Re Carlo non può fare più nulla: le accuse di razzismo travolgono Buckingham Palace

Una donna di colore a capo di una organizzazione umanitaria è stata aggredita verbalmente da una dama di compagnia, che l'accusava di non essere inglese

Buckingham Palace travolta da nuove accuse di razzismo, e Re Carlo, ormai, non sa più come correre ai ripari. Se nelle scorse settimane erano tornati a far tremare il Palazzo Harry e Meghan Markle, che riceveranno un premio per il coraggio di aver raccontato le discriminazioni nella Famiglia Reale, questa volta è una donna di colore, a capo di una organizzazione umanitaria, a denunciare un caso di razzismo a Corte. Colpevole di alcune frasi, condannate da Palazzo come inaccettabili, una ex dama di compagnia della Regin Elisabetta, anche madrina del Principe William. Insomma, i Sussex hanno scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, rimasto sigillato troppo a lungo.

Razzismo a Buckingham Palace: chi è la colpevole

Si chiama Lady Susan Hussey, ha 83 anni, è una nobildonna, e dama di compagnia, fino allo scorso settembre, della Regina Elisabetta: è lei la responsabile delle frasi discriminatorie denunciate da Ngozi Fulani, direttrice di Sistah Space, un’ organizzazione umanitaria inglese, nata per combattere gli abusi domestici e sessuali subiti da donne di origine africana.

La donna, che nella giornata del 29 novembre si trovava a Buckingham Palace per un evento, ha subito un vero e proprio interrogatorio dalla ex dama della Regina, con domande tutte incentrate sulle sue origini. La Fulani, nata e cresciuta nel Regno Unito, è stata sottoposta a una serie di domande a raffica, inquanto, Lady Hussey, continuava a sostenere che fosse africana e non inglese.

“Mi è stato chiesto con insistenza da dove arrivassi – ha spiegato la donna – Non credeva al fatto che fossi cittadina inglese dalla nascita, mi continuava a chiedere quando fossi arrivata nel paese e da quale parte dell’Africa”. Non solo, la nobildonna si sarebbe anche spazientita, insinuando che Ngozi Fulani non volesse ammettere le sue origini a suo dire “caraibiche”.

Un gesto di razzismo vero e proprio, oltre che profonda maleducazione: Lady Hussey ha anche spostato in maniera sgarbata i capelli della sua interlocutrice per leggere il nome sulla targhetta, invece di chiederlo. Un racconto che ha lasciato tutti senza parole, specie a pochi giorni dalla decisione di Re Carlo di mantenere lei e altre dame di compagnia a Buckingham Palace, contro il parere di Camilla. Se il Sovrano avesse ascoltato il consiglio di sua moglie, questa volta certamente le cose sarebbero andate diversamente.

La reazione della Famiglia Reale alle accuse di razzismo

Quelli di Lady Hussey sono stati commenti inaccettabili e decisamente spiacevoli – ha dichiarato il portavoce di Buckingham Palace – Abbiamo aperto un’indagine su questo caso, che stiamo prendendo in seria considerazione. Per noi la diversità e l’inclusività sono questioni fondamentali”.

Nessun riferimento al razzismo, il che ha deluso molti inglesi, che non la sentono come una condanna piena dell’accaduto. Diversamente da quanto fatto dal portavoce del Principe William, figlioccio della dama: “Il razzismo non ha posto nella nostra famiglia e non è accettabile nella nostra società”.

Eppure, proprio nei prossimi giorni, il Principe Harry e Meghan Markle verranno premiati da Kerry Kennedy, per il coraggio di aver parlato del razzismo all’interno della Famiglia Reale. Sono stati loro a scoperchiare un mondo fino ad oggi mai esplicitato, quello delle discriminazioni all’interno della royal family inglese: dalle domande sul colore della pelle di Archie, alla spilla con la testa di moro, dalle accuse di colonialismo nei paesi del Commonwealth fino all’ultima scandalosa vicenda di ieri.

Re Carlo, in tutto ciò, non si esprime oltre le poche parole dettate al portavoce di Palazzo, e mentre Lady Susan Hussey si è dimessa con effetto immediato, tra le mura reali qualcuno cerca ancora di trovarle giustificazioni, parlando di età e di un’altra generazione. Questo è il momento per il Sovrano di far sentire la propria voce, o di iniziare a cadere irrimediabilmente nell’oblio, insieme a tutte le antiche e antiquate istituzioni che rappresenta.