All’inizio del regno Carlo III è stato considerato un sovrano di transizione. Tre anni dopo l’incoronazione, però, sembra aver trovato un equilibrio, soprattutto sul piano internazionale.
Secondo gli ultimi sondaggi di YouGov, oltre il 60% dei britannici ritiene oggi che il Re stia svolgendo bene il proprio ruolo. Un dato significativo, soprattutto considerando le difficoltà attraversate dalla monarchia negli ultimi anni, tra la malattia del sovrano e della nuora Kate, le tensioni con Harry e Meghan e il peso ancora ingombrante dell’affaire Andrea, coinvolto nel caso Epstein.
E proprio il recente viaggio negli Stati Uniti sembra aver contribuito a rafforzare questa percezione. A marzo quasi metà degli intervistati si dichiarava contraria alla visita ufficiale. Dopo il viaggio, invece, la larga maggioranza dei britannici ha promosso la gestione diplomatica del Re.
Indice
Il successo della visita negli Stati Uniti
La visita di Stato ha attirato l’attenzione della stampa internazionale, che ha applaudito trasversalmente il sovrano, tra monarchici e repubblicani. In molti hanno visto in Carlo III il degno erede diplomatico di Elisabetta II.
Per anni Carlo III è stato considerato un Principe di Galles troppo presente nel dibattito pubblico, sempre pronto a dire la propria opinione su argomenti quali ambiente, architettura e sostenibilità. Caratteristiche che all’inizio del regno sembravano quasi un limite e che oggi, invece, sono la sua forza.
Il soft power della monarchia
Negli ultimi mesi il sovrano ha intensificato il proprio ruolo internazionale, trasformando la monarchia, sempre di più, in uno strumento di soft power in una fase particolarmente complessa per gli equilibri mondiali. Un aspetto emerso chiaramente proprio durante la visita negli Stati Uniti, tra incontri istituzionali, rapporti con il Presidente Donald Trump e il tentativo di mantenere saldo quel legame speciale tra Londra e Washington che la Corona britannica continua a rappresentare simbolicamente.

I viaggi di Stato
Non è un caso che alcuni dei momenti più solidi del regno di Carlo III siano arrivati proprio all’estero. Nel marzo 2023 il Sovrano ha scelto la Germania per il suo primo viaggio di Stato, diventando il primo monarca britannico a parlare al Bundestag, il Parlamento tedesco. Pochi mesi dopo, la visita in Francia con la Regina Camilla ha assunto un forte valore simbolico anche per i rapporti tra Londra e Parigi dopo la Brexit, tra la cena di Stato a Versailles e l’intesa mostrata con il Presidente Emmanuel Macron.
Carlo III e l’Italia
La visita dell’anno scorso in Italia è stata letta come uno dei viaggi più riusciti del suo regno. Tra Roma e Ravenna, Carlo III ha riportato al centro temi da sempre legati alla sua figura, come ambiente, sostenibilità e patrimonio culturale. Il discorso pronunciato a Montecitorio ha ricevuto ampio spazio sulla stampa di tutto il mondo.

Nello stesso anno, ancora più simbolica è stata la visita in Canada, arrivata dopo mesi di tensioni con Donald Trump. Durante l’apertura del Parlamento canadese, Carlo ha definito il Paese “forte e libero”, una frase interpretata da molti osservatori come un messaggio diplomatico preciso in difesa della sovranità canadese.
Il Re e le religioni
Un ruolo importante in questi tre anni di regno lo ha avuto il dialogo interreligioso, da sempre centrale nella visione del Sovrano. Carlo III ha più volte mostrato apertura verso tutte le fedi religiose, prendendo progressivamente le distanze da un’immagine più rigida e tradizionale della monarchia britannica.
L’incontro con Papa Francesco è stato letto proprio in questa chiave. Durante il ritorno in Vaticano dopo l’elezione del nuovo Papa, Leone XIV, Carlo III ha preso parte a un momento di preghiera comune considerato storico, il primo tra un sovrano britannico e un Pontefice. Il rapporto costruito da Carlo III con la Santa Sede rappresenta uno degli aspetti più moderni e simbolici del suo regno, soprattutto per un sovrano che resta formalmente capo della Chiesa anglicana.

