La prima semifinale di Eurovision 2026 è andata in onda martedì 12 maggio su Rai 2 e ha visto l’esibizione del nostro Sal Da Vinci che ha portato il suo successo sanremese Per sempre sì. L’emozione è stata grande e si è vista, ma proprio la sua autenticità è stata il punto di forza di una performance travolgente che ha coinvolto tutto il pubblico viennese e non solo.
La presenza e la forte identità italiana sono le carte vincenti di Sal Da Vinci, come ci ha spiegato uno dei uno dei vocal coach più importanti d’Italia, Giancarlo Genise, che per noi ha commentato anche il Festival di Sanremo e le precedenti edizioni dell’Eurovision.
In attesa di vedere la seconda semifinale di Eurovision 2026 su Rai 2 giovedì 14 maggio in prima serata, abbiamo chiesto a Giancarlo Genise di commentarci da esperto le prime performance del Contest musicale più seguito al mondo. E naturalmente gli abbiamo chiesto il suo parere su una possibile vittoria di Sal Da Vinci.
Sal Da Vinci è apparso molto emozionato: come ti è sembrata la sua prima esibizione all’Eurovision 2026?
A me è sembrata un’esibizione molto vera. Sal Da Vinci è salito sul palco con un’emozione evidente, ma non l’ho percepita come debolezza. Anzi. In un Eurovision dove spesso vediamo performance perfette ma fredde, lui ha portato autenticità, presenza e una forte identità italiana. Vocalmente l’ho trovato credibile e centrato, senza voler strafare. E secondo me proprio questa umanità potrebbe arrivare al pubblico europeo.
Dobbiamo davvero temere la Finlandia che è la favorita di questo Eurovision?
Sì, la Finlandia è assolutamente una delle candidate più forti. Ha una proposta molto contemporanea, una regia televisiva fortissima e una performance pensata perfettamente per l’Eurovision moderno. È uno di quei brani che funziona subito, anche al primo ascolto. Però, attenzione: essere favoriti, non significa automaticamente vincere. A volte all’Eurovision premia anche l’emozione e la connessione con il pubblico, non solo la perfezione tecnica.

Rispetto alle edizioni precedenti, all’Eurovision 2026 sono stati presentati brani musicali più “etnici”: cosa ne pensi?
Sì, e sinceramente lo considero un segnale molto positivo. Negli ultimi anni molte canzoni sembravano costruite per assomigliarsi tutte. Quest’anno invece si sente di più l’identità dei singoli Paesi: lingue diverse, sonorità tradizionali, influenze folkloristiche. Secondo me l’Eurovision funziona davvero quando ogni nazione porta qualcosa di autentico della propria cultura, invece di inseguire semplicemente il pop internazionale.
Ci sono esibizioni che ti hanno colpito in senso positivo o negativo nella prima semifinale?
In positivo, direi sicuramente la Finlandia per l’impatto tecnico e televisivo, ma anche Croazia che secondo me aveva molta personalità artistica. Mi ha colpito anche Israele per il controllo scenico e vocale.
In negativo, invece, alcune performance mi sono sembrate troppo costruite: impeccabili visivamente ma poco vive. Ho avuto la sensazione che in certi casi si puntasse più all’effetto che all’emozione reale. Inoltre, il mix audio televisivo della serata, secondo me, non ha aiutato alcune esibizioni vocali.
L’eliminazione di San Marino, rappresentato da Senhit con Boy George, ha fatto discutere: che ne pensi?
Capisco perché abbia fatto discutere, perché San Marino aveva una proposta riconoscibile e diversa dalle altre. Però all’Eurovision non basta essere particolari: servono immediatezza, impatto televisivo e capacità di arrivare subito a milioni di persone. Secondo me artisticamente aveva delle idee interessanti, ma probabilmente non era abbastanza forte rispetto alle performance che si sono qualificate.
Rispetto alla prima semi finale, Sal Da Vinci ha la possibilità di vincere l’Eurovision 2026?
Secondo me sì, le possibilità ci sono, anche se oggi non lo vedo come il favorito assoluto. Però ha un elemento che tanti altri non hanno: autenticità. Porta un’emozione molto italiana, molto vera e questo potrebbe sorprenderci in finale.
La sfida sarà contro Paesi che hanno una macchina scenica molto più aggressiva e moderna, come Finlandia e Svezia. Ma l’Eurovision spesso premia anche chi riesce a creare una connessione emotiva forte col pubblico, e Sal Da Vinci potrebbe giocarsi davvero bene le sue carte.