Per anni David Beckham è stato il simbolo assoluto della perfezione: bello, talentuoso, elegante, ma soprattutto marito devoto e padre modello. Un uomo capace di trasformare ogni passo della sua vita in un successo, dal calcio alla moda, fino alla famiglia da copertina che ha saputo costruire. Eppure, dietro quell’immagine patinata che il mondo ha imparato ad amare, sembra nascondersi una verità molto più complessa che si sta facendo strada specialmente da quando è iniziata la guerra mediatica e familiare con il primogenito Brooklyn. Ora a supportare la tesi espressa dal ragazzo, circa l’ossessione del padre nel controllargli la vita, ci pensano le parole di un ex compagno di squadra di Beckham, John O’Kane.
David Beckham, la risposta alle accuse via social del figlio Brooklyn
Negli ultimi giorni il nome di David Beckham è tornato al centro dell’attenzione per alcune dichiarazioni che hanno riaperto vecchie ferite e acceso nuove polemiche. A parlare è stato John O’Kane, ex compagno di squadra ai tempi del Manchester United, che ha raccontato di aver vissuto con David per diversi anni, descrivendo un lato del campione che pochi conoscevano davvero.
Le dichiarazioni di O’Kane assumono una rilevanza particolare soprattutto in questo periodo nel quale David e sua moglie Victoria Beckham stanno affrontare una battaglia ormai divenuta anche legale nei confronti del figlio Brooklyn.
Le ultime vicissitudini vedono infatti Brooklyn sempre più battagliero nei confronti dei genitori ai quali ha imposto il divieto di comunicare con lui se non tramite avvocato, accusandoli di ripetute le interferenze nel suo matrimonio con Nicola Peltz.
Da parte sua David ha commentato la faccenda in modo molto composto dichiarando: “I miei figli hanno fatto degli errori. Ma ai figli è concesso sbagliare, è così che imparano” parlando poi anche dell’uso dei social: “Ne ho sempre parlato, nel bene e nel male. Bisogna usarli per le giuste ragioni” facendo riferimento al fatto che invece, Brooklyn, avrebbe trasformato una questione familiare in un caso mediatico proprio attraverso la comunicazione via social.
David Beckham, le parole dell’ex compagno di squadra John O’Kane
Sono le parole di O’Kane però a correre in soccorso di Brooklyn nel confermare la sua versione dei fatti: secondo l’ex compagno di squadra di David, il calciatore già da giovanissimo avrebbe mostrato un rapporto quasi ossessivo con la perfezione. Non si trattava solo di ambizione sportiva o di disciplina da atleta, ma di un bisogno costante di controllo, di ordine, di simmetria. Un’attenzione maniacale a ogni dettaglio, dalle abitudini quotidiane fino all’ambiente che lo circondava, un perfezionismo che, nelle parole dell’ex compagno, sfiorava qualcosa di più profondo, quasi una forma di disagio emotivo.
E nel suo messaggio Brooklyn parlava proprio di questo riferendosi ai genitori: di eccessivo controllo, di aspettative troppo pressanti e della sensazione costante di dover essere all’altezza di un’immagine in cui non si riconosce.
È qui che le parole di O’Kane sembrano incastrarsi come un tassello mancante: se David Beckham ha sempre vissuto inseguendo la perfezione, forse ha finito per pretenderla anche da chi gli stava accanto.
Il pubblico, naturalmente, si divide: c’è chi difende David Beckham ricordando il suo percorso straordinario, e chi invece vede in questa storia l’ennesima dimostrazione di quanto la fama possa deformare i rapporti più intimi. Anche perché crescere sotto i riflettori, con ogni gesto osservato e giudicato, non è mai semplice.
Ciò che colpisce, però, è quanto questa vicenda renda improvvisamente umana una famiglia che per anni è sembrata irraggiungibile. Dietro le foto perfette, i sorrisi studiati e le case da sogno, emergono fragilità comuni: genitori che cercano di fare il meglio possibile, figli che lottano per trovare la propria identità, e un equilibrio ricercato a fatica da entrambe le parti.