C’era una volta Marlon Brando: la star diventata leggenda

Bello, affascinante, tenebroso, fragile e ribelle: ecco chi era Marlon Brando, una delle più grandi star della storia del cinema mondiale

Raccontare la storia di un divo che ha saputo diventare leggenda in poche parole è un’impresa assai ardua. Inesauribili sono i rimandi alla sua persona, all’attore, all’uomo davanti alla macchina da presa. Il cattivo ragazzo di Hollywood, ma anche quello bello, affascinante, tenebroso e ribelle, nonché uno delle più grandi star della storia del cinema secondo l’American Film Institute.

Ecco chi era Marlon Brando, un uomo che sin da bambino ha scoperto che il lieto fine delle favole non era reale. Sono i suoi genitori a metterlo davanti alla realtà nuda e cruda, o meglio suo padre che si allontana da casa e trascura la famiglia per frequentare bordelli e night club.

Dopo il divorzio dei suoi genitori va a vivere con sua madre e con le sorelle a Santa Ana, in California. Ma non c’è pace per quel bambino fragile e insicuro che attacca per non difendere, che distrugge le relazioni e i rapporti prima ancora di costruirli.
Cresce così Marlon Brando, tra litigi e ribellioni che gli costano l’esclusione dal liceo e dall’accademia militare. Ma un’alternativa lui la ha, ed è bellissima. Dopo essersi trasferito a New York inizia a studiare recitazione inseguendo il sogno di diventare attore.

«Gli Oscar sono parte della malattia americana per cui si deve pensare in termini di vincitori e perdenti, bravi e cattivi, migliori e peggiori… A me non piace pensarla così. Ciascuno ha il suo merito, a modo suo, e non mi piace pensare chi è il migliore. Voglio dire, che senso ha?»

Sui palchi dei teatri di Broadway mette in scena tutto il suo talento, ma dovremo attendere il 1950 per l’esordio cinematografico con il film Il mio corpo ti appartiene di Fred Zinnemann. Brando si fa notare da subito, lo fa perché entra nelle parti dei suoi personaggi non solo con la preparazione mentale, ma anche quella fisica. Una connotazione la sua che segna una vera e propria rivoluzione nelle tecniche della recitazione: è il primo e più grande interprete del Metodo Stanislavskij .

Con il film Un tram che si chiama Desiderio Marlon Brando conquista Broadway ma quello è solo il trampolino di lancio per il grande sogno, quello che lo conduce direttamente a Hollywood. Con Fronte del porto nel 1954 l’attore riceve ben otto premi Oscar, la sua fama è alle stelle e tutti i registi lo vogliono. Ma lui non vuole tutti, rifiuta di lavorare con Roberto Rossellini perché lo trova arrogante.

Ma la recitazione non è il suo unico scopo della vita, Brano è anche un’attivista. Sostiene molte cause tra le quali quella del movimento afroamericano che lo spinge a partecipare alla marcia su Washington nel 1963.

Dall’essere considerato l’uomo più di successo di Hollywood, anche a seguito del suo esordio alla regia, all’essere emarginato il passo è breve. Marlon Brando critica il sistema, lo considera vuoto, così come vuota è la professione dell’attore e di conseguenza nessuno vuole lavorare più con quell’uomo ribelle. Ma non si allontana del tutto dai riflettori.

Dopo alcune pellicole fallimentari degli anni ’60, torna a calcare le scene nel decennio successivo. È un Brano diverso, dicono, è maturo e calibrato, sicuramente più equilibrato. Sono quelli gli anni di film indimenticabili come Il Padrino e Ultimo tango a Parigi.
Tuttavia, proprio quei film, sembrano rappresentare l’ultima luce della stella più luminosa di Hollywood. A cavallo tra gli anni ’90 e 2000 Marlon Brando appare trascurato e stanco e sceglie di ritirarsi nella sua villa a Mulholland Drive. A seguito di una crisi respiratoria, l’attori si spegne il 1 luglio nel 2004. Le sue ceneri, per sua volontà, sono state disperse a Tahiti e nella Valle della Morte.

«Nella vita, il rimorso è inutile. Appartiene al passato. Tutto quello che abbiamo è l’oggi».