C’è una primavera che molti di noi conoscono fin troppo bene: occhi che pizzicano, naso che cola, starnuti frequenti. La colpa, spesso, è di piante che non avremmo mai sospettato, perché non hanno fiori vistosi né profumi intensi. Sono le piante anemofile, quelle che affidano il proprio polline al vento. E proprio perché il vento è un messaggero generoso e poco preciso, il loro polline finisce dappertutto, come nell’aria che respiriamo.
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Cosa sono le piante anemofile e perché affidano il polline al vento
Anemofila viene dal greco: ànemos, vento, e philìa, una forma di amore. Piante che “amano il vento”, insomma, e a lui si affidano per portare il polline da un esemplare all’altro. Una strategia che funziona a modo suo, ma che ha un prezzo. Affidando parte del proprio polline alla corrente d’aria, la maggior parte va sprecato: non raggiungerà mai un altro fiore. E allora come si rimedia? Con la quantità. Queste piante producono polline in dosi davvero generose, leggerissimo, ma resta sospeso e viaggia lontano.
Ed è proprio così che nasce il problema per chi è allergico. Tutto quel polline, sottile e abbondante, resta in circolo per giorni. Pensiamo alle graminacee, alla betulla, al nocciolo e all’ontano, al cipresso, all’olivo, al pioppo, alla quercia, al faggio. E poi a due nomi che chi soffre di allergie conosce purtroppo bene: la parietaria e l’ambrosia. Tutte, in modi e periodi diversi, si affidano al vento.
Fiori poco vistosi, tanto polline: come riconoscerle in giardino e in natura
Un fiore colorato, profumato, ricco di nettare, di solito ha una funzione evidente: attirare insetti e altri impollinatori. Ma se il corriere è il vento, tutto questo diventa inutile. Perché spendere energie in petali sgargianti quando il vento non ha occhi né olfatto?
Ed ecco la regola, che però va presa con un po’ di buonsenso e non come legge assoluta: le anemofile tendono ad avere fiori dimessi, poco colorati, spesso privi di profumo. Niente di ornamentale, almeno nel senso classico.
Nocciolo e ontano, per esempio, producono gli amenti, infiorescenze pendule, allungate, a forma di piccola coda, che a fine inverno si riempiono di polline. Il cipresso è attivo soprattutto tra inverno e primavera, e il suo polline è tra i più insidiosi proprio perché passa quasi inosservato. Le graminacee le abbiamo tutti sotto gli occhi senza accorgercene: sono i prati, le erbe spontanee ai bordi delle strade, i cereali nei campi. E poi il pioppo, su cui vale la pena fermarsi un secondo. La famosa lanugine bianca che a maggio sembra neve e che molti accusano di ogni malanno stagionale non è il polline. È un involucro che protegge i semi.
Dalle graminacee agli alberi: le specie anemofile più comuni
Quelle più diffuse in assoluto sono probabilmente le graminacee, che comprendono le erbe spontanee, i prati, e i cereali che coltiviamo da sempre, come frumento, orzo, avena, segale e mais. La stagione può essere lunga e, a seconda dell’area e delle specie, interessare la primavera inoltrata e parte dell’estate. Passiamo a un albero tipicamente anemofilo, ovvero la betulla, con polline primaverile e molto allergenico. Il nocciolo invece anticipa tutti: fiorisce prestissimo, a volte già tra la fine inverno e i primissimi giorni di primavera. Stesso discorso per l’ontano, altra specie dai pollini precoci, che spesso si trova vicino ai corsi d’acqua e zone umide.
Il polline del cipresso (che è presente spesso nei viali, nei giardini) si concentra tra inverno e primavera ed è una delle cause più sottovalutate di fastidi stagionali. L’olivo, invece, è il protagonista delle nostre campagne. Quercia e faggio chiudono il gruppo degli alberi: due grandi protagonisti dei nostri boschi, entrambi con polline disperso dal vento.
Restano parietaria e ambrosia, che sono specie spontanee, spesso infestanti e crescono dove nessuno le coltiva: muretti, terreni abbandonati, bordi delle strade. Producono pollini molto presenti nell’aria.
Anemofile, entomofile e impollinazione mista: perché la distinzione non è sempre netta
Sarebbe comodo dividere il mondo in due, ma come sempre la realtà è meno ordinata. Esistono specie che non si lasciano incasellare facilmente, perché possono ricorrere a entrambe le strategie. Si parla in questi casi di impollinazione mista, o ambofila.
Il salice è un buon esempio, viene spesso visitato dalle api, eppure alcune sue specie possono contribuire anche alla dispersione del polline nell’aria. Non è né del tutto anemofilo né del tutto entomofilo: dipende. Il castagno è un altro caso interessante: produce moltissimo polline e non si lascia classificare in modo rigido.
Si sentono nominare a volte pure l’erica e il ciclamino come piante dal comportamento variabile durante la fioritura. La verità è che la natura, quando proviamo a metterla in caselle troppo nette, trova quasi sempre il modo di sorprenderci.
Come progettare il verde tenendo conto di pollini, stagionalità e biodiversità
Come si organizza un giardino, o anche solo un terrazzo, tenendo conto di tutto questo? Qualche margine di scelta ce l’abbiamo sempre; per esempio, la stagionalità. Ciò significa fare un ragionamento a monte, che è quello di alternare le specie, distribuire le fioriture, evitare di puntare su un’unica famiglia.
Le graminacee, per quanto bellissime nei prati naturali oggi tanto di moda, sono tra le più impegnative da questo punto di vista. Si possono comunque gestire con sfalci regolari, che limitano la fioritura. Parietaria e ambrosia, invece, vanno semplicemente tenute sotto controllo: crescono negli angoli trascurati, e un giardino curato è già di per sé una buona difesa.
E poi c’è una scelta che fa bene a noi e all’ecosistema: dare spazio alle piante entomofile. Fiori colorati, profumati, ricchi di nettare diventano un richiamo prezioso per api e farfalle. Un giardino più ornamentale, più vivo, e magari anche un po’ più gentile con chi, ogni primavera, deve fare i conti con il fazzoletto sempre in tasca.