La moda ed i bambini: cosa è cambiato nei loro modelli

Cosa si nasconde dietro l'ossessione della moda firmata che hanno alcuni ragazzini: ne abbiamo parlato con un'esperta.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

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Fino a qualche anno fa, le mode legate all’abbagliamento erano un tema che riguardava soprattutto gli adolescenti. Alle elementari, invece, si sceglievano vestiti pratici, spesso decisi dai genitori, mentre alle medie iniziavano le prime richieste legate allo stile personale. Oggi, invece, qualcosa è cambiato profondamente, ed è visibile nelle metropoli quanto nei paesini più remoti.

Sempre più bambini e preadolescenti mostrano una forte attrazione verso marchi come Nike, North Sails, Gucci, Adidas, Jordan (solo per citare quelli più in voga al momento) o altri brand che diventano simboli di appartenenza, desiderio e identità.

Già a 8 o 9 anni molti dei nostri bambini e bambine sanno esattamente come vogliono vestirsi. Una trasformazione che lascia basiti molti genitori, che si chiedono se sia normale che bambini così piccoli abbiano già gusti tanto definiti e una consapevolezza quasi “da adulti” rispetto alla moda. Ne abbiamo parlato con la dottoressa MioLì Chiung, psicologa e psicoterapeuta.

La moda ed i bambini
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L’ossessione per la moda e le marche nasce anche dai social

Dai social ai compagni: perché le firme contano

Dietro questo fenomeno ci sono diversi fattori. Il primo è senza dubbio l’esposizione continua ai social media e ai contenuti digitali. Anche chi non ha ancora un profilo personale vive immerso in immagini, video, influencer e modelli estetici che mostrano outfit, accessori e marchi come elementi centrali della propria immagine.

YouTube, TikTok, Instagram e persino alcune serie TV contribuiscono a rendere i brand immediatamente riconoscibili anche per i più piccoli. I bambini imparano presto a distinguere loghi, collezioni e tendenze, spesso molto prima rispetto alle generazioni precedenti. E, per la prima volta, i maschi sembrano più attratti ed influenzati da questi codici e stili, rispetto alle loro coetanee che, semmai, subiscono l’attrazione per creme, maschere e trucchi sempre a causa dell’esposizione a contenuti non adatti e sottovalutati.

Il secondo fattore che contribuisce a questo fenomeno è  l’importanza del gruppo. Alle elementari e alle medie il bisogno di sentirsi accettati è fortissimo. Vestire “nel modo giusto” può diventare un modo per integrarsi, evitare prese in giro o sentirsi più sicuri. Per alcuni ragazzi, avere una determinata felpa o un paio di scarpe specifiche significa sentirsi parte di un codice condiviso con i coetanei. Certo, il bisogno dell’accettazione c’è sempre stato ed è trasversale a tutte le età ed a tutte le generazioni. Solo che, in questo caso, l’abbigliamento sembra aver sostituito i giocattoli, nel mondo dei bambini.

“I social network amplificano il fenomeno- aggiunge la dottoressa- anche quando non vengono utilizzati direttamente dai più piccoli, influenzano profondamente il loro immaginario. I ragazzi assorbono modelli estetici attraverso sportivi, creator, cantanti e influencer che propongono uno stile preciso, spesso molto omologato. Accanto al bisogno di appartenenza, però, esiste anche un altro elemento importante: la costruzione dell’identità personale. Scegliere come vestirsi rappresenta una delle prime forme di autonomia attraverso cui i ragazzi sperimentano sé stessi. Attraverso i vestiti cercano di capire chi sono, come vogliono apparire, quale immagine desiderano dare agli altri. È un processo normale e, entro certi limiti, anche evolutivo”.

La moda ed i bambini
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Per i bambini ed i ragazzini la moda è un codice di appartenenza

Il cambiamento rispetto al passato

Molti genitori fanno un confronto spontaneo con la propria infanzia. Fino agli anni Novanta o ai primi Duemila, l’abbigliamento dei bambini era percepito soprattutto come funzionale. Certo, esistevano i marchi desiderati, ma raramente diventavano un argomento centrale già in età così precoce. Ecco l’analisi della dottoressa MioLì Chiung, su questo cambiamento sociale.

“Molti genitori osservano questa trasformazione con stupore, domandandosi perché oggi i bambini sembrano così attratti dalle marche, e soprattutto come ci dobbiamo comportarci noi adulti.

La prima cosa importante da comprendere è che per i bambini e i ragazzi la moda non riguarda quasi mai solo i vestiti. Dietro l’interesse per un brand si nasconde spesso un bisogno psicologico molto più profondo: il desiderio di appartenere a un gruppo.

