Dietro ogni entrata all’Ariston che lascia il segno c’è una regia invisibile fatta di fitting, visioni condivise e scelte che raccontano molto più di un abito. A Sanremo 2026 l’immagine di Elettra Lamborghini nasce dall’incontro tra due sensibilità diverse ma perfettamente allineate: quella di Marco Ferrari, celebrity stylist italiano tra i più richiesti del momento, e quella di Ellen Mirck, fashion stylist e sustainable editor olandese dal profilo internazionale.
È un lavoro che prende forma tra Parigi e Milano, dove la cantante vola per le prove abito, e che si muove dichiaratamente nel territorio della couture. Una direzione precisa, quasi programmatica, che segna uno scarto rispetto al suo immaginario iper pop e immediato.
Marco Ferrari ed Ellen Mirck, il duo che veste Elettra Lamborghini
Marco Ferrari lavora da anni sulla costruzione dell’identità visiva delle celebrity: il suo styling non è mai solo estetica, ma racconto. Ellen Mirck porta invece uno sguardo editoriale e internazionale: è contributing editor di Vogue Arabia, collabora con Vogue Brazil, Lampoon, Numéro NL, Tank e Cap 74024 e si forma allo Istituto Marangoni dopo un’esperienza tra Londra e maison come Alexander McQueen e Hermès. Il loro metodo è chiaro: costruire un guardaroba che traduca un’identità.
Per Sanremo 2026 parlano subito di couture — e couture è. Sul Green Carpet Elettra Lamborghini indossa Yanina Couture: velluto scuro, superficie compatta e luminosa, busto scolpito e linea lunga e rigorosa. Un abito che domina lo spazio e imposta il tono della narrazione.

Il primo look sul palco: sensualità e teatralità couture
La prima serata segna subito uno scarto visivo forte. Elettra entra in scena con un Tony Ward Couture nero attraversato da trasparenze in tulle e da ricami dorati che disegnano il corpetto come un’architettura luminosa. La scollatura profonda allunga la figura, il bustier strutturato sostiene e modella, la silhouette segue il corpo e scivola in uno strascico fluido. Le applicazioni catturano la luce in modo cinematografico, trasformando ogni movimento in un momento scenico.
Lei è magnetica, radiosa, perfettamente a suo agio con questa potenza visiva. Eppure tra abito e canzone si crea un corto circuito interessante: il look racconta una diva notturna e drammatica, mentre il brano si muove su coordinate emotive diverse. L’immagine resta fortissima, ma la narrazione si sdoppia.
La seconda serata: un red carpet perfetto che sorprende
Quando Elettra torna sul palco nella seconda serata, l’impatto è immediato. Il Tony Ward Couture è un classico da grande red carpet: ricamato, scenografico, con scollatura profonda, tulle e strascico. Brilla, è costruito, è tecnicamente impeccabile. Ma il dialogo con la sua energia pop si interrompe. È come se il vestito appartenesse a un’altra artista, a un’altra storia. Manca quella componente ironica e iper contemporanea che negli anni rende il suo stile riconoscibile al primo sguardo.
La bellezza del capo resta intatta — nei ricami, nella costruzione del bustier, nel modo in cui accompagna il movimento — ma il momento non si accende completamente. Ed è proprio qui che il progetto styling diventa interessante: Marco Ferrari ed Ellen Mirck scelgono di portarla fuori dalla sua comfort zone visiva e dentro un territorio più couture, più solenne, più fashion system.

La couture come nuova narrazione di Elettra
Il guardaroba sanremese della cantante si muove su codici precisi: velluto scuro, ricami preziosi, silhouette lunghe, costruzioni sartoriali importanti. Un linguaggio che arriva direttamente dalle passerelle parigine e che trasforma ogni uscita in un capitolo di un racconto visivo. Anche la distanza tra abito e canzone diventa parte di questa trasformazione: l’immagine non replica il personaggio che conosciamo, lo riscrive. E mentre l’attesa cresce per le prossime uscite — con le creazioni couture in arrivo da Parigi — il percorso stilistico di Elettra Lamborghini a Sanremo 2026 resta uno dei più costruiti e discussi di questa edizione.