendo due dei riconoscimenti più prestigiosi di questa edizione.
I vincitori del Festival del Cinema di Venezia 2026, il Leone è donna: i premi a May el-Toukhy e Rachel Szor
Il Leone d’oro di Venezia quest’anno ha il volto di una donna. Anzi, di due: quello della regista danese di origini egiziane May el-Toukhy e della regista israeliana Rachel Szor. Woman Unknown, il film firmato dalla prima regista, ha conquistato il premio più importante dell’83esima Mostra del Cinema.
E non solo: Mathilde Arcel, protagonista del lungometraggio, è stata premiata con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Un doppio riconoscimento che acquista un significato particolare in un’edizione iniziata tra le polemiche per la scarsissima presenza di registe in concorso.
Ambientato nella Danimarca del secondo dopoguerra, Woman Unknown racconta la storia di Marie, una governante che sta per sposare il ricco vedovo per cui lavora. La promessa di una nuova vita viene però sconvolta dal ritorno di un passato scomodo: durante la guerra Marie ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Un segreto che, nel clima delle vendette contro le donne accusate di aver frequentato i nazisti, può distruggere tutto.
Sul palco la regista ha dedicato il Leone alla figlia adolescente, invitandola a trovare il coraggio di usare la propria voce contro la disumanizzazione. Mathilde Arcel, al suo primo ruolo da protagonista e al suo primo Festival, ha invece dedicato la Coppa Volpi alle donne che hanno vissuto sofferenze simili a quelle raccontate nel film.
Dall’altro lato c’è Naza, il documentario dei registi israeliani Rachel Szor e Yuval Abraham, premiato con il Premio speciale della giuria, diventato inevitabilmente uno dei casi cinematografici e politici della Mostra. Arrivato al Lido come uno dei film più politicamente sensibili del concorso, racconta la guerra a Gaza attraverso un lavoro d’inchiesta costruito anche sulle testimonianze di militari e ufficiali dell’intelligence israeliana.
La proiezione è stata accolta da una lunghissima standing ovation, con circa venticinque minuti di applausi, trasformando il film in uno dei momenti più intensi dell’edizione. Sul palco, Abraham e Szor hanno insistito sulla necessità di guardare una realtà che, secondo loro, viene troppo spesso rimossa o negata.
Gli altri vincitori
Ma Venezia 83 non ha parlato soltanto al femminile. Il palmarès sembra comporre, film dopo film, una fotografia inquieta del presente. Il Gran Premio della Giuria è andato a Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong. Al centro della storia ci sono due coppie sposate, un lavoratore licenziato e sua moglie e una documentarista con il marito, le cui vite si intrecciano durante la realizzazione di un film.
Il Leone d’argento per la regia è stato assegnato al russo dissidente Ilya Khrzhanovsky per Dau. La pellicola attraversa quattro decenni di storia sovietica: ispirata agli scienziati coinvolti nella costruzione della bomba atomica dell’Unione Sovietica, segue un brillante fisico di origine greca, interpretato da Teodor Currentzis, dal 1928 in poi. Nel ricevere il premio, il regista ha rivolto il pensiero agli ucraini che combattono per la propria libertà.
A completare il quadro, la Coppa Volpi maschile è andata a John Malkovich per Wild Horse Nine di Martin McDonagh, mentre Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher, ha conquistato il premio per la migliore sceneggiatura.
E l’Italia? È la grande assente dal palmarès principale. Cinque film in concorso e nessun premio, nonostante una selezione che aveva riportato al Lido anche Nanni Moretti dopo 37 anni. La consolazione arriva dalla sezione “Orizzonti”, dove Riccardo Scamarcio è stato premiato come miglior attore per I figli della scimmia, che ha conquistato anche il riconoscimento per la sceneggiatura. “Dedico questo premio a tutti i papà del mondo, anche al mio e a mia madre”, ha detto l’attore, che ha voluto condividere il riconoscimento “con un giovane attore al suo debutto, Andrea Aggio, che interpreta mio figlio nel film”.
Alla fine, più che una semplice classifica di vincitori, Venezia consegna una piccola mappa delle inquietudini contemporanee. Donne cancellate dalla storia, guerre che entrano nelle vite private, lavoro, potere, memoria e libertà: il cinema premiato al Lido quest’anno ha scelto di guardare fuori dallo schermo. E il Leone più importante è finito nelle mani di una regista che, proprio attraverso una “donna sconosciuta”, ha riportato al centro tutte quelle rimaste troppo a lungo invisibili.