Buona la prima, ma senza effetto sorpresa. Stasera a letto tardi ha debuttato in prima serata su Rai 2 con un’idea semplice: mettere i bambini al centro e lasciare che siano loro, con la loro logica spiazzante e disarmante, e soprattutto con la loro imprevedibilità e simpatia, a smontare il mondo degli adulti. In studio e nelle candid camera si alternano momenti dolcissimi, gag tutte da ridere e domande scomode agli ospiti della prima puntata, da Carlo Conti a Matilde Gioli, passando per il campione Mattia Furlani.
Il risultato è uno show che se da un lato sa di già visto – il richiamo al cult di Paolo Bonolis Chi ha incastrato Peter Pan? è più che evidente – ma che continua a funzionare perché quando parlano i bambini non c’è autore che tenga. I The Jackal, qui alla loro prima esperienza di conduzione tutti insieme, non ci hanno convinto del tutto ma è pur sempre la prima puntata: c’è tempo per confermare o smentire le prime impressioni.
Stasera a letto tardi o Chi ha incastrato Peter Pan? Déjà-vu. Voto: 6
Stasera a letto tardi prende il via su Rai 2 e fin dai primi minuti il meccanismo del nuovo programma dei The Jackal (Aurora Leone, Fabio Balsamo, Ciro Priello e Fru, alias Gianluca Colucci) è chiarissimo. Il format si basa sull’alternanza tra momenti in studio e candid camera, protagonisti indiscussi sono i bambini tra i 4 e i 10 anni mentre gli adulti sono messi all’angolo da domande dirette e osservazioni senza filtri che sono i più piccoli sanno fare.
Se vi suona familiare, non è un caso. L’ombra di Chi ha incastrato Peter Pan? di Paolo Bonolis è lunga e si sente tutta. Reboot o un’ispirazione dal sapore di copia? Non lo sappiamo, quello che sappiamo è che c’è la stessa idea di fondo: ribaltare i ruoli e lasciare che siano i più piccoli a dettare le regole del gioco.
Le candid camera sono i momenti più divertenti, quelli che coinvolgono di più. Qui i bambini – che non sanno di essere ripresi – vengono coinvolti in situazioni paradossali costruite dai padroni di casa: piccole missioni, racconti improbabili, scenari surreali che servono a testare la loro reazione. In studio, invece, arrivano le “missioni” ufficiali che, se superate, permettono di conquistare il simbolico “Patentino da adulto”. Un’idea simpatica, che gioca sull’eterna aspirazione dei bambini a fare “come i grandi”.
Per carità è tutto costruito a regola d’arte per intrattenere e divertire, però la sensazione di déjà-vu è davvero troppo forte e mina alla base l’intera puntata che fa fatica a decollare. Sarà che quello di Bonolis fu un vero e proprio cult, sarà che i The Jackal sono ancora acerbi in TV, fatto sta che l’esordio è faticoso e si merita un 6 politico.
The Jackal, più commentatori da divano che presentatori. Voto: 6
Anche qui, lo diciamo subito, diamo la sufficienza ma solo perché ci sono in programma altre puntate che possono “confermare o ribaltare la situazione” (cit.). La curiosità di vederli tutti insieme alla conduzione c’era ed era tanta, dopo averli assaporati singolarmente in più occasioni e su più media. I quattro componenti del gruppo social partenopeo più famoso d’Italia fanno il salto in prima serata per la prima volta in gruppo e si portano dietro il loro bagaglio di ironia. Ognuno, però, resta fedele al proprio personaggio ed è questo a incrinare un po’ il tutto.
Il problema è l’amalgama. Più che un corpo unico composto da quattro unità, sembrano quattro solisti che tentano di diventare (senza riuscirci) una cosa sola. Si alternano al microfono, le battute funzionicchiano ma ognuno di loro è fin troppo riconoscibile. Si percepisce la somma delle individualità, non una conduzione corale. E in un format che vive di ritmo e interazione, questa è una piccola zavorra. Insomma, funzionano alla grande quando commentano sul divano il Festival di Sanremo, ma per la TV hanno ancora strada da fare.
Menzione speciale per Fabio Balsamo, l’unico a emergere un po’ di più. Forse perché è il più imprevedibile, il meno etichettabile (e il suo cinghiale ci farà sempre ridere). Non sai mai se sta per fare una battuta surreale o una domanda serissima e questa ambiguità funziona.
Carlo Conti, relax post Sanremo. Voto: 7
Primo ospite della serata è un Carlo Conti visibilmente più rilassato dopo una settimana di fuoco come quella di Sanremo 2026. Lui che ha gestito ben 5 edizioni del Festival, tra imprevisti e colpi di scena, polemiche e ospiti importanti, ora viene messo in crisi dalle domande dei bambini in studio. Bellissimo. Seduto sul divanetto di Rai 2 il presentatore si lascia inondare con piacere dai quesiti dei piccoli che gli chiedono tutto e di più.

Lui sta al gioco, risponde, si diverte tantissimo (e si vede) e in generale si lascia finalmente andare a un po’ di meritato relax. Mentre sullo schermo si ripassano i momenti salienti della scorsa settimana lui si gode il suo momento di gloria osannato dai bimbi: cosa volere di più dalla vita?
I bambini rubano la scena: irresistibili. Voto: 9
Lo abbiamo detto più volte: sono loro i protagonisti. E si vede. Se il programma funziona il merito è (quasi) tutto loro. Se il programma funziona davvero, il merito è quasi tutto loro. I bambini sono il vero motore di Stasera a letto tardi e spesso sono anche più brillanti degli adulti che hanno davanti. Le loro domande agli ospiti spiazzano anche la meravigliosa Matilde Gioli – che sa gestirli alla grande – e il campione Mattia Furlani perché arrivano dritte al punto e senza alcun filtro. Ed è proprio questo il bello.
Tra chi lancia urla disumane come Tommaso (4 anni di puro caos) a chi si finge “gemella ma non troppo” pur di conquistare un posto nel programma. Tra chi, come Gabriele tenta di non far rottamare il robot-Ciro, chi si improvvisa segretaria di Fru e chi dice le migliori bugie del mondo…i bambini sono incredibili ognuno a modo loro. E ci dimostrano quanto è bello regredire ogni tanto e lasciarci andare a un po’ di sana follia. Geniali, commuoventi, intelligentissimi e teneri ma soprattutto veri. La loro naturalezza è una boccata d’aria fresca e le (tante) grida in studio creano la giusta confusione. Promossi a pienissimi voti.