Alessandro Egger, il principe azzurro è Drag

Dalle bombe di Belgrado alle passerelle di Versace, senza dimenticare l'odore del paese dove è cresciuto, perché la strada non dimentica.

Irene Vella Giornalista televisiva

È difficile guardare Alessandro Egger e non pensare al principe azzurro, e soprattutto è difficile rimanere concentrati tanta è la sua bellezza. Di sicuro dopo essere incappata nel suo profilo Instagram, mentirei se dicessi di essere rimasta colpita dal suo ingegno, difficilmente visibile attraverso le foto. Eppure dopo aver letto alcuni scambi di battute con i suoi followers, ho intravisto ironia e sarcasmo, che raramente si discostano dall’intelligenza, sono caratteristiche impossibili da conciliare con menti ottuse. Dopo aver scoperto i suoi video vestito da donna, il suo alter ego, Alexandra, e la sua lotta all’ignoranza e alla superficialità, l’ho adorato, ed ho deciso di intervistarlo.

Capelli biondi, occhi cerulei, fisico pazzesco e voce profonda, un concentrato di testosterone, il tutto condito da una gentilezza e una sensibilità fuori dal comune, che scopri al primo vocale scambiato, dove ti accorgi che il ragazzo oltre ad essere dotato di un bel corpicino è anche, e forse soprattutto, dotato di un cervello funzionante. Lo capisci dalle risposte, mai banali, di una persona che parla in italiano e pensa in inglese, e cerca di essere il più sincero possibile per prenderti per mano ed accompagnarti nel suo mondo, fatto di origini umili orgogliosamente rivendicate, di una strada che non dimentica, di determinazione e di gratitudine. In esclusiva per le lettrici di DiLei, Alessandro Egger: biondo, bello, eterosessuale, segni particolari Drag.

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Fonte: Madalina Doroftei

Chi è Alessandro?
Sono un sognatore, convinto che con il duro lavoro si ottengano grandi risultati, un ragazzo che è partito dal nulla e che vuole riscuotere quello che non ha avuto da piccolo, raggiungendo la felicità. La passione e i sogni nella mia vita sono sempre venuti prima di qualsiasi altra cosa. Sono Un tenero, un amante dell’esperienza e della condivisone, adoro esplorare sia nella vita, che dal punto di vista lavorativo, tanto è vero che sono passato dalla tv al cinema, alla moda al canto, al rap. Non mi fermo mai, guardo sempre avanti.

Sei nato a Belgrado nel 1991, in pratica con l’inizio della guerra, eri davvero molto piccolo, che ricordi hai di quel periodo?
Ero davvero piccolo, ma sono esperienze che ti lasciano un marchio, nel senso che durante tutta la mia adolescenza, e tutto il periodo post guerra, ti ritrovi con delle credenze e dei modi di fare che derivano da quelle situazioni, è come se tu le avessi tatuate, anche in modo inconsapevole. Ti ritrovi con un carattere molto rigido, impari l’importanza di rimanere uniti e di difenderti gli uni con gli altri, un comportamento militaresco. Poche emozioni, non esisteva il lasciarsi andare, era tutto incentrato sullo sport, sul raggiungimento dell’obiettivo, parlavamo tanto di politica, e questo modo di fare mi ha forgiato il carattere, rendendomi più forte e sicuro rispetto ai coetanei quando sono arrivato In Italia, ma lasciando anche delle ferite che si sono trasformate in corazza.

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Alessandro Egger a Venezia – Fonte: Getty Images

Nel 1996 ti trasferisci in Italia dove già viveva e lavorava tua madre, com’è stato il passaggio dalle bombe ai red carpet?
Quando mi sono trasferito in Italia, il passaggio da una vita molto umile alla possibilità di mantenermi attraverso l’arte, che fosse una pubblicità, un film, è stato un sogno, l’ho vissuto come un regalo e non ho mai desiderato fare nient’altro. Sono passato dalla guerra alla possibilità di lavorare all’interno di un mondo che avevo sempre adorato, è stata un’emozione grandissima, soprattutto essere riempito di attenzioni che non avevo mai avuto prima. È per questo che non ho mai voluto smettere, ed è per questo che metto tutto me stesso in ogni progetto, perché ritengo un privilegio fare il lavoro che si ama.

Sei tornato a Belgrado dopo la fine della guerra? Che effetto ti ha fatto?
In realtà sono tornato a Belgrado ogni anno, perché stavo con mia nonna, ed essendo lei serba e molto attaccata alla sua terra d’origine, la accompagnavo sempre, quindi non mi sono mai allontanato così tanto tempo da perdermi i suoi cambiamenti. Mi ha fatto molto più effetto tornare dopo aver raggiunto grossi risultati lavorativi, in particolare per scattare la copertina di Men’s Health, perché ero così orgoglioso di mostrare la terra dove sono nato, così bella e piena di talento, ma in qualche modo ho dovuto faticare per “riconquistare” gli amici con cui sono cresciuto, perché mi hanno visto cambiato, hanno faticato a ritrovare il ragazzino in tuta e air max. Solo che la strada individua il vero, tu puoi anche evolverti, ma se rimani vero, la strada ti riconoscerà sempre, una volta superata questa barriera di diffidenza hanno capito che dentro quei vestiti d’alta sartoria e davanti alle telecamere c’ero sempre io, Alessandro, ed è stata un’emozione pazzesca.

