Domenica In, il ricordo inedito dei Pooh su Stefano D’Orazio: “Giocava anche sulla sua malattia”

Ospiti di Mara Venier a "Domenica In", i Pooh hanno ripercorso le tappe salienti della loro carriera e ricordato Stefano D'Orazio

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Anna Verrillo

Giornalista e Lifestyle Editor

Sangue campano e cuore a stelle e strisce. Scrive di cultura e spettacolo con frequenti incursioni nella cronaca rosa perché da brava gemelli non ama prendersi troppo sul serio.

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I Pooh si apprestano a celebrare i 60 anni di carriera con un tour che li vedrà anche protagonisti di due concerti evento all’Arena di Verona. In vista dell’importante traguardo, ospite a Domenica In, la band ha ripercorso con Mara Venier i momenti più importanti della carriera, dagli esordi  ad oggi, senza mai dimenticare il compianto Stefano D’Orazio.

Domenica In, i Pooh ricordano Stefano D’Orazio

Tra le band italiane più longeve di sempre, i Pooh stanno per celebrare 60 anni di carriera: un traguardo importante, che Dodi Battaglia, Red Canzian, Riccardo Fogli e Roby Facchinetti hanno condiviso in una lunga intervista nello studio di Domenica In.  “Sessant’ anni non è solo un numero. È un dono. Siamo fortunati ad essere arrivati fin qui: quando abbiamo iniziato a suonare, le band avevano una vita tra i 3 e i 5 anni”, ha spiegato Facchinetti.

L’unico dispiacere dei quattro musicisti, ad oggi, resta uno: “Arrivare a 60 anni di carriera senza Stefano D’Orazio, che era con noi sin dalla formazione iniziale”, ha spiegato alla padrona di casa Red Cazian. E in effetti, la dipartita del batterista, ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei suoi colleghi.

“Stefano era una persona che riusciva a giocare anche sulla sua malattia, sui problemi. Trovava sempre il lato ironico in ogni situazione. Era estremamente generoso: perfino sul letto d’ospedale, con il Covid, diceva che c’era chi stava peggio di lui” ha spiegato Dodi Battaglia. “Ho un ultimo ricordo di Stefano molto chiaro. Un giorno lo chiamai e mi disse che aveva il Covid. Mi disse ‘non ti spaventare, tutto il resto va bene’, con una grandissima ironia” ha condiviso invece Facchinetti.

Riccardo Fogli offre infine un ritratto inedito del compianto batterista: “Lo conoscemmo a Cerignola, giovanissimo, con tantissimi capelli e gli stivali di caucciù ai piedi. Da allora, era cambiato moltissimo: l’ho visto crescere non solo come musicista, ma anche come manager e artista.

Domenica In, la straordinaria carriera dei Pooh

Dal lontano 1966 ad oggi, i Pooh hanno sfornato successi indimenticabili come La donna del mio amico, Pensiero e Piccola Katy, vincendo anche il Festival di Sanremo con Uomini Soli. Ma qual è il successo di un gruppo che continua a godere di tanta popolarità? “Sicuramente non solo le canzoni ma anche i testi, quello di cui parlavamo. Siamo arrivati al cuore della gente perché si identificano in noi“, ha spiegato Red Canzian.

Testi che parlano d’amore, e che sembrano molto distanti dalla musica attuale: “Io non porterei mai i miei figli a un concerto di cantanti che insegnano a fare cose sbagliate. Quindi quando vedo dei genitori che portano i figli da noi è un onore”, racconta ancora Dodi Battaglia.

Restare sulla cresta dell’onda dopo molti vuol dire anche, spesso, mettere da parte i propri affetti per amore dell’arte: “Abbiamo seppellito dei genitori e siamo saliti sul palco poche ore dopo. In alcuni casi ci siamo persi la nascita di un figlio. La nostra casa è sul palco, lì mi sento protetto, amato e coccolato. Anche quando avevo problemi di salute mi bastava iniziare a cantare per dimenticare tutto”, ha spiegato Canzian.

Riccardo Fogli, quando possibile, ama portare con sé moglie e figli: “Anche se ormai la loro unica preoccupazione è quella di avere una grande camera di hotel”. Diversa la posizione di Dodi Battaglia: “Non è mai successo che rimandassimo un concerto perché qualcuno di noi non sentiva bene. Io oggi sono solo da un po’ di tempo: in amore concedo tutto me stesso, ma certe cose che fanno pate della mia storia sono solo mie”.