Just like that: la vita non è un lieto fine

E forse è vero che non aspettavamo altro che rifugiarci in un lieto fine fittizio. Ma se in Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha vediamo anche un po' di noi, è vero anche che la vita è proprio così

Sabina Petrazzuolo Lifestyle editor e storyteller Scrittrice e storyteller. Scovo emozioni e le trasformo in storie. Lifestyle blogger e autrice di 365 giorni, tutti i giorni, per essere felice

Correva l’anno 1998, e in una calda giornata di giugno, veniva trasmessa la prima puntata di quella che è stata la serie televisiva più acclamata del nostro secolo. Stiamo parlando di Sex and The City, di Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha. Dei loro amori, delle avventure e delle disavventure, di quel serial che ci ha tenute attaccate alla tv, che ci ha fatto sognare di vivere una vita come quella delle protagoniste, piena e intensa, unica e magica, in una New York più scintillante che mai.

E quel sogno, ammettiamolo, non ha mai cessato di esistere. Ecco perché ancora oggi si guarda a Sex an The City con una certa nostalgia che riguarda più noi, che le avventure delle protagoniste. E succede perché quella serie HBO, il cui distacco è stato meno traumatico grazie ai due film realizzati successivamente, l’abbiamo vista e rivista senza annoiarci mai, anche a distanza di tempo.

Sono passati più di vent’anni dalla messa in onda della prima puntata. Eppure dopo tutto questo tempo gli ideatori della serie hanno deciso che quella fine, non era realmente una fine. Così il capitolo è stato riaperto. Così Just like that è stata lanciata. Ma quel sequel dell’amatissima serie, tanto sognato e richiesto, ha invece deluso tutte le aspettative dei trepidanti fan.

Lo ha fatto perché quelle avventure romantiche e quella vita intensa fatta di cocktail, sesso e feste, ora non esiste più. Perché quel lieto fine che tutti si aspettano di vedere in televisione, per continuare a sperare e sognare, non c’è. E forse è giusto che non ci sia perché la vita, in fondo, è proprio così.

E sono consapevole del fatto che, ammettendo che non mi aspettavo una fine migliore, sarò la voce fuori dal coro. Quella che si distingue dalle delusioni dei fan che invece hanno visto stravolgere ogni certezza. Prima con l’assenza di una dei “quattro moschettieri”, poi per la morte di uno dei personaggi più iconici dell’intera serie.

Eppure, fermandoci a riflettere sulla vita delle ragazze di New York, credo che fosse necessario stabilire un punto di rottura. Perché ricominciare è sempre necessario. Perché tutti ci ritroviamo davanti a drammi, ostacoli e frustrazioni. Perché tutti cresciamo, e sono cresciute anche le protagoniste di Sex and The City.

Non che non ci siano piaciute nella loro più canonica interpretazione, intendiamoci. Perché se c’è uno dei meriti che dobbiamo riconoscere a Sex and The City è che in quella vita fatta di follie e di passioni, di pettegolezzi, gossip ed eventi volte ai limiti del surreale, è quello che la serie ha sdoganato finalmente l’immagine della donna, quella costruita su concetti e stereotipi.

Perché Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha erano single, emancipate, indipendenti. Potevano parlare liberamente di sesso, e farlo quando e con chi volevano senza essere additate. Avevano amici gay – già vent’anni fa – e nessuno ci faceva caso. Potevano fare battute politicamente scorrette e al massimo aspettarsi una tirata d’orecchie, come quella che farebbe un’amica vera e sincera.

E quelle donne siamo state anche noi, siamo noi oggi. Le donne senza etichetta che fanno esattamente quello che vogliono fare e che seguono solo le loro regole.

Certo, probabilmente noi non abbiamo i loro abiti, né le scarpe più costose provenienti dall’ultima collezione dello stilista del momento. Forse non abbiamo neanche il lavoro dei nostri sogni, ma probabilmente abbiamo avuto gli stessi problemi di cuore di Carrie, o comunque siamo state le amiche che hanno consolato quelle che nonostante avessero tutti gli uomini ai loro piedi, inseguivano sempre lo stronzo di turno.

Ecco perché Sex and The City ci è sempre piaciuto. Perché Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha, nonostante gli anni, gli status e le vicende, sono persone vere, che rispecchiano noi, le fasi della nostra vita, alcuni degli eventi che l’hanno caratterizzata.

Ma di quel mondo patinato di cui ci siamo innamorate, perché comune era il desiderio di fuggire da tutto e da tutti grazie a un cocktail bevuto in compagnia delle amiche di sempre, non è applicabile alla nostra quotidianità, o almeno non lo è sempre. Ed è forse per questo che And just like that è piaciuto meno agli altri. Perché le ragazze sono cresciute e nel farlo hanno dovuto fare i conti con la mancanza del lieto fine che spesso nella vita incontriamo e che non ci aspettiamo di vedere sul piccolo schermo nel quale ci ritagliamo una via di fuga dalla realtà.

And just like that parla di dolore, di morte e di frustrazione, di ingiustizie sociali e personali. Parla di quei momenti difficili e drammatici che ci illudiamo di non dover mai vivere. Parla dell’amicizia, quella vera che resiste alle incomprensioni, ai dissapori e al tempo, ma che a volte, inevitabilmente, si perde. Così come si è persa Samantha, la grande assente di questa ultima stagione.

Parla del fatto che non sempre il sesso può diventare la toppa di un buco sul tessuto strappato e più volte ricucito, perché quello si è ingrandito e il dolore ha trapassato il cuore arrivando fino all’anima. Parla del buio, quello più profondo e oscuro che non conosce i raggi del sole, quello che affronta senza mezzi termini la tragedia della morte di un compagno di vita. Perché no, non sempre la vita ci riserva un lieto fine.

Parla di una Carrie che forse, dopo una relazione tossica fatta di alti e bassi, meritava solo di godersi il suo lieto fine, ma la vita ha deciso che per lei non era il momento. Parla di Charlotte che capisce che non può restare confinata solo in quel ruolo di madre perfetta che si è costruita faticosamente negli anni, e di Miranda che deve fare i conti col fatto che per iniziare la giornata ha bisogno di bere un bicchiere di vino.

And just like that parla del fatto che tutte attraversiamo quel momento in cui dobbiamo fare i conti con qualcosa che è più grande di noi, più importante del sesso e delle feste vuote. Meno bello di quelle, certo, ma altrettanto fondamentale.

Ecco perché credo che la serie non sia un fallimento come tutti quanti pensano, perché forse ora è reale come non lo è mai stata. Quello che mi chiedo, invece, e se tutti quelli che la guardano sono davvero pronti a fare i conti con la vita.

Sex and the City

Sex and the City

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