Durante l’infanzia e ancor più nella preadolescenza, il gruppo dei pari assume un ruolo centrale nello sviluppo dell’identità. I bambini iniziano progressivamente a spostare parte dello sguardo dagli adulti ai coetanei: vogliono sentirsi inclusi, riconosciuti, simili agli altri. Indossare ciò che “hanno tutti” diventa allora una sorta di codice di accesso sociale. Il marchio non viene scelto soltanto perché piace esteticamente, ma perché comunica qualcosa: fare parte di un gruppo”.

Dunque, oggi la costruzione dell’identità passa molto anche dall’immagine. I ragazzi crescono in una società in cui l’estetica è continuamente esposta e commentata. Per questo imparano prima a usare l’abbigliamento come linguaggio personale. Non si tratta soltanto di vanità. Spesso dietro certe richieste c’è il desiderio di esprimere se stessi, imitare modelli considerati “cool” o semplicemente sentirsi più grandi.

Come dice la dottoressa, “il problema nasce quando il valore personale inizia a dipendere esclusivamente da ciò che si possiede o si indossa. Alcuni bambini arrivano a sentirsi esclusi, inferiori o meno interessanti se non hanno il capo giusto o la marca più desiderata. In questi casi il rischio è che l’autostima venga agganciata troppo presto a criteri esterni e materiali”.

La moda ed i bambini
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L’ossessione per la moda e le marche è sempre più precoce

Quando i genitori si sentono sotto pressione

A questo punto si pone anche il problema di come dobbiamo reagire noi genitori, di fronte a richieste che non condividiamo, che pensiamo essere troppo precoci come anche eccessivamente costose. Ecco cosa ci ha detto la dottoressa a tal proposito.

“La risposta è sempre un giusto compromesso: né vietare rigidamente né assecondare sempre. Demonizzare la moda o ridicolizzare i desideri dei figli rischia infatti di aumentare la distanza emotiva e far sentire il bambino non compreso. D’altra parte, soddisfare automaticamente ogni richiesta può rafforzare l’idea che il riconoscimento sociale dipenda dal ciò che si possieda.

La strada più utile è quella del dialogo e dell’equilibrio. È importante innanzitutto ascoltare senza giudicare. Chiedere: “Cosa ti piace di questa felpa?”, “Come ti senti quando la indossi?”, “Perché è importante per te?”. Spesso dietro una richiesta apparentemente superficiale si nascondono bisogni molto più profondi: paura di essere esclusi, desiderio di sentirsi accettati, bisogno di sicurezza sociale.

Allo stesso tempo, i genitori possono aiutare i figli a sviluppare un pensiero critico rispetto ai modelli proposti. Evitiamo le lunghe prediche moralistiche, ma dialoghiamo semplicemente: riflettere insieme su quanto la pubblicità influenzi i desideri, sul fatto che il valore di una persona non coincida con il suo abbigliamento, sulla differenza tra piacere personale e bisogno di conformarsi.

È utile anche trasmettere il concetto di limite economico senza viverlo come una colpa. Dire “non possiamo comprare tutto” non significa privare un figlio, ma insegnargli gradualmente a tollerare la frustrazione e a dare valore alle scelte e al denaro.

Infine, c’è un aspetto che spesso gli adulti dimenticano: i bambini osservano moltissimo il nostro rapporto con l’immagine. Se vivono in un contesto in cui l’apparenza, il brand o lo status vengono continuamente enfatizzati, tenderanno naturalmente a interiorizzare gli stessi criteri.

La moda, quindi, non è il vero problema. Diventa semmai uno specchio attraverso cui leggere i bisogni emotivi, sociali e identitari delle nuove generazioni. Dietro una felpa firmata, molto spesso, non c’è soltanto il desiderio di possedere un oggetto, ma il bisogno universale, profondamente umano, di sentirsi parte di qualcosa”.

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L’ossessione per la moda e le marche nasce anche dai social

Moda e modelli di riferimento

Il perché di alcune tute firmate, addirittura di accessori e ninnoli d’oro (o anche solo dorati) per i maschietti come anche di alcuni visini trattati con creme antirughe per le femminucce, sta chiaramente in quelli che sono i modelli che seguono, con ammirazione, i nostri figli e le nostre figlie.

Come spesso è accaduto sono i personaggi famosi che dettano la moda. Solo che, per la prima volta, quelli più amati, in gran parte (ovviamente non solo)sono i trapper e le influencer.  In entrambi i casi, si tratta di adulti che hanno un target giovanissimo, a cui devono il proprio successo, pur utilizzando linguaggio e contenuti non adatti al proprio pubblico. È questo il motivo per cui l’ossessione verso certe mode è assai precoce e non sempre in linea con ciò che, al di là dei gusti e del valore economico, con l’età dei nostri figli/e. È sul fronte dei modelli di riferimento che il dialogo è importante, più che sulla moda stessa.