Colesterolo alto nella donna, perché le cure vanno seguite con attenzione

Il 22 aprile 2021 ricorre la Giornata Nazionale della Salute della Donna, dedicata alla prevenzione e alla cura delle principali patologie femminili, tra cui la ipercolesterolemia.

Quando si pensa alle malattie cardiovascolari, il pensiero corre subito alla protezione che gli ormoni estrogeni offrono alla donna. Si pensa sempre che l’uomo sia a rischio e la donna no, visto che esiste questa sorta di “ombrello” ormonale destinato a proteggere da tutte le intemperie che possono verificarsi a carico delle arterie. Purtroppo la protezione ormonale tende a calare con il tempo e, con il termine della vita fertile, progressivamente il rischio cardiovascolare femminile si avvicina a quello maschile. Per questo i fattori di rischio come l’eccesso di colesterolo, vanno tenuti sotto controllo. E non si debbono mai dimenticare le terapie indicate dal medico qualora necessarie. Con le “vacanze” terapeutiche, infatti, mettiamo a rischio la nostra salute. Come comportarsi quindi? E quali possono essere gli strumenti per aumentare l’aderenza alle cure, fondamentale nella prevenzione dell’infarto e non solo? Ecco i consigli di Livia Pisciotta, Professore Associato di Scienze Dietetiche dell’Università di Genova, esperta in Lipidologia, e referente del Centro Dislipidemie familiari del Policlinico San Martino.

Quanto “pesa” il colesterolo sulla salute femminile?

“I dati italiani raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità nel periodo 2008-2012 evidenziano che circa una persona su tre ha una colesterolemia totale sopra a 240 mg/dl (milligrammi per decilitro), più precisamente il 34.5% degli uomini e il 36.5% delle donne” spiega l’esperta. Se consideriamo valori di colesterolo totale sopra a 200 mg/dl, questa situazione si riscontra in più della metà delle persone, ovvero nel 65% degli uomini e nel 67% delle donne.  Nelle donne la colesterolemia tende ad alzarsi nel periodo della menopausa: il valore medio di colesterolo totale è aumentato nel decennio 2002-2012 passando da 219 a 226 mg/dl, e ciò si è riflesso sulla prevalenza di ipercolesterolemia, salita dal 36% al 51%”. Insomma: la menopausa diventa una sorta di “spartiacque” per il gentil sesso, che non va assolutamente sottovalutato. “Proprio così” riprende la Pisciotta. “Una donna ipercolesterolemica, a parità di livelli di colesterolo, durante l’età fertile ha un rischio inferiore rispetto ad un uomo di andare incontro ad un evento cardiovascolare. Tuttavia, si è osservato che gli eventi cardiovascolari delle donne, pur essendo numericamente meno, sono clinicamente più gravi. In questo gioca un ruolo la presentazione clinica spesso atipica che porta le donne a trascurare i sintomi ed arrivare tardivamente alla cura. Dalla menopausa in poi il rischio cardiovascolare nelle donne aumenta significativamente fino a superare il rischio dei maschi dopo 10-15 anni”. Anche per questo motivo, tenere sotto controllo il colesterolo deve diventare un obiettivo fondamentale nel percorso di salute femminile.

Aderenza terapeutica, obiettivo possibile se la dieta non basta

Per fortuna, qualche buona notizia c’è. Lo stato del controllo dell’ipercolesterolemia nelle donne è recentemente migliorato: le donne adeguatamente trattate sono passate dal 15,3% al 30,2% del totale delle ipercolesterolemiche. “Ma su questo fronte l’aderenza alle cure riveste un ruolo di primaria importanza nella riduzione del rischio in quanto gli studi di intervento mettono in evidenza benefici significativi a lungo termine e i dati epidemiologici dimostrano che chi interrompe le cure perde il beneficio della terapia” riprende la Pisciotta. “Le donne tendono ad essere meno aderenti degli uomini ai trattamenti ipolipemizzanti, i motivi non sono chiari e sono molteplici: tuttavia si ipotizza che le donne siano più portate a sottovalutare il proprio livello di rischio, a pensare di controllare il proprio rischio con la sola dieta e che siano più attente agli aspetti relazionali con il proprio medico di cui talvolta risultano insoddisfatte, non trovando risposte adeguate ai propri timori legati alle terapie. La depressione è un altro fattore che può influenzare l’aderenza. Un altro fattore che gioca un ruolo nell’aderenza è la presenza di multipli fattori di rischio che possono rendere necessaria una polifarmacoterapia.  In questo senso le terapie di combinazione contribuiscono sensibilmente ad aumentare i tassi di aderenza perché riducono il numero di assunzioni giornaliere e in genere sono più efficaci, permettendo il massimo del risultato con il minimo sforzo. Questo può avere anche un buon impatto a livello psicologico”. Raccomandazioni finali: se avete il colesterolo alto, portate avanti senza timori un percorso di terapia ipolipemizzante affidandosi al proprio medico che oggi dispone di terapie sicure ed efficaci senza particolari limitazioni d’uso. “Il medico, in base al rischio globale, stabilisce gli obiettivi terapeutici e personalizza la cura, anche in caso di eventuali intolleranze” conclude la Pisciotta. “La maggior parte delle donne può beneficiare pienamente del primo livello di cura e, in caso di necessità, esistono anche terapie di secondo e terzo livello, alcune prescrivibili solo dagli specialisti e riservate a casi a rischio molto elevato, che permettono di raggiungere gli obiettivi di colesterolemia tali da garantire una reale protezione cardiovascolare. Sempre ricordando che un corretto stile di vita è raccomandato sempre per tutti ma non sempre permette di raggiungere gli obiettivi di colesterolemia adeguati al rischio”.

Per informazioni visita il sito https://www.alcuoredelladerenza.it/

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