Meglio un figlio che resta a casa o uno che se ne va e si fa la sua vita?

Arriva un momento nella vita di ogni mamma in cui si deve decidere se spingere il proprio figlio a volare o tarpargli le ali per tenerlo a sé vicino

Il quesito che affrontiamo oggi è assai ostico ma apre tutta una serie di riflessioni che diventano doverose per un genitore a un certo punto. Una domanda, questa, che tacitamente noi mamme ci poniamo salvo poi trarre le nostre silenziose conclusioni. Perché ammettiamolo, chi vorrebbe davvero mai separarsi dai propri bambini?

Ci sono madri che hanno il terrore del nido vuoto, che non riescono ad accettare la lontananza dei figli. Che preferiscono vederli persi e insoddisfatti tutti i giorni, piuttosto che saperli realizzati da qualche parte del mondo. E chi invece trova in quelle scelte il più grande orgoglio personale.

Ma la verità è che separarsi da loro è difficile per tutte. Li teniamo in grembo, sentiamo i loro movimenti ancora prima di poterli vedere con i nostri occhi. Li amiamo, incondizionatamente e con tutte noi stesse, anche se non abbiamo idea a chi dei due genitori somiglierà, di che colore avrà gli occhi e come saranno i capelli. Eppure, anche se tutte queste cose ci sono sconosciute, diamo vita a quella che sarà la relazione d’amore eterna più straordinaria della nostra esistenza. Perché loro sono i nostri bambini.

Ed è incredibile come, anche quando li vediamo superare la nostra altezza, diventare grandi, forti e robusti, non riusciamo a smetterla di considerarli tali. Perché del resto è per loro che abbiamo stravolto la nostra vita. È a loro che abbiamo dedicato i nostri momenti liberi, che abbiamo trasmesso tutta la nostra conoscenza nei confronti del mondo. È le loro mani che abbiamo tenuto strette, è il loro corpo che abbiamo abbracciato. È per loro che ci siamo sforzate di diventare delle mamme migliori.

Ma essere una mamma vuol dire avere il coraggio di dimenticarsi dei propri bisogni per soddisfare quello dei propri figli. E del resto è quello che facciamo da tutta una vita. Prima dicendo addio alle ore di sonno, poi a quell’uscita extra con l’amica, e ancora mettendo da parte quel desiderio egoistico di tenerli sempre con noi.

Ed eccolo il dramma esistenziale di ogni mamma, quello che ci costringe a scegliere se spingere i nostri bambini a spiegare le loro meravigliose ali, o tarpargliele per averli vicini. Una domanda, questa, che ci pone davanti ai nostri più grandi limiti e che ci impone di avere coraggio.

Così con quel groviglio di sensazioni contrastanti, che vanno dalla vergogna, alla paura, fino all’orgoglio nei confronti di quei bambini che si sono trasformati in grandi e straordinari uomini dobbiamo fare la nostra scelta, prima ancora che facciano la loro.

Perché probabilmente andranno via da soli, così curiosi di esplorare quel mondo che gli abbiamo raccontato. Altre volte per paura o per pigrizia rimanderanno quel momento, ma in entrambi i casi toccherà a noi metterli nella condizione di poter scegliere. Perché del resto il compito di una mamma è anche questo, di lasciarli liberi.

E allora sta a noi scegliere se preferire che i nostri figli restino sempre con noi, rinunciando a quel volo che gli spetta di diritto, o lasciarli liberi di andare, di agire, di volare. E di essere tutto ciò che desiderano essere, anche se questo significa fare i conti con le distanze geografiche e fisiche.

Il solo fatto di avere dei dubbi sulla risposta, intendiamoci, non ci rende della cattive madri, ma solo delle donne spaventate che hanno paura di perdere l’amore più grande della propria vita. E quando abbiamo paura, si sa, possiamo commettere delle sciocchezze. Ma poi ce lo ricordiamo che l’amore, quello che proviamo per loro, sa renderci più forte di ogni timore e che in fondo vederli felici è tutto ciò che desideriamo.

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