Carlo III e il Commonwealth
Anche il Commonwealth continua ad avere un peso centrale nel suo regno. Dopo la morte di Elisabetta II, in molti avevano ipotizzato un progressivo indebolimento dell’organizzazione, soprattutto nei Paesi caraibici dove il movimento repubblicano è sempre molto forte. Carlo, però, ha cercato di mantenere centrale il dialogo con i vari Stati membri, puntando soprattutto sulla diplomazia culturale e sui suoi “cari” temi ambientali.
I problemi della famiglia reale
Se sul piano internazionale il sovrano sembra aver trovato una propria dimensione, la situazione all’interno della famiglia reale continua invece a essere più complessa. Il caso di Andrea Mountbatten-Windsor resta infatti una delle ombre più pesanti di questi anni di regno.
A differenza di Elisabetta II, che aveva affrontato la situazione con maggiore cautela, Carlo ha scelto una linea molto più rigida, riducendo progressivamente spazio pubblico, privilegi e presenza istituzionale del fratello, fino alla decisione più forte: privarlo anche del titolo di principe, che aveva fin dalla nascita.
Una scelta che molti hanno apprezzato e interpretato come il simbolo della monarchia che il Re vuole costruire, più trasparente e soprattutto più attenta alla reputazione pubblica della Corona. Anche per questo Carlo ha continuato a puntare su un gruppo ristretto di working royals, membri della famiglia reale che lavorano per la Corona, con William e Kate sempre più centrali accanto a lui e alla Regina Camilla.

La malattia del Sovrano
Sul piano personale la malattia ha inevitabilmente cambiato anche la percezione pubblica del sovrano. Quando Buckingham Palace ha annunciato all’inizio del 2024 la diagnosi di cancro del Re, molti hanno temuto che il regno di Carlo III potesse entrare subito in difficoltà. Invece, proprio quel momento ha contribuito a rafforzare il legame tra il monarca e l’opinione pubblica.
A differenza delle generazioni precedenti, Carlo ha scelto una comunicazione molto più aperta sulle proprie condizioni di salute. Durante il periodo più delicato delle cure, il sovrano non ha mai smesso di portare avanti i propri doveri istituzionali, continuando, per quanto possibile, gli incontri settimanali con il Primo Ministro e mantenendo il controllo degli affari di Stato.
Nei mesi della diagnosi e delle prime cure, il volto della monarchia è apparso più umano ma anche più fragile. Le immagini del Re visibilmente provato, ma determinato a tornare gradualmente agli impegni pubblici, hanno contribuito a creare una vicinanza diversa rispetto al passato. Un cambiamento importante per una famiglia reale che per decenni aveva costruito gran parte della forza proprio sul celebre motto non scritto “never complain, never explain”, mai lamentarsi e mai dare spiegazioni.
La certezza di Carlo III: la Regina Camilla
Accanto a Carlo, ancora una volta, c’è stata soprattutto la Regina Camilla. Negli ultimi anni la consorte ha assunto un ruolo sempre più centrale all’interno della monarchia, accompagnando il marito nei momenti più difficili e sostituendosi a lui quando era impossibilitato a prendere parte ad impegni ufficiali importanti.
Se durante gli anni di Elisabetta II Camilla continuava a essere vista da una parte dell’opinione pubblica come un personaggio divisivo, oggi appare ormai come la figura di riferimento del Sovrano, la sua roccia ed è apprezzato il suo instancabile lavoro per la Corona.
Il Futuro della monarchia, William e Kate
Anche William e Kate hanno assunto un peso sempre maggiore in questi tre anni di regno. Nonostante la malattia della Principessa del Galles abbia rallentato la presenza pubblica della coppia, i Principi restano il volto più popolare e rassicurante della nuova monarchia britannica. I sondaggi continuano infatti a premiare soprattutto loro, considerati il futuro della Corona.

Sul piano simbolico, Carlo III ha cercato in questi anni di dare l’immagine di una monarchia più moderna e meno distante. Emblematica, in questo senso, è stata la decisione di dismettere il Royal Train, il treno reale utilizzato dalla Royal Family da oltre 180 anni, considerato ormai troppo costoso e poco compatibile con l’idea di una Corona più attenta alle spese e alla sostenibilità.
Una scelta che racconta bene il tipo di monarchia che Carlo sembra voler costruire, meno sfarzosa, più pragmatica e inevitabilmente diversa, soprattutto per cambio generazionale, da quella costruita da Elisabetta II durante i suoi settant’anni di regno.