Allergie alimentari, come comportarsi se si pranza fuori

Quali sono le differenze tra allergia e intolleranza alimentare, quali sono i rischi e come comportarsi se si mangia fuori casa

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Basta poco. Pochissimo. Per chi è sensibilizzato, anche un alimento “nascosto” durante la preparazione di un piatto o che magari è solo entrato in contatto con una ricetta apparentemente “pulita”, può rappresentare un rischio per la salute, dando luogo a crisi allergiche più o meno significative. Occorre ovviamente fare la diagnosi, che deve essere effettuata con test mirati, e poi occorre tenere lontani i potenziali cibi a rischio. anche se si mangia fuori casa.

Al Congresso della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC è stato presentato in questo senso il progetto ‘Per Federica’ di SIAAIC in partnership con Eni: a partire da gennaio 2022 gli esperti SIAAIC terranno corsi di formazione online gratuiti e dedicati ai professionisti della ristorazione, che in 4 ore insegneranno come preparare i cibi in maniera sicura per gli allergici, come riconoscere i segni di una reazione allergica, come intervenire in caso di shock anafilattico. Al termine del corso i partecipanti riceveranno la certificazione bollino arancione ‘Qui Mangi Sicuro!’ .

Allergia o intolleranza?

Prima di tutto bisogna capire se si tratta davvero di allergia alimentare e non piuttosto di un’intolleranza, che può dare fastidi simili, soprattutto a carico dell’apparato digerente. Alcune proteine contenute nei cibi che fanno parte della nostra alimentazione abituale, o anche consumati solo occasionalmente, possono provocare, in soggetti predisposti, una reazione allergica. La reazione si scatena entro pochi minuti (da 2-3 a 30-120) dall’assunzione di uno o più alimenti.

L’allergia alimentare è più frequente nei primi anni di vita, ed è legata soprattutto a latte e uovo; interessa fino al 5  per cento dei bambini, ma fortunatamente la grande maggioranza, all’età di 5-6 anni, ridiventa tollerante verso questi alimenti.

Al contrario, l’intolleranza alimentare provoca sintomi spesso simili a quelli delle allergie, che non sono però dovuti alla reazione  del sistema immunitario, e variano in relazione   alla quantità ingerita  dell’alimento non tollerato. Sotto accusa, in questo caso, è soprattutto il latte. Tutto nasce dall’incapacità di digerire il lattosio, problema che si manifesta tanto nei più piccoli che negli adulti Di recente è stata scoperta la sindrome sistemica da nichel; questa sostanza, presente soprattutto nei vegetali, oltre a dare allergia da contatto può dare meteorismo e problemi addominali.
In tutti i casi, ciò che conta è scoprire al più presto la natura dell’allergia o dell’eventuale intolleranza.  E non è sempre semplice.

La diagnosi è immediata solo quando compaiono sintomi severi che portano ad un controllo urgente dopo l’ingestione di un alimento. Ma basta che la reazione sia ritardata o i sintomi variabili, perché riconoscere l’origine dei problemi diventi estremamente difficile. I test, in questo caso, ci sono e sono efficaci. A  partire dal prick-test, che si fa sulla pelle dell’avambraccio e mette direttamente in contatto le difese “sbagliate” con la sostanze potenzialmente allergizzanti grazie ad una “graffiata” che fa entrare l’estratto di allergene direttamente sotto la pelle. La reazione, in questo caso è rapidissima e dopo pochi minuti se la pelle si arrossa si può sospettare l’alimento “colpevole”.

Con il patch test l’estratto allergenico dell’alimento viene invece appoggiato sulla pelle sana e ci rimane per 48 ore: se compare un arrossamento, significa che esiste una risposta anomala nei confronti di quel cibo.  Con un prelievo di sangue, che deve essere fatto in laboratorio, si può invece effettuare la determinazione delle IgE specifiche, ovvero delle immunoglobuline che “sbagliando” reagiscono nei confronti di un alimento in caso di allergia.

Attenzione fuori casa

“Consumare un pasto fuori casa può costituire un grosso rischio per gli italiani con allergie alimentari: si tratta di circa 500.000 bambini e 2 milioni di adulti che, se ingeriscono un allergene ‘proibito’ anche in minime quantità, possono andare incontro a una reazione grave fino allo shock anafilattico, che si manifesta all’improvviso e può portare al decesso per collasso cardiocircolatorio e crisi respiratoria – spiega Gianenrico Senna, presidente SIAAIC.

Questo è ciò che è accaduto a Federica, la ragazza che dà il nome al progetto realizzato con Eni: quanto successo ha toccato da vicino chi lavora in azienda e per questo è nata l’iniziativa, che ha lo scopo di diffondere conoscenze indispensabili per consentire agli allergici di poter consumare cibo e bevande fuori casa con più tranquillità, potendo contare su professionisti della ristorazione informati e formati sul tema delle allergie alimentari.

I corsi gratuiti, che saranno svolti da personale esperto di SIAAIC a partire da gennaio 2022 in modalità online della durata di 4 ore, forniranno le conoscenze indispensabili per preparare pasti sicuri ma anche per riconoscere le allergie e intervenire attivando le procedure corrette in caso di emergenza: molte reazioni anafilattiche possono essere risolte grazie ad un intervento tempestivo e adeguato, perciò diffondere quanto più possibile le conoscenze e gli strumenti per gestirle può salvare la vita ai pazienti”.

Al termine del corso i partecipanti sosterranno un test e, se lo supereranno, otterranno la certificazione bollino arancione ‘Qui Mangi Sicuro!’, che attesta la presenza di personale formato per affrontare le allergie tra gli addetti al pubblico.

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