Ho distrutto tutto ciò che ho costruito, ancora

Lo faccio perché ho paura. Perché quando ero solo una bambina ho imparato presto che le cose belle non sono destinate a restare. E allora le distruggo

La verità, vi dico, è che ho creduto fermamente più volte, nel corso della mia intera esistenza, di avere una sorta di maledizione che mi perseguitasse. Certo la ragione mi spinge a credere che questo sia impossibile e mi porta ogni volta a guardare in faccia la realtà, ma questa mi fa così paura che preferisco fuggire da essa.

Perché la verità è che se pure quella maledizione esistesse, ora lo so, porterebbe il mio nome. Perché sono io a distruggere ogni cosa che tocco, ogni cosa che incontro, tutte le cose che costruisco. Lo faccio con le relazioni personali, con il lavoro, con le passioni. Con l’amore. E lo faccio da quando ho memoria, da quando da piccola anche per i più insignificanti motivi, chiudevo le amicizie d’infanzia, rifiutavo qualsiasi legame chiedesse la mia attenzione, il mio impegno, la mia capacità di comprensione.

Allora era evidente che ero mossa soprattutto dall’istinto. Perché mi arrabbiavo e soffrivo, ma piuttosto che farlo vedere alle persone lo tenevo per me. E chiudevo, sparivo, facevo tabula rasa intorno a me. Crescendo ho provato a smussare questi spigolosi angoli del mio carattere e per un periodo è andata anche bene.

Ho capito che ero costretta a farlo, quanto meno per sopravvivere. Le relazioni, mi dicevano, sono vitali sentimentalmente e professionalmente. E avevano ragione tutti quanti. Solo che per un lupo solitario come me era difficile imparare a condividere la vita, o anche le piccole cose della quotidianità con gli altri.

Ma ho dovuto farlo e mi è piaciuto. E mi rendo conto solo adesso che lo dico che quello è stato, probabilmente, uno dei periodi più intensi e felici della mia vita. Perché è stato quello il momento in cui ho capito l’importanza fondamentale dei legami, il valore delle persone, la preziosa e sconosciuta forza che cresce dentro di noi quando al nostro fianco ci sono le persone giuste.

Il problema, come sempre, è che ero io quella non giusta. Non lo ero perché mi ero illusa di poter sopprimere tutte quelle emozioni intense e spaventose che mi perseguitavano quando ero più piccola, le stesse che non ho mai imparato a gestire. Così l’ho fatto ancora, e poi di nuovo, ho distrutto tutto quello che faticosamente avevo costruito.

Ho preso il mio giardino fiorito, pieno di vita e colore, e l’ho calpestato. Poi, con le mie forze, ho indossato i panni di un giardiniere temerario e coraggioso per ricostruire tutto e ce l’ho fatta. Ma di nuovo sono salita sul quel terreno fertile per distruggerlo ancora come un veleno mortale e deleterio.

Sì io faccio così. E quando non distruggo, scappo. Lasciando appassire i fiori più belli. Lo faccio perché ho paura, perché quando ero solo una bambina ho imparato presto che le cose belle non sono destinate a restare. E ricordo ancora oggi quanto mi sono sentita impotente mentre le osservavo andare via. E ricordo quanto ha fatto male vederle morire sotto i miei occhi, sgretolarsi e sparire.

È per questo che distruggo tutto ciò che costruisco, soprattutto quando l’aspetto di quelle cose mi sembra familiare. Perché preferisco non averle che perderle.