Pelle secca in inverno, come nasce e come proteggersi

Cosa fare in caso di secchezza della pelle. E quando può essere sintomo di queste malattie

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Tutto inizia in modo quasi impercettibile. Piccoli arrossamenti, screpolature, taglietti fastidiosi. In Inverno, si sa, la pelle è più sensibile agli agenti esterni. Ma occorre prestare attenzione alla pelle secca, perché l’epidermide che soffre può essere un segno di altri problemi, in particolare per chi lavora a casa ed entra in contatto con elementi chimici nascosti in detersivi e deodoranti.

In questi casi, infatti, desquamazioni e leggere “fissurazioni” dell’epidermide, più fastidiose che pericolose, possono manifestarsi nelle dita a contatto con queste sostanze. Per questo non bisogna sottovalutare il quadro e ricordarsi di parlane con chi ci segue, per risolvere alla base il problema.

Attenzione alle abitudini

Per chi deve fare i conti con la pelle secca l’elenco dei potenziali nemici è lungo, anche se conta molto la predisposizione a manifestare situazioni di questo tipo. Pensate che ci sono persone che possono avere fastidi in caso di frequenti bagni e docce con acqua calda ed uso di saponi aggressivi, saponi antisettici e shampoo sgrassanti. Per chi è particolarmente sensibile, poi, i fastidi possono essere acuiti dagli indumenti in fibra sintetica.

Qualche tempo fa gli specialisti dell’ACAAI (American College of Allergy, Asthma and Immunology) hanno segnalato come, sul fronte dell’igiene, sarebbe meglio evitare se si è sensibili saponi particolarmente profumati e ricchi di composti chimici. In rari casi basterebbe lavarsi qualche volta con questi detergenti eccessivamente profumati per scatenare in chi è particolarmente soggetto alla loro azione fastidiosi disturbi cutanei.

Ma anche senza entrare in bagno, i nemici possono essere moltissimi, ovviamente per chi ha una predisposizione genetica che dà il là ai fenomeni. Si va dai metalli agli alimenti, per arrivare fino a muffe e forfore di animali e addirittura i farmaci.

Pensate solo che in alcuni casi i diuretici assunti per abbassare la pressione arteriosa possono avere come effetto collaterale l’insorgenza del disturbo cutaneo.

Allo stesso modo, la pelle secca può anche essere uno dei segni di malattie che interessano altri organi, come ad esempio l’insufficienza renale o i disordini della tiroide, o patologie della pelle, come la psoriasi oppure la dermatite atopica. Quest’ultima situazione, oggi, interessa quasi un bambino su dieci e il tre per cento degli adulti.

I consigli se il fastidio è occasionale

Recentemente Assosalute ha presentato una serie di indicazioni utili per contrastare arrossamenti e prurito legati a secchezza, ruvidezza e screpolatura della pelle.

In primo luogo occorre prestare attenzione a freddo e sbalzi di temperatura. Soprattutto in montagna, le temperature sottozero in alta quota unite al vento e all’esposizione prolungata al sole, nel caso in cui si pratichino sport sulla neve, possono rappresentare insidie, oltre che per gli occhi, per la pelle del viso, soggetta anche a vere e proprie scottature.

Non dimentichiamo l’effetto “mascherina” e il rischio di maskne, ovvero di acne legata all’uso di questo fondamentale dispositivo di protezione. Se, da una parte, come raccomandano gli esperti, la mascherina rappresenta uno degli strumenti principali di difesa e prevenzione contro il Sars-CoV-2, essa è anche una sorta di utile barriera per difenderci dalle basse temperature e dallo smog.

Tuttavia, la mascherina non lascia respirare al meglio la pelle e questo può avere conseguenze negative per chi ha un derma del viso particolarmente sensibile, provocando secchezza cutanea ma anche dermatite o acne.

È bene ricordare che oltre al viso e alle labbra, sono le mani le parti più esposte del corpo in questa stagione e sono spesso trascurate: oltre alle screpolature e a piccoli tagli derivanti dalla secchezza eccessiva della pelle, il freddo può anche avere delle ripercussioni sulla circolazione sanguigna, portando le mani a cambiare totalità, dal bianco a colorazioni più bluastre.

Proprio il clima molto rigido, soprattutto in montagna, può favorire la comparsa sulle estremità – le mani ma anche i piedi, a volte le orecchie o il naso – dei cosiddetti geloni, arrossamenti pruriginosi che tendono a generarsi proprio in seguito a un repentino riscaldamento dopo l’esposizione a temperature molto basse.

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