Come gestire la rabbia senza fare male agli altri o a se stessi

In quale modo riuscire a gestire un’emozione come la rabbia, tanto potente quanto giusta ma in qualche caso pericolosa per se stessi o gli altri

Elisa Cappelli Pilates Trainer, Insegnante Tai Chi e Yoga Taoista, Movimentoterapista Laurea in Filosofia e Master in Giornalismo Internazionale LUISS. Trainer certificata CONI e FIF (Mat base e avanzato). Studia Anatomy in Motion (Gary Ward) e Qi gong.

Come nasce la rabbia e come riconoscerla

A volte la sofferenza ci porta a volere un riscatto. La mancanza di divertimento, l’assenza prolungata di piacere, il trovarsi spesso in situazioni stagnanti e frustranti, il portare rancore verso qualcuno/a che ci ha fatto male; si tratta di tutti fattori che conducono verso l’accumulo di una rabbia che va saputa riconoscere e gestire.

Si tratta di un sentimento primordiale, un istinto forte che non ha senso reprimere. A volte nasce da un torto che abbiamo subito o che sentiamo di aver subito. Bisogna prima di tutto capire che la differenza tra quel che percepiamo e quel che avviene sul dato reale: conta molto e dipende anche da come siamo stati/e educati/e, dalle cose che abbiamo dovuto sopportare, dai soprusi o dalle bugie che abbiamo sentito come ingiuste.

La rabbia sgorga e va fatta sgorgare. Come? Prima di farla uscire sarebbe importante riconoscerla, il che non significa attenuarla ma rendersi conto che se urliamo, se lanciamo oggetti, forse siamo preda di questo sentimento. Si tratta di comportamenti da cui possono scaturire esiti negativi, come vere e proprie aggressioni fisiche. La rabbia a volte porta a una violenza che diventa una forza estremamente distruttiva. Va detto che la violenza e l’aggressione non significano sempre espressione di rabbia, in quanto la rabbia rimane sempre un’emozione e persone tendenzialmente aggressive di natura possono lasciarsi andare a certe azioni anche senza provare rabbia. In altre parole, nei soggetti di natura tendenzialmente aggressiva e dominante, anche apatia e noia potrebbero scatenare azioni che classificheremmo come rabbiose ma che ricadono in una categoria diversa e vanno considerate come espressioni di un malessere latente di tipo diverso.

Pensiamo spesso alla rabbia come ad un impeto momentaneo, ma esiste anche un continuo rimuginare a livello mentale che porta ad accumulare questa emozione. Le reazioni che possono scaturire sono anche fisiche, come di una pentola a pressione che scoppia, e alcune volte vanno a intaccare la relazione che viviamo in modo importante, creando delle vere e proprie “cicatrici” difficili da sanare senza l’aiuto di un terapeuta esperto e con il continuo dialogo e la voglia di cambiare.

Tre consigli per gestire la rabbia

Quando nasce la rabbia la si sente prima di tutto nel corpo. Spesso investe lo stomaco, cambia la nostra espressione facciale in poco tempo, influenza il nostro modo di stare eretti sui nostri piedi e genera nervosismo che si riflette sulle mani e sull’uso che ne facciamo. Riconosciamo la rabbia nell’aggrottare violento delle sopracciglia, nel mostrare i denti, serrare la mascella, mentre gli occhi finiscono per diventare lucidi e a volte scendono lacrime senza controllo.

Vediamo insieme 3 consigli utili per gestire la rabbia in modo efficace.

Io non sono quel che provo

Quando sentite nascere questo sentimento, quando capite che lo covate da tempo, tornate nel qui e nell’ora. Non si tratta di un esercizio facile, anzi, un vero e proprio allenamento che ci mette i suoi tempi a dare i frutti. Eppure nel riconoscersi in questo stato occorre anche distaccarsi. Quel che proviamo non ci definisce e non ci incastra, non ci inchioda. A prescindere dal sentimento che si prova, dobbiamo ricordare che si tratta di qualcosa di transitorio che non definisce il nostro essere. Non identificarsi con la rabbia ma attivare l’osservatore esterno rimane il primo passo per esprimere in modo sano questa forza vitale.

Tornare al cuore

Il cuore viene messo a dura prova dal sentimento di rabbia e di frustrazione e mettersi una mano sul petto ci ricolloca immediatamente. Nel respiro e nel battito cardiaco noi troviamo piena risposta di quel che stiamo vivendo e del modo in cui questo influenza le nostre condizioni fisiologiche. Praticare questo esercizio anche in momenti lontani dalla rabbia consente di essere poi allenati/e quando ci si trova a vivere stati rabbiosi. Mettete una mano sul cuore prima di dormire. La riconoscerete sul petto anche in momenti di nervosismo acuto.

Urlare

Al mondo odierno, l’espressione della rabbia attraverso il gesto primordiale dell’urlo viene fortemente represso. Invece si tratta di un modo di sfogare utile, fisiologico e che ci mette in contatto diretto con la voce. Il corpo diventa una vera e propria cassa di risonanza e noi possiamo tirare fuori tutto quel che sentiamo represso e compresso. Ovvio, una buona terapia comportamentale e un percorso psicologico aiutano tanto a guardare da dentro il modo in cui gestiamo questa emozione e ci aiutano a sentirla come una vera e propria risorsa, in quanto la rabbia, a tutti gli effetti, rimane una risorsa che possiamo usare, sapendolo fare.

La meditazione e la respirazione profonda permettono di approcciarsi bene a un sentimento che in ogni caso va sfogato. Per quel che riguarda il poter esprimere attraverso l’urlo la rabbia, ricordiamo che a volte anche andare in natura, da soli/e e trovare un luogo dove il panorama si apra e ci si possa lasciar andare all’urlo diventa importante e veramente curativo. Dopo l’urlo ci si sente privi di forze ma anche pronti/e a riguadagnarne di nuove.

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