Sanremo 2022, quello che forse vi siete persi della quinta serata

Trionfano Mahmood e Blanco e segnano la svolta definitiva: il Festival è dei giovani

Anche questa 72esima edizione del Festival di Sanremo è giunto al termine e, nonostante la stanchezza per i cinque giorni di maratona, come sempre arriva quella sensazione di nostalgia immedicata che ti travolge quando una cosa bella finisce.

Perché al di là dei gusti e delle opinioni, la kermesse è un momento che unisce il paese e genera dibattito. Per una settimana abbiamo dimenticato tutto il resto e siamo tornati a discutere di abiti, musica e frivolezze. E ammettiamolo, ne avevamo bisogno tutti.

Tornando alla quinta serata, la finalissima non ha regalato grandi sorprese a livello di classifica. Fin dal giorno 1 si era detto che a giocarsi la vittoria sarebbero stati Mahmood e Blanco ed Elisa e così è stato.

Qui vi raccontiamo com’è andata la serata finale.

A noi, come di consueto, l’onore e l’onere di stabilire i momenti più belli (e quelli meno) della finale 5 febbraio.

I top della quinta serata

SABRINA FERILLI – Dopo due Sanremo da valletta, si prende il suo spazio e mette subito in chiaro le cose: la finale sarà sua, a prescindere da chi vincerà. E così è stato. In fondo già nella conferenza stampa della mattina aveva tenuto banco con la sua spontaneità, quella che ce l’ha fatta amare in questi anni e che ha messo a disposizione del pubblico anche per questa serata. Non parleremo dei suoi abiti o della sua bellezza, che non fanno una piega.

A conquistarci definitivamente, casomai ce ne fosse ancora bisogno, è il suo non monologo – così era chiamato anche in scaletta – ossia il momento in cui toccava a lei parlare, così come avevano fatto le sue colleghe. Ma invece che concentrarsi su un argomento, su un problema che affligge questo mondo e l’Italia, Sabrina si è concentrata su se stessa: “Sono stati due anni molto duri e molti temi sono stati già stati toccati negli anni precedenti e anche quest’anno. Quindi mi sono detta “ma che cosa potrei dire, approfittando di questo spazio?”. Seguono una lunga lista di argomenti già trattati, che lei ridefinisce con la sua consueta ironia (e in qualche modo svelando un po’ l’ipocrisia di alcune sue colleghe che hanno parlato di tematiche sicuramente importanti, ma dall’alto della loro posizione privilegiata).

“Poi però mi sono detta “perché la mia presenza qui deve essere per forza legata a un problema grosso?”, cioè “perché devo dare un senso oltre quello che sono?”. Io sto qua per la mia vita, per le mie esperienze, per il mio lavoro. Compresa la tenacia che ho sempre avuto nel prendermi quello che volevo. Quello che mi accompagna qui è quindi quello che accompagna tutti noi, la nostra storia”. Niente di più vero, niente di più sincero. Perché – diciamocelo – per quanto belli e profondi possano essere i monologhi delle co-conduttrici che si sono alternate sul palco, c’era sempre un po’ quella sensazione di forzatura, il fatto che si tenesse quel discorso perché si doveva dire qualcosa di importante, per forza.

Non che la lezione di Sabrina non lo sia, anzi. Come lei stessa sottolinea: “Non sono una che si gira dall’altra parte, ho semplicemente scelto la leggerezza perché la leggerezza non è la superficialità“. Mastodontica.

