Cristina Plevani: “Non aspetto il principe azzurro. Io mi salvo da sola”

"Un figlio da sola? ho amato troppo mio padre per privarlo della figura paterna. La sofferenza per la sua mancanza mi accompagna anche adesso"

Irene Vella Giornalista televisiva

“Il mondo dello spettacolo non ti cambia, sono le persone che cambiano, spesso in conseguenza del potere lavorativo cui ti associano. Non ho mai avuto bisogno di essere definita dal ruolo televisivo che avevo, perché ho sempre saputo chi fosse Cristina davvero. Forse adesso è il momento che lo capiscano anche gli altri.”

Per me l’intervista potrebbe finire qui, con queste poche semplici frasi, che però dicono tanto, perché sono un concentrato della vera essenza di quella ragazza che uscì dal primo Grande Fratello con un soprannome che invece non la definiva realmente: la cenerentola triste. Lei non ha mai vissuto aspettando di essere salvata dal principe azzurro. Si è sempre salvata da sola.

Io e Cristina ci siamo conosciute per caso sui social, siamo diventate amiche a colpi di Messenger, poi siamo passate su WhatsApp a commentare i vari reality in diretta, poi un giorno mi ha fatto arrivare a casa una maglietta pazzesca con Lady Oscar dipinta a mano e lì ho capito quanto fosse speciale. Non per il regalo in sé, ma per la cura ed il pensiero con cui aveva preparato il pacchetto e con cui aveva scritto il biglietto. Si era presa la briga di capire quali fossero i miei desideri, quali le cose che potessero piacermi, e aveva fatto un regalo azzeccatissimo per i miei gusti. A volte non ci riescono nemmeno le persone che ti stanno vicino da tanto. Questa è la cura di cui parlo.

E pensare che la sua è stata l’edizione del GF che mi ha fatto più scalpitare, sorridere e piangere allo stesso tempo. A quel tempo lavoravo alla Vodafone, che era ancora Omnitel, lavoravo su turni di otto ore che cominciavano alle 7 e finivano alle 24. Il giovedì sera se per caso mi capitava un 16/24 cercavo subito un cambio perché dovevo tifare, sognare con i concorrenti. E lei è sempre stata la mia preferita. Schietta, sensibile, diretta, sincera. Senza filtri. Tanto che al quinto giorno baciò uno dei coinquilini tenendo incollati sedici milioni di spettatori per capire l’evoluzione di quella storia. Era il 14 settembre del 2000 quando andò in onda la prima puntata del padre di tutti i reality, a distanza di vent’anni vi racconto in esclusiva la Cristina Plevani che conosco.

Partiamo proprio da lì. Tu hai deciso di partecipare al GF perché avevi perso da poco i tuoi genitori e avevi paura di rimanere da sola?
No, non è mai stata quella la motivazione. Mi ricordo che vidi passare sullo schermo in sovrimpressione questa scritta, e pensando fosse un concorso per un cortometraggio lascio i miei dati. Mi richiamano per il primo, secondo e terzo colloquio e io ho sempre pensato che non sarei mai entrata, anche quando invece mi comunicarono che ero stata scelta come uno dei concorrenti. Non sono entrata per solitudine. Non avevo ancora metabolizzato la perdita dei miei. Sono entrata pensando di fare una vacanza con dei nuovi amici, e quello è lo spirito con cui ho affrontato i mesi di reclusione. La mazzata e il dolore sono arrivati una volta che sono uscita. Per me il GF è stato una parentesi, bella, incredibile, speciale, ma fa parte di una sfera che non riguarda il mio privato, le mie emozioni, l’elaborazione del mio lutto. Io non sono il Grande Fratello. Io ho fatto il Grande Fratello. Ma la vita di Cristina esisteva anche prima e, con i suoi alti e bassi, mi piaceva tanto.

Sei entrata in punta di piedi in un mondo, quello dello spettacolo, che non ti apparteneva ma che in poco tempo ti ha travolto e adottato, almeno per un po’. C’è qualcosa che non hai raccontato che ti ha colpita, anche in negativo, che vuoi condividere?
C’è un episodio che non ho mai raccontato a nessuno che davvero mi ha colpita in negativo. Eravamo alla registrazione della premiazione dei Telegatti che stava durando tantissimo, ad un certo punto sale sul palco Liz Taylor ed inizia a raccontare di Richard Burton, il suo grande amore. Alle mie spalle era seduto un gruppo di attrici italiane, molto famose, iniziarono a ridere di lei, anzi sghignazzavano proprio, come tante delle persone presenti, solo perché questa donna, una delle attrici più famose del mondo, non era lucidissima. Quelle prese in giro, quel darsi di gomito, l’ho trovata una delle più grandi mancanze di rispetto a cui abbia mai assistito, nei confronti di un’icona mondiale. Ho pensato che se il mondo dello spettacolo significava quello, non mi ero persa nulla. 

Gli aneddoti positivi sono le persone, le belle persone incontrate negli anni. Ho un ricordo particolare speciale nei confronti di Lorenzo Riva, lo stilista, che venne al mio compleanno e mi chiese di sfilare per lui a Piazza di Spagna, indossando uno dei suoi meravigliosi abiti, è stato davvero come sentirsi una principessa per una notte. Un altro ricordo meraviglioso riguarda Leo Gullotta, erano i tempi del Bagaglino, un teatro di artisti pazzeschi, a fine serata mi invita nel suo camper per fare due chiacchiere, e mi sbuccia un’arancia, lo so sembra una banalità, ma non lo è. Perché in tv spesso ci sono quelli che fanno gli amici solo fino a quando la luce della diretta è accesa, quando si spenge non si ricordano nemmeno il tuo nome. Ho trovato quel gesto così tenero, affettuoso e familiare, che me lo sono portato dietro tra i ricordi più belli.

