Giovani & social: ecco perché alcuni dicono basta!

I social network non sono più il centro assoluto della vita dei giovani. Tra stanchezza digitale, ricerca di autenticità e bisogno di benessere mentale, i più giovani stanno cercando un nuovo equilibrio.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

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Per anni, e lo è tuttora, i social network sono stati il luogo della socialità giovanile. Instagram, TikTok e Snapchat hanno scandito amicizie, relazioni, mode e perfino identità personali. Eppure, qualcosa, lentamente, sta cambiando: proprio le generazioni cresciute dentro l’ecosistema digitale sembrano oggi le più stanche della connessione permanente.

Non si tratta di un addio totale ai social, quanto piuttosto, di una forma di ridimensionamento: meno tempo online, pause più frequenti, notifiche silenziate, profili privati e una crescente voglia di proteggere il proprio spazio mentale.

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Le relazioni tra giovani viaggiano soprattutto in rete

La Generazione Z e i nuovi bisogni

Stiamo parlando di giovani di una fascia precisa di età: quella Gen Z composta di ragazzi e ragazze nati tra il 1997 e il 2012, che nel 2026 hanno tra i 14 e i 29 anni. Si parla di adolescenti e giovani adulti, in pratica. Sono la prima generazione ad aver vissuto adolescenza e crescita personale completamente immersa nei social network, anche a causa della pandemia (Covid-19), che ha costretto i giovanissimi a vivere sui social per relazionarsi.

Subito dopo arriva la Gen Alpha, cioè i nati dal 2013 in avanti, bambini e preadolescenti che stanno crescendo in un ambiente ancora più dominato da algoritmi, video brevi e intelligenza artificiale, con un impatto di cui si parla ogni giorno.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante: le generazioni più esposte al digitale sono anche quelle che iniziano a metterlo maggiormente in discussione.

Secondo un  report Censis quasi 4 italiani su 10 hanno sperimentato almeno una volta una forma di “social media detox”, cioè una pausa volontaria dalle piattaforme digitali. Le motivazioni più frequenti sono:

  • bisogno di ridurre lo stress;
  • recuperare concentrazione;
  • sottrarsi alla pressione costante dei social.
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I social possono ostacolare relazioni autentiche fra pari

La stanchezza digitale (causa dell’abbandono)

Negli ultimi anni i social sono cambiati profondamente. Nati come strumenti di connessione, si sono trasformati progressivamente in ambienti altamente performativi, dove ogni esperienza rischia di diventare contenuto da mostrare. Tutto deve essere perfetto: dalla beauty routine per le bambine alle vacanze esotiche extra lusso. Un luogo nel quale non può esserci persona realmente soddisfatta se non quella che recita a favore di schermo, possibilmente generosamente retribuita.

Come possono i nostri adolescenti e le nostre adolescenti crescere in modo sano, sereno, se viene mostrata una mecca (anche piuttosto frivola) che li fa correre come muli dietro a trend in continuo mutamento?

Per molti giovani il problema infatti non è soltanto il tempo trascorso online, ma anche la pressione psicologica che ne deriva, nonché la necessità di essere sempre presenti nell’etere! Gli esperti parlano sempre più spesso di digital fatigue, cioè stanchezza digitale: una sensazione di sovraccarico mentale, causata dall’iperconnessione e dal flusso continuo di notifiche, informazioni e confronti sociali.

Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Acta Psychologica ha evidenziato come il sovraccarico informativo e l’utilizzo eccessivo dei social comportino: affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e stress emotivo nei giovani.

Ansia sociale, insonnia, perdita di attenzione, dipendenza da notifiche e confronto continuo con vite percepite come perfette sono le conseguenze di quella continua connessione che comincia sempre più in tenera età.

La questione è globale, certo, ma anche nella nostra piccola In Italia il tema sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa 100 mila adolescenti italiani tra i 15 e i 18 anni sarebbero a rischio dipendenza da social media, e di ansia sociale grave o molto grave, ed infine hanno maggiore probabilità di presentare un carattere ad alta impulsività.

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Nuove mode e comunità offline tra ragazzi

Connessione: cosa vogliono davvero i ragazzi

Anche gli adolescenti sono ormai consapevoli di cosa comporti trascorrere gran parte delle loro giornate sui social. Quelli più grandicelli sono anche consapevoli del fatto che tutto quello che muove i social sia il marketing, ben nascosto tra un nuovo balletto e la borraccia che promette di renderci più idratati. I giovani cominciano a percepire in maniera sempre più chiara una disconnessione fra vita on line e vita off line. La verità è che l’unica soluzione per non cadere nel buco nero dei mille trend che rendono schiavi gli utenti, è cominciare a disconnettersi, creando delle isole nelle quali la rete non entri. Ed è così che i nostri ragazzi/e stanno tentando di fare.

La trasformazione del rapporto tra giovani e social network è stata uno dei temi affrontati anche durante il K-Marketing Forum, evento dedicato alle nuove generazioni organizzato da Ipsos Doxa e MLD Entertainment. La fotografia che sembra emergere è quanto le nuove generazioni non cerchino più soltanto intrattenimento veloce, ma esperienze più autentiche, sostenibili.

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Nuove mode e comunità offline tra ragazzi

L’offline a cui aspirano i giovanissimi

La voglia di disconnessione sta creando anche nuove forme di socialità reale. Fenomeni che, molto lentamente, si stanno espandendo e consolidando. Ecco alcuni esempi.

A New York stanno diventando sempre più popolari i Silent Reading Club: incontri collettivi in cui le persone si ritrovano per leggere insieme lasciando da parte il telefono. Anche la New York Public Library ha organizzato eventi dedicati a questo format, molto amato soprattutto dai più giovani.

Parallelamente stanno crescendo community come Reading Rhythms, eventi sociali in cui ci si incontra per leggere, parlare di libri, musica, e conoscersi senza l’intermediazione continua dei social network.

In Europa si sta diffondendo invece l’Offline Club, movimento nato nei Paesi Bassi, che organizza incontri durante i quali gli smartphone vengono lasciati all’ingresso per favorire conversazioni, lettura e momenti condivisi senza notifiche. Basta cercarlo in rete per verificare in quali città ed in quali date quella stessa rete possa essere abbandonata all’ingresso!

Queste iniziative raccontano bene un cambiamento culturale profondo: dopo anni in cui la connessione continua sembrava indispensabile, per molti giovani il vero lusso contemporaneo sta diventando la possibilità di proteggere la propria attenzione.