I top e i flop della finale di Sanremo 2026

Dalla riflessione iniziale, più che doverosa, fino alla dedica di Raf e alla mancanza di Malgioglio: top e flop della finale di Sanremo 2026

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Serena De Filippi

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Lifestyle e Content Editor che scrive da tutta la vita: storie, racconti, libri, articoli, con una passione per i trend del momento.

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Siamo all’ultima pagina della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo 2026: top, flop, polemiche (non molte, a dire il vero), domande scomode, messaggi di pace e appelli, ma soprattutto tanta musica e la ferma sicurezza che tante canzoni ci accompagneranno oltre la kermesse, diventando la colonna sonora dell’estate 2026. E non solo.

I top della finale di Sanremo 2026

La riflessione iniziale

La finale di Sanremo è andata in onda come previsto: dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, il Festival non è stato preceduto da una “grande festa”. I toni si sono fatti più seri e la vita va avanti in un contraddittorio che è difficile da ignorare. Ed è per questo motivo che Carlo Conti e le co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti hanno esordito con una riflessione, condividendo l’appello di UNICEF. “Vi diamo una contraddizione: dobbiamo festeggiare la musica italiana, il vincitore o la vincitrice, ma non possiamo ignorare quello che sta accadendo e con forza vogliamo fare un appello. Ogni anno ci sono 500 milioni di bambini coinvolti in 56 zone di conflitto, l’invito è a un impegno globale per proteggere i bambini ovunque essi siano”.

Il debutto di Giorgia Cardinaletti

Sin da quando Carlo Conti ha annunciato il suo nome come co-conduttrice della finale di Sanremo 2026 non abbiamo avuto dubbi: Giorgia Cardinaletti è stata un’ottima scelta. La giornalista del Tg1 ha iniziato la sua avventura al Festival proseguendo di fatto quello che sa fare: il ruolo da giornalista, unendosi alla riflessione di Conti sulla guerra. Il debutto è salvo: classe, eleganza, professionalità, anche quando ha presentato il suo primo cantante in gara, Leo Gassmann (che le ha consegnato i fiori, strappandole un moto di sorpresa), non ha fatto un plissé.

Giorgia Cardinaletti
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Giorgia Cardinaletti

Il ritorno di Nino Frassica

Il ritorno di Nino Frassica a Sanremo 2026 è stato più che gradito: già nell’edizione del 2025 era stato praticamente impeccabile nella co-conduzione al fianco di Carlo Conti, Bianca Balti e Cristiano Malgioglio, nella seconda serata. E, in effetti, è tornato da protagonista: “Facciamo vincere di nuovo Olly, voglio rifare gli stessi sketch”. Proposta bocciata dal conduttore e direttore artistico (per l’ultima volta), pronto a svelare i suoi successori nel corso della finale.

La dedica di Raf alla moglie Gabriella Labate

Tutti si sono interrogati sulla routine di Raf in questi giorni: 66 anni, e dimostrarne almeno 20 di meno. Ma non sarà che il segreto, alla fine, è proprio l’amore? Con gli occhi lucidi ha cantato la sua Ora e per sempre, il brano dedicato all’amore della sua vita, la moglie Gabriella Abate, seduta vicino a Mara Venier. Sguardi d’intesa, un unico filo conduttore a unirli: quello che hanno costruito, incluso il bellissimo brano portato da Raf a Sanremo 2026.

L’Ariston in lacrime per Serena Brancale

È andata al Festival da favorita, la sua canzone è stata giudicata tra le più intime sin dal primo ascolto dalla stampa: Serena Brancale è arrivata sul palco ogni sera rivolgendo un pensiero a lei, alla sua mamma, indossando il suo abito per la serata finale. Il brano è una lettera alla persona più importante della sua vita: Qui con me è dedicata a Maria De Filippis, maestra di canto e musicista, scomparsa nel 2020. Per la finale, l’artista, che avevamo già amato con la sua Anema e Core nel 2025, ci ha consegnato la pura emozione di amare per sempre, e l’Ariston l’ha ricambiata con un caloroso applauso e un lungo abbraccio commosso (con Belen Rodriguez e Nicole Brancale in lacrime).

Ovazione per Sal Da Vinci

L’Ariston lo ha incoronato già tra i più amati di questa edizione: per Sal Da Vinci, le luci non si sono mai spente, perché fin dalla sua prima esibizione ha dimostrato il valore del suo brano, Per sempre sì. È ovunque in radio, sui social, in televisione; è tra i brani che sentiremo per mesi, probabilmente per anni. Per molti una certezza, per pochi altri una (ri)scoperta, ma Sal Da Vinci è sempre stato tra gli artisti più validi: nel 2009, si è classificato terzo a Sanremo, dietro Marco Carta e Povia. Oggi l’Ariston si è alzato in piedi ancora una volta per lui (e ha ballato con Mara Venier, protagonista di questa serata).

I flop della finale di Sanremo 2026

Nino Frassica senza Cristiano Malgioglio

A Nino Frassica non si può dire niente: lo abbiamo detto, è tornato sul palco da protagonista a distanza di un anno, proprio come è accaduto a Bianca Balti nella serata delle cover. Eppure, si è sentita la mancanza di Cristiano Malgioglio, omaggiato dal ciuffo di Frassica, che ha continuato a fare dei piccoli riferimenti all’edizione dello scorso anno. E a questo punto il primo flop di questa finale carica di aspettative è l’assenza di Malgioglio. Sarebbe stato giusto chiudere il cerchio.

L’arrivo a cavallo di Andrea Bocelli

Sull’esibizione di Andrea Bocelli, nulla da dire. Perché dovrebbe esistere un’emozione con il nome di Bocelli: è il Maestro. Ma era davvero necessario l’arrivo trionfale a cavallo? Non è di certo la prima volta che un ospite o un co-conduttore viene accompagnato sul palco dell’Ariston dall’esterno, ma la costruzione della scena quasi cinematografica, al fianco di Carlo Conti, è stata fin troppo calcata, con il concreto rischio di scadere nell’eccesso.

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