 Come hai deciso di diventare modello?
Diventare un modello è stata una cosa del tutto inaspettata, in quel momento stavo cercando un lavoro qualunque per mantenermi a Milano, tra la fine delle riprese di Un medico in famiglia e le campagne vendita per uno show-room, sono infilato nella casa di moda Versace, proponendomi per qualsiasi impiego, dal bar al magazziniere, sono incappato nel casting director che mi ha trascinato in questo mondo, mi hanno prese le misure, fatto delle foto, e come le migliori delle favole, una settimana dopo ero con Donatella Versace e scattavo la campagna pubblicitaria, da lì la mia carriera è decollata in modo esponenziale. Ho lavorato con i più grandi stilisti italiani e con i migliori fotografi sulla piazza, e penso di dover dire grazie al mio modo di essere, perché metto sempre tutto me stesso in ogni progetto, e questo alla fine fa la differenza, e le persone con cui lavori se ne accorgono.

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Alessandro Egger per Versace

Nel 2017 hai partecipato a Pechino con tua mamma, il reality per voi è finito quasi subito, e anche il rapporto madre/figlio è scricchiolato non poco. Avete fatto pace?
Ho sempre desiderato partecipare a Pechino Express, avevo fatto un primo provino con il mio migliore amico, e speravo davvero di entrare, invece è successo dopo quattro anni e con mia mamma. La parte iniziale è stata forse dura come la gara e il viaggio in sé, perché mi spaventava molto partire con mia madre, pensavo e speravo che questo viaggio ci avrebbe unito, ed invece è stato un disastro, perché non eravamo (e non siamo) compatibili, siamo come l’alpha e l’omega, dotati di pensiero differente e questo ci ha portato a litigare anche dopo, da lì il nostro rapporto si è indebolito talmente tanto che alla fine ci siamo staccati, e adesso non ci parliamo nemmeno più. Capita di incontrarsi, ma non c’è comunicazione ed ognuno fa la propria vita distante l’uno dall’altra, perché non siamo compatibili, a volte bisogna accettare il fatto che certe persone non siano fatte per stare insieme e bisogna lasciarle andare per raggiungere la serenità.

Raccontaci una cosa che non hai mai detto a nessuno, tanto rimane tra noi e milioni di lettrici…
A diciannove anni sono stato il driver di Gloria Gaynor, la famosa cantante di I will survive, l’ho accompagnata in tour per tutta l’Italia, e sono riuscito a trasformare in epico anche quest’impiego, perché anche se dovevo occuparmi solo dei suoi spostamenti, è nata una meravigliosa amicizia con lei, ci siamo continuati a scrivere e a frequentare anche dopo. E in macchina ci raccontavamo i nostri segreti e commentavamo i gossip, ci siamo divertiti tantissimo. Non lo sapeva quasi nessuno.

Durante la quarantena sei diventato una magnifica drag Queen spopolando su Instagram con i tuoi video in cui diventavi Alexandra, indossando abiti femminili, con la complicità e i suggerimenti della tua ragazza. Com’è nata quest’idea? 
La genesi è stata durante una challenge di Tik Tok con Madalina (la sua fidanzata), era quella in cui si spengeva la luce, e quello accanto a te si metteva i tuoi abiti, nel momento in cui mi sono messo i suoi vestiti dentro di me è scattato qualcosa, e il giorno dopo durante una sfida con un’influencer rumena (Ruxsio) mi sono presentato vestito con un body nero e delle calze a rete con la musica di Rihanna a sua insaputa, da lì è partito tutto; dopo ho fatto una diretta con Tommaso Zorzi e nel giro di poco il video è diventato virale. È stato illuminante perché ho capito che tanti ragazzi hanno paura di esprimersi, e si vergognano a mostrare la loro parte femminile perché rendere visibili le proprie emozioni in questa società è difficile.

Molti mi vedono come un maschio privilegiato che si veste da donna, ma io voglio dare voce, in un modo diverso, a tutti quelli che non riescono a farlo, perché soffrono il giudizio degli altri, ai ragazzi che hanno paura di uscire, a quelli bullizzati e picchiati. Io non temo l’esposizione perché lo faccio con sincerità e in modo genuino, la gente questo lo capisce, è sempre l’amore e la cura con cui si intraprendono le azioni a fare la differenza. Secondo me riusciremo a vincere l’omofobia nel momento in cui le persone riusciranno a mettersi nei panni degli altri, a capire che l’universo si basa sulle diversità, spero che la conoscenza e l’arte aiuti a far superare le fobie legate a ciò che non si conosce, basterebbe davvero poco. Bisognerebbe sempre guardare a quello che mancherebbe se non ci fossero quelle persone considerate diverse, secondo me sarebbe un mondo incompleto, e probabilmente anche molto più triste.

Etero e drag quindi si può fare?
Certo che sì, dovrebbe essere la base. Ma non per prendere in giro il mondo Drag o il mondo femminile, utilizzandolo come vestito di carnevale. Se ti vesti da donna, devi fare la donna, devi sentirti donna, altrimenti non farlo, se vuoi interpretare un ruolo per denigrarlo hai sbagliato tutto. Ci vuole rispetto.

 Sei felice?
Ogni giorno sono felice, da quando mi sveglio ho un rituale, cerco di prendermi un momento solo per me per essere grato per tutto quello che ho fatto e per quello che farò. Certo ci sono momenti di up and down, come tutti, ma cerco di farli durare il meno possibile, perché ho davvero tutto quello che si possa desiderare dalla vita per sorridere. Una compagna che è anche la mia migliore amica, la mia musa, la mia confidente, pochi amici sparsi per il mondo, che sono come fratelli e un lavoro che amo e che si evolve con me. Date valore alle cose che hanno veramente valore, perché la felicità è il piatto principale della vita, tutto il resto è solo un contorno.

Madalina Doroftei e Alessandro Egger

Madalina Doroftei e Alessandro Egger – Fonte: Getty Images

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