Daniela Zuccoli: “Mike non è mai andato via, lo sento sempre molto vicino”

INTERVISTA ESCLUSIVA - Tra il suo amore per i viaggi, l'affetto della gente e la sua professionalita, Daniela Zuccoli racconta una vita al fianco di Mike Bongiorno.

Un periodo dedicato alla famiglia e a sè stessa, trascorso in quella casa sul Lago Maggiore tanto amata anche dal suo Mike e durante il quale ha avuto molto tempo per meditare. É così che Daniela Zuccoli ha trascorso il suo lockdown, con un pensiero fisso al grande amore della sua vita, a fianco del quale ha trascorso 40 anni: Mike Bongiorno.

Sono già passati undici anni dal giorno in cui Mike Bongiorno, una delle icone che hanno maggiormente segnato la storia della televisione italiana, si è spento all’età di 85 anni. Dalla tv pubblica, fino a Mediaset e addirittura Sky, è stato un pioniere e un punto di riferimento per diverse generazioni di italiani, per molti addirittura “uno di famiglia”.

Dopo le celebrazioni – avvenute nel 2019 – del decennale della scomparsa del marito, Daniela si è chiusa nella sua massima riservatezza, portando comunque avanti con dedizione e passione le attività della Fondazione, che attualmente presiede. Noi siamo riusciti a raggiungerla telefonicamente e a farci raccontare il suo personale ricordo di Mike.

Preferisci quando ti chiamano con il tuo cognome o con quello di Mike?
Il cognome Bongiorno lo sento più vicino ai miei figli e alle rispettive famiglie, con cui ho trascorso questo periodo nella nostra casa sul Lago Maggiore, dove conserviamo anche le ceneri di Mike. Allo stesso modo, ho una profonda appartenenza verso la mia famiglia di origine, mi fa piacere anche essere chiamata Zuccoli. Normalmente sul lavoro utilizzo Zuccoli, nella mia vita invece Bongiorno, ma non faccio particolari distinzioni.

Sui social con quale cognome ti sei iscritta?
Non sono mai stata su alcun social, non leggo cosa dicono di me e le uniche cose che cerco su Internet sono quelle che riguardano la Fondazione. Non sono per niente interessata ad apparire, anzi faccio di tutto per non apparire. L’unica occasione in cui sono andata ovunque è stata quella del decimo anniversario della scomparsa di Mike: 48 ore a reti unificate, poi sono sparita.

Come mai non ami apparire?
Era Mike il personaggio, non ho mai voluto fare come certe persone che hanno sfruttato la notorietà dei mariti, piuttosto che dei padri. Io sto bene così, sono felice e fortunata di aver avuto un marito come Mike che porto sempre dentro al mio cuore.

Come vi siete conosciuti tu e Mike?
Ci siamo intravisti una prima volta a Milano, trascurabile se non fosse gli ha permesso di ricordarsi di me poco tempo dopo. Mentre ero in viaggio con degli amici verso Monopoli – infatti – ho sentito che quel giorno si sarebbe tenuta una serata in piazza con Mike. Così ho pensato di andare a salutarlo: ho attraversato una piazza gremita per la sagra di paese e mi sono arrampicata sul palco per salutarlo. Lui mi ha riconosciuto, mi ha fatto salire e mentre ci salutavamo mi ha invitata a Vulcano. Dopo un po’ di giorni, sono andata a trovarlo.

Il suo lato professionale come lo hai vissuto: lo accompagnavi spesso sul lavoro?
Come non amo apparire oggi, non lo amavo neanche all’epoca. E questa era anche l’unica fonte di disaccordo tra me e Mike: io non avevo mai voglia di fare foto, copertine e di andare in tv. I primi tempi l’ho fatto, anche perché ero giovane, ingenua e andavo dappertutto. Ma poi con il tempo ho cercato di andarci poco, solo qualche volta quando c’erano occasioni importanti.

Una cosa che ha sempre colpito di Mike, oltre alle qualità che tutti ricordano, era la sua professionalità.
Lui era una persona perbene e seria e lo era in tutti gli aspetti della sua vita, lavoro compreso.

Ma è vero che avete fatto tantissimi viaggi assieme?
Appena aveva un po’ di vacanze partivamo con i figli e viaggiavamo tantissimo. Mike amava molto l’America, le foreste, i “coast to cost” e negli ultimi anni anche molto l’Oriente.

Qual è il viaggio che ricordi con più nostalgia?
Non ce n’è uno in particolare, era tutta l’atmosfera che poi si ricreava in maniera diversa a seconda dell’età dei figli. A me piaceva molto questa idea di partire “on the road”, con la macchina, le valigie, dormendo nei motel…

A proposito di figli, che ricordo hai di Mike come papà?
Anche in questo è sempre stato diverso: con i primi figli era un papà giovane, molto distratto dal lavoro. La nascita in tarda età di Leonardo invece, anche se era un periodo in cui lavorava tantissimo, l’aveva talmente emozionato che si era messo a fare il papà a tutti gli effetti con pannolini, biberon e via dicendo.

