Per chi soffre di allergie ai pollini, la primavera è un periodo dell’anno parecchio ambivalente: belle giornate, voglia di stare fuori, finestre aperte, e poi naso che cola, occhi che bruciano, starnuti a catena. Spesso, però, ce la prendiamo con le piante sbagliate. È un classico guardare una mimosa carica di pompon gialli o un ciliegio in fiore e pensare: “ecco, è questa che mi fa stare male”. Spesso non è così. Quelle più vistose dei nostri balconi e giardini, le cosiddette entomofile, sono in genere le meno problematiche.
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Cosa sono le piante entomofile e come funziona l’impollinazione tramite insetti
Una pianta entomofila è una pianta che affida il proprio polline agli insetti per raggiungere altri fiori della stessa specie e riprodursi, quindi attira api, bombi, farfalle e altri pronubi. Per riuscirci, le piante entomofile investono molto in segnali visivi e olfattivi: fiori spesso colorati, profumati o ricchi di nettare.
Anche il polline di queste piante ha caratteristiche precise per il trasporto via insetto: granuli più grandi, più pesanti, spesso ruvidi o appiccicosi. Quando l’insetto poi visita un altro fiore della stessa specie, una parte del polline si stacca e arriva al pistillo, completando l’impollinazione.
Esiste poi una strategia opposta, quella delle piante anemofile, che invece affidano la riproduzione al vento. In questo caso il polline è leggerissimo, secco, prodotto in quantità enormi, perché la dispersione affidata alle correnti d’aria è molto meno mirata e va compensata con la quantità. I fiori delle anemofile sono spesso piccoli, privi di profumo. Pensiamo alle infiorescenze pendule del nocciolo o agli amenti del pioppo: nulla di vistoso.
Perché le piante entomofile sono generalmente meno allergiche
Da questa differenza biologica deriva una conseguenza importantissima per chi soffre di allergie. Il polline delle piante entomofile, essendo pesante e adesivo, resta perlopiù attaccato al fiore o viene direttamente prelevato dagli insetti. Per inalarlo bisognerebbe avvicinarsi molto al fiore, o magari maneggiare direttamente la pianta.
Il polline anemofilo, al contrario, è progettato proprio per restare a lungo in sospensione nell’aria e viaggiare per chilometri. Una singola pianta di graminacea ne può produrre milioni di granuli, dispersi nell’atmosfera anche a distanze rilevanti dalla sorgente. Ed è quello che gli enti pubblici di monitoraggio aerobiologico, come le ARPA regionali, misurano con i loro bollettini stagionali.
In altre parole: il punto non è che le entomofile non abbiano polline (ce l’hanno, eccome), ma che il loro polline difficilmente ci raggiunge. Resta dove deve restare, sul fiore, in attesa dell’insetto che lo verrà a prendere.
Quali sono le piante entomofile più comuni in giardino e sul balcone
Buona parte delle piante che amiamo coltivare per la loro bellezza rientra in questa categoria, ed è una notizia positiva per chi soffre di allergie. Tra le aromatiche, sono entomofile praticamente tutte: lavanda, rosmarino, salvia, timo, melissa, menta, basilico. Profumate, fiorite, frequentatissime dalle api
Tra gli arbusti ornamentali ne abbiamo davvero tanti: gelsomino, camelia, ortensia, azalea, rododendro, viburno. Anche i rosai, che sono protagonisti assoluti dei giardini italiani, sono entomofili. Lo stesso vale per gli agrumi (limone, arancio, mandarino) e per la maggior parte degli alberi da frutto: ciliegio, melo, pero, pesco, susino. Tutte piante con fioriture appariscenti e dolci, fatte per richiamare insetti e non per disperdere polline nell’aria.
Invece, per le piante da fiore stagionali, l’elenco si allunga ulteriormente: gerani, surfinie, petunie, dalie, zinnie, cosmos, calendule, girasoli.
Entomofile non significa anallergiche: quando possono dare fastidio
Bisogna fare però una precisazione importante: entomofila non vuol dire anallergica in senso assoluto, ma che il rischio è statisticamente molto più basso, non azzerato.
Ci sono situazioni in cui anche una pianta entomofila può creare fastidi a un soggetto predisposto. Un esempio classico è il tiglio, considerato a basso potere allergenico, ma che in città durante fioriture abbondanti può rilasciare polline e composti volatili. Stesso discorso vale per i lavori di giardinaggio: potare una pianta in piena fioritura, manipolare i fiori, raccogliere mazzi, sono tutte attività che mettono in contatto ravvicinato con il polline e che possono dare reazioni.
Esistono inoltre allergie da contatto, indipendenti dall’inalazione: alcune persone sviluppano dermatiti maneggiando determinate piante anche senza alcun coinvolgimento delle vie respiratorie. La sensibilità individuale, insomma, varia molto, e ognuno conosce il proprio corpo meglio di qualunque regola generale.
Le piante che causano spesso allergie ai pollini
Sul podio troviamo le graminacee, una famiglia enorme che comprende gran parte delle erbe dei prati e dei pascoli. Sono la causa più frequente di allergia respiratoria, e i loro pollini circolano abbondanti da aprile a luglio inoltrato.
Subito dopo troviamo le cupressacee, ovvero cipressi, ginepri e affini, responsabili delle classiche allergie di fine inverno e inizio primavera. Poi olivo, parietaria (infestante diffusissima nei centri urbani), betulla, ontano, nocciolo. E infine l’ambrosia, pianta infestante di origine americana ormai radicata in molte regioni del nord, che dà problemi da fine estate fino all’autunno.
Una nota interessante riguarda il classico equivoco dei “piumini” dei pioppi, quei batuffoli bianchi che invadono le città a maggio. Vengono spesso accusati di provocare allergie, ma in realtà sono semplicemente i semi della pianta, non hanno potere allergenico.
Come scegliere le piante più adatte se si soffre di allergia ai pollini
La prima è la più ovvia: privilegiare specie entomofile. Per il proprio giardino o terrazzo, scegliere fiori profumati e vistosi è quasi sempre una scelta sicura; conviene però evitare di tenere alle finestre o nelle aree di sosta piante anemofile in fase di fioritura.
Un consiglio pratico: durante la stagione critica, evitiamo di potare o di maneggiare le piante nelle ore più calde della giornata, quando le concentrazioni polliniche sono al massimo. Meglio il mattino presto o la sera, magari con una mascherina se siamo particolarmente sensibili.