Perché la pancia non va via? I motivi per cui non perdi il grasso sull’addome

È il cruccio di molte donne e uomini, ma con i giusti consigli alimentari è possibile ridurre i centimetri e ottenere un ventre più piatto

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Con il passare degli anni, è esperienza comune di molte donne e uomini accumulare grasso in particolare nell’addome, una zona anatomica dove è molto difficile perdere qualche centimetro. 

Le cause? Sono alimentari e ormonali: basti pensare a come si trasforma il corpo femminile con la menopausa. Ma se ci sono delle condizioni naturali che non è possibile evitare, attraverso una scelta ragionata degli alimenti che portiamo in tavola, si può dire addio ai centimetri di grasso in eccesso.

Il grasso viscerale

“Sotto la cute dell’addome – spiega il prof. Pier Luigi Rossi, medico specialista in scienze della alimentazione e medicina preventiva ad Arezzo – è presente uno strato di grasso sottocutaneo, poi si trovano i muscoli addominali e infine c’è la cavità addominale, nella quale sono ubicati i visceri, l’intestino, il fegato, il pancreas e altri organi. Qui è collocato anche il grasso viscerale”.

Un tipo di grasso potenzialmente dannoso per la salute perché, oltre a mettere a rischio il sistema cardiovascolare e a predisporre al diabete mellito di tipo 2, è composto da adipociti voluminosi responsabili della secrezione di citochine, le stesse proteine infiammatorie che abbiamo imparato a conoscere durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus, dannose per la salute.

“Queste molecole lipidiche e infiammatorie – sottolinea il prof. Pier Luigi Rossi – sono drenate dal sistema linfatico addominale per essere veicolate verso il dotto toracico, che porta il grasso nel sangue venoso. In condizioni di insufficiente drenaggio metabolico del sistema linfatico, però, si creano condizioni di difficile rimozione della massa adiposa dal grasso viscerale, il quale aumenta di massa e contribuisce, in questo modo, all’espansione della circonferenza addominale, della pancia”.

“Il grasso viscerale, inoltre, è uno dei responsabili della comparsa di steatosi epatica e dello stato di insulino-resistenza che può portare a una netta difficoltà a perdere grasso e peso corporeo”, mette in guardia l’esperto.

“Un altro svantaggio della presenza di grasso nell’addome è che questo si accompagna a una riduzione di massa magra muscolare. E proprio nei muscoli sono presenti i mitocondri, organelli piccoli, ma molto attivi, che hanno la funzione di ‘bruciare’ al loro interno gli acidi grassi saturi. Con la riduzione della massa muscolare, quindi, anche il numero dei mitocondri diventa più piccolo e si genera un accumulo progressivo di grasso, con aumento di peso corporeo. Si viene a creare un vero e proprio circolo vizioso. Dimagrire diventa difficile ed ecco perché la pancia non si riduce”.

Cosa mangiare per dimagrire sulla pancia

Per ridurre la presenza di grasso viscerale in eccesso bisogna favorire la funzionalità del tessuto adiposo: “Se il tessuto adiposo addominale e sottocutaneo è infiammato per la presenza di citochine date dagli adipociti aumentati di volume – racconta il prof. Pier Luigi Rossi – l’ossigeno diminuisce, il tessuto connettivo si altera e si ha una difficoltà a perdere grasso”. 

La dieta ideale prevede un’alimentazione ovo-pesco-vegetale. “Vitale ed essenziale – spiega il medico – è la riduzione del carico degli alimenti contenenti acidi grassi saturi (formaggi, salumi, alimenti di origine animale, con eccezione del pesce e delle uova) e dei carboidrati glicemici, senza però abolirli del tutto. Bene i cereali integrali e i legumi (meglio le lenticchie e ceci) e i semi oleosi ricchi di preziosi acidi grassi omega 3; no, invece, agli alimenti composti con farina come pane e pasta. Importante è poi assumere la giusta quantità di fibra, capace di apportare grandi benefici all’igiene e al benessere intestinale e di ridurre l’indice glicemico del pasto, contribuendo al dimagrimento”.

Infine, è essenziale bere almeno 8-10 bicchieri di acqua durante tutta la giornata, senza trascurare naturalmente l’attività fisica. “In particolare – conclude il prof. Pier Luigi Rossi – quella aerobica, ma anche di resistenza, attraverso l’uso di elastici e resistenze, per incrementare la massa magra muscolare in braccia e tronco e avere più mitocondri per ‘bruciare’ il grasso”.

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