Tu invece che mamma sei?
Anche io sono molto cambiata. Con il primo avevo vent’anni ed ero sicuramente più distratta, avevo più voglia di libertà. Con l’ultimo invece sono stata più presente, anche perché l’ho fortemente voluto a costo di fare un terzo cesareo. Non apprensiva, quello no: non lo sono di natura.

Ci sono caratteristiche dei tuoi figli in cui ritrovi Mike?
Ognuno di loro ha qualcosa di lui, sicuramente dal punto di vista fisico: qualcuno gli assomiglia di più nei lineamenti e qualcuno nell’incedere, nel camminare o nel parlare. Anche il suo essere perbene e avere dei valori profondi, Mike lo ha trasmesso a tutti loro. Non solo aspetti positivi, qualcuno ha preso da lui anche l’essere brontolone.

Qual è l’eredità spirituale che Mike ti ha lasciato?
Sono davvero tantissime, ma se dovessi dirti una cosa che sento molto – oltre naturalmente all’allegria e alla creatività – è la sua bontà. E questa l’ha lasciata in eredità a tutta la sua famiglia: nessuno di noi oggi riesce ad essere cattivo. Del resto, anche quando sgridava un concorrente lui lo faceva da papà, da buono. Trasmetteva molta sicurezza, per questo è entrato nelle case degli italiani come uno di famiglia: era lo zio, il padre e il fratello buono.

Questo fatto che fosse diventato uno di famiglia, amato da tutti, ti ha mai resa gelosa?
Un pochino sì, anche se non avevo gelosia nei confronti delle altre ballerine o ragazze da cui era circondato. Più che gelosa, ero possessiva nei confronti del suo tempo, che lui trascorreva lavorando o assieme ad altre persone. Lui si dedicava moltissimo al suo pubblico: mi ricordo che una volta in Piazza San Marco durante una vacanza a Venezia, siamo stati circondati da centinaia di persone e lui è stato ore a firmare autografi e fare foto con tutti. Io questo suo aspetto l’ho compreso profondamente solo dopo che è morto. Quando alla sua camera ardente ho visto una processione di migliaia e migliaia di persone, durate tre giorni, ho capito perché lui si sentiva bene con la gente.

Che effetto ti ha fatto vedere queste migliaia di persone che si presentavano come fossero di famiglia?
Neanche lui avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo con la sua morte: il Duomo gremito, tutti i suoi amici presenti, le televisioni… Quando ho rivisto quelle scene, ho capito che era successo qualcosa di davvero incredibile.

Quanto hai impiegato ad accettare la perdita, traumatica in quanto inaspettata?
Mike era l’ultimo al mondo a pensare che un giorno sarebbe morto, anzi credo pensasse di essere eterno perché ogni volta diceva “l’anno prossimo faremo questo, poi quello”. In questo senso è stato traumatico, perché nessuno di noi ci aveva mai pensato alla morte. Oggi ho superato il trauma della perdita, ma Mike non è mai andato via del tutto, c’è sempre. Lo sento molto vicino: è e sarà per sempre dentro di me.

Vedi dei nomi fra i giovani conduttori che possano essere considerati suoi successori?
Non saprei indicarne uno. Io amo moltissimo Fiorello, anche se non lo considero il suo successore dato che fanno due televisioni molto diverse. Però assieme erano una coppia meravigliosa, unica. Quando vedo Rosario vedo anche Mike, perché erano sempre assieme, complementari. Poi voglio molto bene e stimo molto anche Fabio Fazio, un altro mio carissimo amico.

Oggi presiedi una Fondazione che porta avanti una serie di progetti e attività in memoria di Mike.
Abbiamo portato avanti i suoi stessi valori, attraverso donazioni e raccolte: abbiamo fatto delle aste, degli spettacoli e molte altre attività, portando aiuto a chi in quel momento era più bisognoso. In questo periodo abbiamo fatto una donazione di 100mia euro a Bergamo: è stato terribile vedere le immagini che arrivavano e sono sicura che anche Mike avrebbe fatto la stessa cosa.

Come pensi avrebbe vissuto Mike questo periodo?
Ci ho pensato tanto in questi giorni: sarebbe stato molto anziano e l’avrebbe vissuto con evidente paura. Allo stesso tempo però, era una persona molto coraggiosa: diceva sempre che dopo quello che gli era successo da ragazzo, non aveva più paura di niente. Penso quindi che avrebbe affrontato questo periodo con coraggio e speranza, ma allo stesso tempo con molta cautela.

In questo preciso momento cosa starebbe facendo?
Se fossimo stati al lago, a quest’ora sarebbe stato a leggere il suo giornale. Oppure a giocare a tennis, perché amava molto muoversi e tenersi in allenamento. Era un uomo molto sportivo, da ragazzo aveva fatto tante gare di atletica leggera. Anche il suo lavoro lo ha iniziato grazie allo sport: quando era a Torino seguiva le gare per La Stampa e il direttore dell’epoca ha iniziato a fargli fare le telecronache. La carriera di Mike è iniziata così.

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