Obesità androide e ginoide: scopri il tuo biotipo e le differenze

Ha un fisico a “mela” o a “pera”? Essere a conoscenza se si ha una obesità di tipo androide o ginoide può aiutare a preservare la salute 

Foto di Luana Trumino

Luana Trumino

Editor specializzata in Salute&Benessere

Non solo il calcolo dell’Indice di Massa Corporea o la misurazione del girovita: un altro indice utile per descrivere la distribuzione corporea del tessuto adiposo e la sua correlazione con i rischi per la salute, è il rapporto tra la circonferenza della vita e la circonferenza dei fianchi. 

Questa misurazione permette di scoprire se si ha una obesità di tipo androide, detta anche a “mela”, oppure di tipo ginoide, detta anche “a pera”.

Come scoprire il proprio biotipo

Per prima cosa occorre prendere le misure di vita e fianchi.

La circonferenza della vita si misura in posizione eretta, al termine di un’espirazione, ponendo il centimetro nel punto medio dello spazio compreso tra il margine costale inferiore e la cresta iliaca antero-superiore. 

La circonferenza dei fianchi, invece, si misura in corrispondenza della parte più sporgente dei glutei.

Secondo le Linee guida per una sana alimentazione (Rev. 2018), il rapporto vita/fianchi dovrebbe essere inferiore a 0.90 per gli uomini e 0.85 nelle donne. Valori superiori sono correlati a un più elevato rischio per malattie cardiovascolari, diabete e tumori. 

Questo rapporto identifica l’eccesso di peso di tipo androide o “a mela” quando è maggiore di 0.85 e ginoide o “a pera” quando è inferiore a 0.79.

Biotipo androide o “a mela”

Questo biotipo è caratterizzato dall’accumulo di grasso nella parte alta del corpo, sopra l’ombelico: collo, spalle, braccia, seno, torace, zona lombare, zona addominale. Ha una configurazione corporea a “mela” con vita e fianchi larghi e valori pressoché paralleli. Gran parte del grasso corporeo viene accumulato nei depositi viscerali (tessuto adiposo intra-addominale) e meno in quelli superficiali (tessuto adiposo sottocutaneo). 

Questo tipo di obesità, definita anche viscerale o centrale, è più comune nei maschi, ma può presentarsi anche nelle donne, soprattutto dopo la menopausa, a causa del calo degli estrogeni. La tipologia dell’obesità femminile, infatti, cambia e si mascolinizza nelle diverse fasi della vita, diventando, da ginoide che era, progressivamente intermedia e poi decisamente androide, proprio per effetto di un aumento del grasso in sede addominale rispetto a quello dei glutei e dei fianchi. 

Rischi per la salute

Tutte le principali ricerche scientifiche hanno dimostrato che un eccessivo accumulo di tessuto adiposo nella parte superiore del corpo rappresenta un fattore di rischio patologico responsabile di comparsa malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, incremento di citochine, steatosi epatica (fegato grasso). 

Le persone appartenenti al biotipo androide presentano anche una maggiore concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia), causata dalla riduzione della sensibilità all’insulina nelle cellule metaboliche attive, in particolare nelle fibre muscolari. L’eccessiva presenza di glucosio, anche senza arrivare al quadro clinico del diabete mellito di tipo 2, è un fattore di invecchiamento anatomico, metabolico, ormonale ed estetico dell’organismo. 

Un’altra condizione a cui è predisposto questo biotipo è quella di insulino-resistenza: l’insulina è presente senza esercitare la sua naturale funzione. 

L’obesità androide è altresì fortemente associata ad alti livelli di colesterolo totale e trigliceridi, bassi livelli di HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), ipertensione arteriosa, iperuricemia e rischio di gotta. 

Biotipo ginoide o “a pera”

Nell’obesità ginoide il grasso si accumula nelle zone inferiori del corpo, specialmente nelle cosce e nei glutei, oltre che nella zona addominale inferiore. Chi appartiene a questo biotipo presenta quindi una configurazione corporea cosiddetta “a pera”, con vita sottile e fianchi larghi, proprio come la forma del relativo frutto. 

“La grande predisposizione ad accumulare grasso nei fianchi, glutei e cosce della donna in età fertile – sottolinea il prof. Pier Luigi Rossi nel suo libro “Dalle calorie alle molecole. Il nuovo orizzonte del controllo del peso” (Aboca) – risponde a precise finalità, in particolare a garantire un’ampia riserva di energia necessaria per contrarre e portare a buon fine una gravidanza, per allattare e per mantenere il corpo a una temperatura corporea costante. Una gravidanza, infatti, ha un “costo energetico” corrispondente a circa 10 kg di tessuto adiposo. Tant’è che le donne troppo magre, quelle che non hanno un’adeguata quantità di grasso, presentano una ridotta fertilità. Ogni giorno di allattamento al seno, poi, richiede energia, ottenibile dal grasso accumulato nelle cellule grasse del tessuto collocato nella parte inferiore del corpo. La maggiore ripartizione del grasso sottocutaneo svolge, inoltre, una vitale funzione di “isolante” verso l’ambiente esterno a clima variabile e contribuisce a conservare il calore metabolico interno e una temperatura costante”. 

Rischi per la salute

L’appartenenza ad un modello ginoide di obesità è associata a un rischio significativamente minore di complicanze cardiovascolari, ma ad una maggiore esposizione a insufficienza venosa e linfatica negli arti inferiori, varici, cellulite, edemi.

Come accennato, con l’avanzare degli anni e dalla menopausa in poi, sotto l’influenza degli ormoni (si riduce il profilo degli estrogeni e del progesterone), il girovita si modifica e aumenta in centimetri. In questa situazione, si modifica il valore del “biotipo test” e si passa al biotipo androide, con tutti i rischi associati a questo tipo di obesità.

“La donna – raccomanda il prof. Rossi nel suo libro – per vivere in salute e a lungo, deve appartenere sempre, e in ogni fase della sua vita, al biotipo ginoide con valore inferiore a 0,85. Avere misurazioni nella norma è un passaggio selettivo vitale, non solo un banale problema estetico”.