Tinto Brass innamorato di Caterina Varzi. E il racconto della malattia

Tinto Brass racconta del ricovero per ischemia in piena emergenza Covid e confessa a 88 anni il suo amore totale per la moglie Caterina Varzi

Tinto Brass racconta della malattia, dei giorni trascorsi in ospedale nel pieno della pandemia e dell’amore per sua moglie Caterina Varzi che non lo ha abbandonato un attimo.

Tinto Brass, 88 anni, si è appena ripreso da un’ischemia che lo ha colpito lo scorso gennaio. In una lunga intervista all’Adnkronos ha ripercorso i momenti vissuti in ospedale quando a causa dell’emergenza Covid si è sentito abbandonato, senza poter avere accanto la moglie Caterina, che ha sposato in seconde nozze nel 2017.

Racconta il regista: “Ho passato cinque giorni in pronto soccorso non mi rendevo conto di dove fossi, mi chiedevo dove fosse Caterina, perché non venisse e mi sentivo disperato. Poi ho capito che nessuno poteva entrare a causa del Covid, mi sono adeguato a quelle regole balorde. Ma sapevo che lei c’era sempre ad aspettarmi”.

Il legame con Caterina Varzi è fortissimo e a 88 anni Brass dichiara di essere profondamente innamorato di lei: “Vivo la mia vita serenamente e sono perdutamente, ‘grandemente’, innamorato di Caterina“. La morte, la vecchiaia, il Covid non lo spaventano affatto. Il suo atteggiamento verso il virus è chiaro: “Figuriamoci, lo lascio fuori dalla porta di casa” ed è pronto a riprendere il lavoro accettando la proposta di un produttore di “di girare il mio ultimo film da remoto”.

Quello che però lo atterrisce è il pensiero di lasciare sola la sua adorata Caterina, ma spiega: “Mi consola sapere che una donna come lei non resterà mai sola”. Quello che li unisce, racconta Brass, è “l’insofferenza che abbiamo entrambi rispetto all’ipocrisia e a tutto ciò che è la rappresentazione del potere. E poi c’è una libertà di fondo che ci unisce profondamente”. Ex psicoanalista, ex avvocato e attrice, con la Varzi il regista ha realizzato un corto Hotel Courbet con cui partecipò alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009.

Ripercorrendo quanto gli è accaduto lo scorso gennaio, racconta Tinto Brass: “Sono tornato a casa con la barba lunga, sembravo un barbone. Non ricordo di essere stato lavato per giorni. La situazione di emergenza per le misure anti Covid non può essere gestita con misure che limitano gravemente la libertà delle persone e il loro diritto all’affetto e alle cure nei momenti più difficili”.

Il regista era ricoverato nell’ospedale di Roma Nord, in sofferenza per l’emergenza Covid. I posti letto mancavano ed è stato grazie all’intervento di sua moglie che, aiutata dall’avvocato Rita Rossi, ha scritto una lettera alla direzione sanitaria per denunciare il caso di suo marito. E dopo 5 giorni Tinto Brass è stato trasferito in ospedale.

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