Il vocal coach su Eurovision 2026: “La Francia è pericolosa, ma Sal Da Vinci ha un vantaggio”

Giancarlo Genise, uno dei più importanti vocal coach, commenta la seconda semifinale dell'Eurovision 2026 e ci dà la sua top 5: Sal Da Vinci c'è

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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La seconda semifinale dell’Eurovision 2026 è andata in onda giovedì 14 maggio su Rai 2. Sal Da Vinci non cantava ma ha fatto una brevissima apparizione, intervistato da Elettra Lamborghini e Gabriele Corsi per le strade di Vienna.

La classifica definitiva dei Paesi che accedono alla finale dell’Eurovision, trasmessa su Rai 1 in prima serata sabato 16 maggio, è completata e i rivali dell’Italia aumentano. A cominciare dalla rivelazione della Francia con Monroe, la più giovane cantante in gara, come ci spiega Giancarlo Genise, uno dei più noti vocal coach italiani, che ha commentato per noi diverse edizioni del Festival di Sanremo e dell’Eurovision.

Giancarlo Genise
Nicola Vivarelli
Giancarlo Genise

Giancarlo Genise, dopo aver visto anche la seconda semifinale, ci ha indicato chi sono gli artisti che Sal Da Vinci deve temere, ma anche quali sono i suoi punti di forza che potrebbero portarlo sul podio. O almeno nella top 5 finale.

La performance della Francia con Monroe ha colpito molto: tu che ne pensi? È una rivale pericolosa per noi?
Sì, secondo me la Francia è una delle rivali più pericolose in assoluto. Monroe ha portato una performance molto elegante, cinematografica e soprattutto molto credibile. Non ha puntato sull’effetto eccessivo ma sull’atmosfera, sull’interpretazione e sulla presenza scenica. È una di quelle esibizioni che restano in testa, anche senza bisogno di grandi fuochi d’artificio.
In più la Francia ha avuto una regia molto intelligente, moderna e mai caotica. Se il pubblico europeo sceglierà una proposta più emotiva e sofisticata rispetto ai classici pezzi “da impatto immediato”, allora potrebbe davvero diventare una contender molto seria anche per la vittoria.

Come giudichi le esibizioni della seconda semifinale: chi ti ha colpito positivamente e chi no?
La seconda semifinale più sembrata artisticamente più varia della prima, ma anche più instabile vocalmente. Ho visto tante idee interessanti, però meno compatte a livello tecnico.
Mi hanno molto colpito Romania e Repubblica Ceca. La Romania aveva una performance intensa, la Repubblica Ceca è stata, secondo me, una delle esibizioni vocalmente più solide dell’intera semifinale. Anche la Francia ovviamente ha lasciato il segno.
In negativo invece alcune performance mi sono sembrate troppo concentrate sulla coreografia e poco sulla voce. In certi casi si sentiva chiaramente la fatica nel live, soprattutto nei momenti più fisici. Ho avuto la sensazione che alcune delegazioni abbiano costruito un ottimo videoclip televisivo, ma non una vera performance live.

La Svizzera con Veronica Fusaro meritava di essere in finale?
Secondo me sì, anche se capisco chi è rimasto diviso. La Svizzera aveva una proposta molto elegante e probabilmente più da giuria che da televoto. Non era magari la performance più esplosiva della serata, però aveva qualità musicale, pulizia e coerenza artistica.
Il problema oggi dell’Eurovision è che spesso le performance più delicate rischiano di essere schiacciate da quelle più rumorose o spettacolari. Però personalmente credo che una finale debba avere anche proposte più raffinate e non solo show ad alto impatto.

Con il brano di Malta, Bella, c’è un po’ più d’Italia: segnale positivo?
Assolutamente sì. Negli ultimi anni tanti Paesi stanno cercando sonorità più identitarie e il fatto che Malta guardi anche all’Italia secondo me è significativo. La musica italiana continua ad avere un fascino molto forte in Europa, soprattutto per melodia, emotività e riconoscibilità.
Quando un brano mantiene un’anima mediterranea senza sembrare una copia forzata del pop internazionale, spesso riesce ad arrivare meglio al pubblico. E questo, indirettamente, è anche un segnale positivo per l’Italia e per Sal Da Vinci.

Dopo aver visto tutte le performance, Sal Da Vinci ha ancora buone possibilità di vincere?
Sì, secondo me le possibilità ci sono ancora. Dopo aver visto entrambe le semifinali, credo che la vera differenza quest’anno la farà la capacità di creare connessione emotiva. Ci sono Paesi tecnicamente impressionanti, come Finlandia o Francia, però non tutti riescono davvero a lasciare qualcosa emotivamente.
Sal Da Vinci invece ha un vantaggio preciso: sembra vero. E questa autenticità, in mezzo a tante performance molto costruite, potrebbe diventare un elemento fortissimo. Non sarà probabilmente il favorito delle quote più “tecniche”, ma potrebbe essere una delle sorprese più importanti della finale.

Hai già un’idea per la top 5?
Secondo me, ad oggi, la top 5 più probabile potrebbe essere composta da:
Finlandia
Francia
Italia
Svezia
Repubblica Ceca

Leggi il commento di Giancarlo Genise alla prima semifinale dell’Eurovision 2026