Parlando di quegli anni, c’è qualche occasione, qualche treno perso di cui ti sei pentita davvero?
Mi ricordo che dovevo andare a Napoli a fare un provino per una fiction, forse La Squadra, ma non ne sono sicurissima, era il 2001. Non mi sono presentata. Avrei avuto bisogno di qualcuno che mi accompagnasse, che mi aiutasse e soprattutto che credesse in me. Non mi sono presentata perché mi sentivo insicura, non all’altezza della situazione, avrei davvero avuto bisogno di qualcuno accanto che mi dicesse: “Io credo in te Cristina, vai che ce la puoi fare.” E invece ero sola. La mancanza di autostima mi ha tagliato le gambe.

Che ricordi hai di quando hai fatto l’inviata per Verissimo?
Eravamo stati ospiti a Chi vuol essere milionario per beneficenza, finita la trasmissione mi chiamarono nell’ufficio di Enrico Mentana, indossavo un paio di jeans neri, una canotta, un giubbino di pelle e dei bikers, pensavo davvero che non mi avrebbe minimamente presa in considerazione, ed invece lui mi chiede a bruciapelo: “Ti va di fare l’inviata per Verissimo?”. E così è cominciata quell’avventura grandiosa insieme a Enrico Silvestrin, alcune persone conosciute in quel frangente me le porto ancora dietro, come per esempio Donatella Calembo, che lavorava per LatteeMiele. Verissimo con Cristina Parodi e Rosa Teruzzi è stato uno dei periodi televisivi più belli, mi sono davvero sentita apprezzata per quello che facevo.

Parliamo di uomini. Sei più da uomo romantico, o da ringhiera, come si dice in Maremma?
Io adesso non voglio legarmi, sto bene con me stessa, non credo nel romanticismo, o forse sono disillusa, o sono diventata arida, ma per me l’amore è una roba seria, non riesco ad avere la leggerezza di chi passa da una storia all’altra sempre con il sorriso stampato in faccia. Forse sono sbagliata io, ma non credo l’amore vero sia così. Adesso vorrei una storia dove praticare sesso mentale, ma credo sia impossibile. Certo se domani perdo la testa in un attimo mi rimangio tutto quello che ho detto. :)

Hai mai pensato di avere un figlio da sola?
Anni fa una mia amica, che si preoccupava per me, mi chiese se avrei voluto un figlio, anche forse in maniera egoistica, per non rimanere da sola. Ma io fino a questo momento non ho avuto istinto materno, nemmeno quando insegnavo nuoto ai bambini, nonostante tutti mi dicessero che ci fossi portata e loro mi adorassero. Alla fine della lezione loro tornavano dai loro genitori ed io mi sentivo sollevata dal non avere quella responsabilità. O forse semplicemente sono stata una figlia unica femmina amatissima da suo padre, che con lui ha avuto un rapporto stupendo, non riuscirei mai consapevolmente a privare mio figlio della figura paterna. Che ancora oggi mi manca da impazzire. Essere madre senza poter dare la possibilità a mio figlio di avere un papà, non rientra nella mia concezione di famiglia. In tutte le storie che ho avuto non ho mai guardato all’uomo che mi stava vicino immaginandolo come il padre perfetto dei miei bambini. Ogni tanto ci penso a come potrebbe essere, o a come sarebbe potuto essere, essere madre, ma credo che la sofferenza del passato abbia influito sulla difficoltà di creare legami duraturi.

Lo scorso anno ti sei licenziata e sei partita per il Cammino di Santiago, perché lo hai fatto?
Non è stata una scelta mistica, né dettata da motivazioni religiose. Io scherzando ho detto che forse a settembre ho avuto una crisi di mezza età e siccome non sono abituata a stare ferma senza fare niente, non era concepibile licenziarmi e rimanere a casa. La scelta è caduta sul Cammino, perché volevo stare da sola con i miei pensieri, facendo qualcosa che mi avrebbe anche provocato del dolore fisico, perché sono pure masochista, ma in realtà con il mio nanetto (il cane di Cristina) non mi sono mai sentita davvero sola, lui non parla, ma fa tanta compagnia. Non sono partita con delle domande precise, ma sono tornata con delle risposte che mi hanno permesso di alleggerire il peso di pensieri negativi che mi portavo dietro da vent’anni, è come se la rabbia covata per tutto questo tempo fosse rimasta imprigionata nelle scarpe del Cammino. Una liberazione.

Che cosa vuole fare da grande Cristina? Torneresti in tv?
Mi piacerebbe molto un programma di confronto tra il mondo maschile e il mondo femminile, ma senza urla, senza polemiche, un dialogo sano dove raccontarsi e ascoltare. Oppure un programma come La Mala EducaXXXion che andava in onda qualche anno fa sulla 7, che parlava di sesso, ma in modo pulito. Ma dal momento che sono concreta forse è arrivato il momento di comprare qualcosa di mio e mettere in pratica tutto quello che ho imparato negli anni. Ho la fortuna di vivere ad Iseo, un posto turistico, la sera stacco dal lavoro e alle 19 sono davanti al lago a bermi un aperitivo, con il sole che tramonta negli occhi. E c’è chi ancora pensa che io sia una sfigata perché non lavoro in tv. Ma sono profondamente convinta che queste siano le cose che facciano la differenza nella vita di una persona.Ero Cristina anche prima del GF, sono semplicemente tornata ad esserlo. 

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