Luci, lustrini e ricordi dal passato: la prima puntata di Suzuki Jukebox ha portato Antonella Clerici e Clementino sul palco dell’Inalpi Arena di Torino, insieme a un vero e proprio stuolo di grandi nomi della musica italiana.
Una serata tutta da cantare con tormentoni immortali e ricordi che tornano a galla in una diretta che non ha risparmiato qualche piccolo problema tecnico. Ma forse è anche questo il bello: quando partono le canzoni che sappiamo a memoria, poco importa se qualcosa va storto. Le nostre pagelle.
Indice
Antonella Clerici, fuoriclasse (10)
Di serate televisive musicali quest’estate ne abbiamo avute parecchie, ma questa serata è tutt’altra cosa: ha un’atmosfera più malinconica, perché se è vero che ogni anno c’è un nuovo tormentone da imparare a memoria, è anche bello fermarsi a godere di quei pezzi che hanno costruito ricordi bellissimi. Perché poi sono le storie legate alle canzoni a renderle speciali.
Antonella questa cosa la sa molto bene, ed è per questo che ha scelto di condividere la serata con artisti, ma soprattutto con amici. Lei è una conduttrice preparatissima, lo ha sempre dimostrato. Ma se negli ultimi anni l’abbiamo vista soprattutto in programmi registrati, qui, anche in diretta, non perde un colpo.
È a suo agio, tiene i tempi, sorride, improvvisa e sa venire in soccorso durante gli intoppi con grande affetto, tirando le fila in modo impeccabile e senza mettere in imbarazzo nessuno. Sa anche farsi prendere in giro senza mai perdere il sorriso: una qualità che in diretta vale oro.
E soprattutto lascia che siano le canzoni e le persone a prendersi la scena, senza mai smettere di tenere in mano il programma. Una padrona di casa perfetta, proprio perché sembra di essere davvero a casa sua.
Clementino, il tuttofare del Jukebox (8)
Clementino in questo Suzuki Jukebox fa un po’ tutto. Arriva in macchina, si improvvisa giornalista intervistando il pubblico che non vede l’ora di fare domande scomode ad Antonella.
Diventa anche “valletto-galletto”, come si apostrofa lui, nel consegnare i premi. Non sta fermo un attimo: un flipper col cappellino che salta, gira e rimbalza da una parte all’altra del palco.
Ma è la sua energia: non poteva che essere così. Lo ritroviamo un po’ come a The Voice, complice forse anche il fatto che ormai con Antonella è a suo agio e si vede.
Il suo vero palco, però, è la consolle da DJ, dove intervalla gli ospiti con un mix di tormentoni degli anni ’70, ’80 e ’90. Una playlist vivente che viene superata solo dal suo rap con i Neri per Caso.
Loredana Bertè si lascia sopraffare dall’emozione (6)
Loredana Bertè è un peso massimo della musica italiana. Irriverente, mai banale, con una storia di canzoni che si intrecciano al dolore della perdita e tanto lavoro su di sé. Sul palco di Torino canta Non sono una signora, uno dei suoi fiori all’occhiello. Peccato che l’emozione le abbia giocato un brutto scherzo.
Perché quando si è su un palco in diretta, non contano gli anni né le esperienze: gli scivoloni non guardano in faccia nessuno. E Loredana la sbaglia Non sono una signora, però lo ammette subito, ci prova, ride con il pubblico.
“Il bello della diretta, mi fate emozionare”, dice chiedendo di fermare la musica.
Forse non la sua performance migliore, ma in fondo non le serve per rimanere nel cuore e nelle orecchie del pubblico che la ama: lo dimostrano gli occhi sognanti e l’affetto di chi canta con lei dagli spalti.
Fortuna che Antonella le lascia altro spazio: Loredana torna sul palco e si riprende poi cantando Il mare di inverno e Dedicato.
“Una regina che si può permettere qualunque cosa”, dice Antonella abbracciandola. Ed è proprio così: il 6 politico è solo per la performance: noi la perdoniamo.
Nek e Irene Grandi ci riportano al “Festivalbar” (7)
Rimanendo sul filone dei protagonisti di The Voice, sul palco arriva Nek, che si presenta con i pezzi dei primi tempi del Filippo Neviani che abbiamo imparato a cantare negli anni: Laura non c’è, poi Lascia che io sia. Il pubblico è in visibilio e lui canta, lascia cantare e scende dal palco. Proprio come in quelle estati da Festivalbar che conosciamo ancora tutte a memoria.
E come se questa ondata di pop tra fine anni ’90 e inizio 2000 non bastasse, arriva poi anche Irene Grandi con la sua atmosfera pop-rock e quell’energia che non sembra avere età. Quando canta La tua ragazza sempre il pubblico si accende e sembra davvero di riassaporare l’estate italiana scanzonata che non ci stanchiamo mai di ritrovare.
Patty Pravo, icona e amica di Madonna (10)
Biondissima, leggiadra ma non leggera. Patty Pravo canta Pensiero stupendo e ci ricorda subito perché è un’icona. Già quando è tornata a Sanremo le nuove generazioni hanno riscoperto un’artista che non deve essere dimenticata.Nelle canzoni, ma anche nella vita.
Sul palco racconta con la massima serenità di messaggiare con Madonna, con cui si racconta “le cose normali della vita”. Come se fosse la sua amica del cuore o la sua vicina di casa, mica Madonna. Che chic.
E poi arriva La bambola cantata in versione rock, con Patty che se la gode sul palco con quella leggerezza che le appartiene da sempre. Che Bambola, davvero.
Filippo Graziani, il più bel regalo con (e per) Ivan (9)
Le canzoni che ci legano a ricordi speciali sono tutte belle, ma quando arriva un pezzo come Lugano addio, cantato da Filippo Graziani, il figlio di Ivan, si parla di un altro livello.
È successo spesso che un figlio cantasse i pezzi del padre, come capita con De André, ed è un momento che ha sempre un sapore speciale perché non è mai una semplice cover: è un omaggio che porta con sé qualcosa di chi quella canzone l’ha scritta.
Filippo poi è un cantante spettacolare e viene proprio voglia di cantarla insieme a lui, con quel sorriso un po’ malinconico che hanno certe canzoni. Un momento bellissimo e il regalo più dolce che questa serata potesse fare a Ivan.
Musica (e nostalgia) per tutti i gusti (8)
A Suzuki Jukebox la musica fa quello che vuole. Sembra di aprire un vecchio lettore mp3 e di trovarci dentro un po’ di tutto: il rock dei Dire Straits Legacy, Drupi, Lou Bega con Mambo No. 5, ma anche gli Sugarfree con Cleptomania.
E già qui abbiamo messo insieme parecchi anni di musica. Poi arrivano i Neri per Caso, Nino Buonocore e Cristina D’Avena, che tira fuori tormentoni animati come le sigle di Occhi di gatto, Kiss Me Licia e Doraemon: canzoni che magari non sentiamo da anni, ma che sappiamo ancora tutte.
È la cifra vincente di un programma come Suzuki Jukebox, e la differenza sostanziale con gli altri appuntamenti musicali televisivi: è bello vedere finalmente sul palco artisti che non vediamo poi così spesso in tv ritrovando canzoni che invece non se ne sono mai andate. Una bella rimpatriata.