MAHMOOD E BLANCOArrivano, vincono e se ne vanno. Sono arrivati al Festival con una missione e l’hanno superata e in questo Mahmood può essere definito probabilmente il Re Mida di Sanremo, che a ogni partecipazione si porta via la statuetta d’oro. Blanco ha fatto sbavare milioni di ragazzine con le sue camicette trasparenti e il suo viso pulito e nella serata finale si è portato a casa anche il benestare delle mamme, correndo in platea ad abbracciare la sua dopo la vittoria e ricordandoci che in fondo ha solo 18 anni (19 fra pochi giorni). Cuccioloni.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA – Ok, ora lo possiamo dire. Sono i nostri preferiti (perlomeno di chi scrive). Ciao ciao non è paragonabile a quel capolavoro poco compreso che era Amare, il brano con cui erano in gara lo scorso anno. Ma forse è anche per questo che ci hanno fatto perdere la testa. Hanno stravolto – eccome – il loro look, hanno portato una ventata di freschezza all’Ariston e ci hanno dato un motivo che già dal giorno dopo la loro esibizione canticchiavamo in ufficio coi colleghi. Cosa chiedere di più? Ah, sì, che tornino anche l’anno prossimo. Ossessione.

GIANNI MORANDI – Su di lui si è detto tutto. Ma non potevamo non dedicargli qualche parola dopo la finale, considerata la scenetta subito prima della proclamazione. Pur essendo un mostro sacro della musica italiana, che quel palco se l’è mangiato sia da concorrente che da conduttore, Gianni resta umile e sembra un ragazzino che si diverte a scherzare con gli amici e a ridimensionare la pomposità del momento. Così al momento di proclamare il terzo classificato lui fa un passo avanti da solo, ancora prima che Amadeus faccia il suo annuncio, consapevole che la vera lotta è tra gli altri suoi colleghi, come se lui fosse lì per caso. La canzone, possiamo dirlo, forse non era da podio, ma è giusto così. Grazie di esistere.

I flop della quinta serata

ANA MENA – Giunti alla fine possiamo lasciarci andare a un giudizio un po’ complessivo sulla sua partecipazione. Alla vigilia del Festival, quando erano stati annunciati i nomi dei 25 artisti in gara, qualcuno aveva storto il naso pensando che non fosse giusto che una spagnola partecipasse al Festivàl della Canzone italiana. Idee che lasciano il tempo che trovano. Il vero problema, semmai, è che la canzone non era minimamente al livello delle altre. Davvero tra tutte le proposte arrivate ad Amadeus per la selezione non ce n’era una migliore di questa? A quel punto, dopo il primo ascolto, confidavamo perlomeno in performance dall’alto contenuto trash. E invece niente. Disastro.

IL PUBBLICO DELL’ARISTON – Dopo 72 edizioni dovremmo esserci abituati, ma non possiamo trattenerci dall’esprimere una certa amarezza nei confronti del pubblico in sala. È il classico “Chi ha il pane non ha i denti”. Altrimenti non si spiega perché, mentre un’Italia intera si scatena al ritmo di Ciao ciao e Chimica, ballando sui divani, i presenti all’Ariston se ne stiano composti e seduti, al massimo sventolando qualche braccio. E neanche se stimolati reagiscono. La dimostrazione arriva quando Dario, il musicista della Rappresentante di Lista cerca di aizzare una standing ovation o comunque un momento in cui tutti possano cantare in piedi. Niente. Elettroencefalogramma piatto.

IL MOMENTO SPONSOR – Non li nomineremo, ma tanto è facile comprendere di chi parliamo. L’idea della nave da crociera era già sembrata bizzarra alla vigilia del Festival, ma una volta visto come si è deciso di utilizzarla all’interno delle puntate, siamo rimasti basiti. Forse si poteva trovare un altro modo per promuoverla che non fosse ammorbarci con le finte gag di Orietta Berti e Fabio Rovazzi e le esibizioni dei cantanti degli anni passati. A maggior ragione se si considera che quella parentesi arrivava sempre intorno alla mezzanotte, quando il pubblico a casa era già con la flebo di caffeina per arrivare alla fine con gli occhi aperti.

E che dire dello spot della Regione Liguria affidato forse alla showgirl che più di tutte rappresenta la Sardegna e le sue bellezze nel mondo? Non ricordo di una-vacanza-una della Canalis in Liguria, considerato che vive a Los Angeles e che quando torna in Italia comprensibilmente si rifugia nelle acque cristalline della sua isola. Soldi ben spesi.