Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla 2026, ecco perché dobbiamo cambiare il modo in cui parliamo di corpo e cibo

La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla accende i riflettori su un’emergenza che coinvolge sempre più bambini e adolescenti. I disturbi alimentari nascono spesso da silenzi, giudizi e pressioni quotidiane

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Giulia Biondi

Docente di Nutrizione e Formatore olimpico

Dottoressa in Biologia della nutrizione. Affianca alle attività di formazione e didattica, ricerca e consulenza, sviluppo di prodotti alimentari e ricette, quella di divulgatrice ed è diventata un’istituzione nel campo dell’educazione alimentare con il metodo didattico Bilanciamo®️.

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Sono qui oggi per parlare di un tema che mi sta molto a cuore e che dovrebbe essere celebrato tutti i giorni, non solo nel mese della sua giornata mondiale.

Oggi è la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla che nasce in Italia il 15 marzo 2012 su iniziativa di un papà per ricordare la figlia Giulia, morta a 17 anni nel 2011 a causa della bulimia mentre era in lista d’attesa per un ricovero.

La giornata è sostenuta dal Ministero della Salute e numerose associazioni per accrescere la consapevolezza su una problematica in forte aumento, specialmente tra i giovani.

Il tono sarà serio e profondo perché vorrei che queste riflessioni arrivino a tutti, che tocchino il cuore di tutti, che aprono gli occhi a tutti … se c’è qualcosa che non vogliamo riconoscere.

Sia che questo qualcosa appartenga a noi, sia che appartenga a qualcuno a noi caro, bisogna riconoscerlo, affrontarlo e scegliere sempre la cura migliore: l’amore.

Sono qui per parlare di disturbi alimentari e di quanto questi rappresentino ad oggi un vero e proprio cancro sociale che si insinua nelle case, nei posti di lavoro, nelle scuole e sulle piattaforme social.

Disturbi alimentari e bullismo, come possiamo dire basta

Il dato rispetto all’età insorgenza è preoccupante: parliamo di bambini di età tra i 7 e gli 8 anni. No! Questo non è giusto.

Questi bambini non nascono con un disturbo del comportamento alimentare ma è il manifestarsi di una sofferenza legata a variabili familiari e sociali che si porta dentro.

Un bambino che viene bullizzato, perché ha la pancia troppo gonfia o le cosce troppo grosse all’età di sette anni dai suoi compagni di classe e che smette di mangiare o mangia di nascosto, è un bambino che deve essere aiutato.

Ma come può essere aiutato da adulti che sono loro i primi a fare battute simpatiche e pizzicotti sul pancino morbido e sulle loro gambe?
Adulti che insegnano loro stessi a quei bambini che bullizzano i compagni, la differenza estetica di forme, colore e comportamentali?

Lo so che non posso pensare di cambiare il mondo attraverso un articolo, ma credo che qualcosa possa migliorare semplicemente tenendo conto di queste tre regole.

  1. La regola numero uno, che dovremmo rispettare noi adulti e che facciamo fatica a rispettare, è quella di non commentare il nostro corpo e quello degli altri. Non creare dell’immagine corporea un problema, un imbarazzo e non trasferire l’idea in tuo figlio/a di una bellezza diversa da quella legata all’unicità che appartiene ad ognuno di noi.
  2. La regola numero due è quella di non moralizzare il cibo. Non sei brava se mangi l’insalata e cattiva se mangi delle patatine, così come non devi dare la cioccolata a tuo figlio per premiarlo e lo minacci a suon di passato di verdura affinché si comporti bene.
  3. Regola numero tre: non portare tuo figlio di 6 anni dal nutrizionista perché deve dimagrire, ma sei tu genitore che devi andare a chiedere aiuto ad un professionista, affinché l’educazione alimentare di tuo figlio migliori. Un bambino di 6, 7, 10 anni non compra da solo ciò che deve mangiare, ne cucina da solo ciò che porterà in tavola o per merenda a scuola.

Sembrano tutte cose scontate e banali, ma masse insieme hanno creato un vero problema di salute nel mondo.

Stare a dieta non deve essere una prigione

Non è una novità degli ultimi anni che lo stare a dieta abbia portato centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze sull’orlo della morte.

Non parliamo di una problematica di serie B, ma i disturbi alimentari sono diventati per i giovani la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.

Non dipende solo dai social network, dalla moda, dalla storia o dal costume. Dipende da noi. Se possiamo cambiare le cose è ora di farlo ma se continuiamo a misurare il nostro valore in grammi in centimetri, purtroppo sarà difficile uscirne.

Tutto l’anno scrivo articoli per questa meravigliosa rubrica “Mangia Senza Stress” pensando di contribuire a rendere ogni giorno più felice le persone.

Quel rapporto con loro stesse e con il cibo che, dieta dopo dieta, è diventato una prigione, una mania di controllo, un insieme di tabù e false credenze difficili da scardinare e da riabilitare.

Parlarne è il primo passo verso la consapevolezza e la guarigione. Se pensi che questo articolo possa essere d’aiuto a qualcuno, condividilo.