Coronavirus Sars2-CoV-2019, perché si è arrivati alla pandemia

Il coronavirus presenta tutte le caratteristiche di ciò che viene definito pandemia. Nella storia se ne sono registrate 31

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’OMS ha ufficialmente decretato lo stato di pandemia. Questa definizione si utilizza quando un virus raggiunge una diffusione globale a livello planetario  Inoltre le pandemie sono originate dalla comparsa di un virus “nuovo” (virus pandemico).

Perché si verifichi questa condizione occorre che innanzitutto il virus sia antigenicamente nuovo, cioè che la popolazione mondiale presenti nei suoi confronti una immunità scarsa o nulla, come sta accadendo.

Inoltre occorre che sia accertata la capacità del virus di replicarsi nell’uomo e provocare la malattia trasmettendosi da persona a persone. Tutti questi parametri sono stati purtroppo rispettati dal coronavirus Sars2-CoV-2019.

I virus non sono batteri

Da sempre l’uomo può divenire la sede di un processo di replicazione virale. Questo fenomeno è comune a piante ed animali, ed ogni essere umano può essere vittima di infezione da parte di svariati virus, capaci di determinare malattie di gravità diversa.

I virus sono costituiti da informazioni genetiche (rispettivamente di acido Desossiribonuclleico, DNA, o Ribonucleico, RNA), racchiuse in un guscio proteico più o meno complesso. Questi microrganismi hanno la capacità di penetrare nelle cellule dei soggetti infettati: in esse il patrimonio genetico virale riesce ad indirizzare il patrimonio genetico dell’ospite verso la produzione di costituenti virali e non più di proprie componenti cellulari.

Così si verifica un’infezione e fino a quando il corpo non riprende il pieno possesso della situazione, si possono manifestare sintomi di entità variabile.

A differenza dei batteri, che hanno un sistema di replicazione autonomo rispetto alle cellule dell’organismo in cui si riproducono, i virus riescono quindi a “sfruttare” l’ospite. È quello che sta facendo, sia pure se con quadri clinici molto diversi tra loro il Sars2-CoV-2019.

Le malattie trasmissibili causate da agenti virali rappresentano tuttora una delle sfide più impegnative per l’intera umanità e sono capaci di provocare sofferenze immense soprattutto nei Paesi in cui i sistemi sanitari non assicurano le necessarie certezze in termini di lotta alle infezioni. Ma non basta. Col tempo si è visto che nell’eterna lotta tra virus ed esseri umani i primi tendono a modificarsi o ad apparire costantemente, soprattutto per il passaggio di un ceppo virale da animali ad uomo.

L’essere umano infatti molto spesso rappresenta l’ospite terminale, subendone le conseguenze più negative, di infezioni definite zoonosi, che trovano negli animali i loro serbatoi naturali. Infezioni di questo tipo, che spuntano dal nulla grazie a ricombinazioni genetiche avvenute negli animali che poi “miracolosamente” si trasferiscono all’uomo, sono e saranno probabilmente una costante dei prossimi anni.

Il Coronavirus protagonista al posto dell’influenza

Quando si parla di pandemia, il pensiero corre all’influenza. La prima vera pandemia in Europa si è registrata ufficialmente nel 1580. Da allora sono state descritte altre 31 pandemie. Le più gravi si sono verificate nel 1743, nel 1889-1890, nel 1918-19 (la cosiddetta spagnola, provocata dal virus A sottotipo H1N1), nel 1957 (è la volta dell’asiatica causata dal virus AH2N2) e nel 1968 la Hong-Kong, provocata dal virus AH3N2, ultima pandemia prima di quella decretata nel 2009.

Secondo i dati epidemiologici, alla spagnola va il triste record della mortalità, con oltre 20 milioni di decessi. Meno pesanti, sotto il profilo della mortalità, sono state invece l’asiatica e l’Hong-Kong, che pure hanno interessato decine di milioni di persone in tutto il mondo.

La “spagnola”, termine che evoca scenari apocalittici, anche perché allora il mondo usciva dalla prima guerra mondiale e non esistevano le attuali contromisure preventive e terapeutiche nei confronti delle complicazioni dell’influenza, è stata causata da un virus AH1N1. Secondo le più recenti ricerche tutto sarebbe iniziato nello stato americano del Kansas  nella primavera del 1918.

A diffondere l’infezione sarebbero poi stati i soldati Usa giunti a combattere gli ultimi mesi del primo conflitto mondiale.  In Europa si è avuta una prima ondata primaverile, clinicamente lieve e una seconda rilevante ondata autunno-invernale, clinicamente severa, caratterizzata da elevata letalità, che curiosamente ha interessato soprattutto la fascia d’età compresa tra i 20 e i 40 anni. Il successivo periodo interpandemico 1920-1956 è durato 37 anni.

A fine gennaio del 1957 si è infatti “accesa” la spia dell’asiatica, causata da un virus AH2N2. Questo virus si è sviluppato attraverso la combinazione tra un virus umano AH1N1 e un virus aviario. Nel ‘57 l’epidemia ha interessato soprattutto Asia, Australia e Giappone mentre in Europa, dopo alcuni casi nella primavera, si è avuto il picco nell’inverno 1957-1958. In Italia ha contratto l’infezione più o meno una persona su quattro.

Infine l’ultima pandemia, datata 1968, ha preso il via a Hong-Kong nel mese di luglio ed è stata causata da un virus AH3N2, figlio di una ricombinazione tra il virus umano AH2N2 e un suo simile aviario.  La pandemia si è estesa rapidamente nel Sud Est Asiatico; successivamente ha raggiunto l’Australia e in settembre l’India e l’Iran; in Europa e nel Nord America l’ondata epidemica si è sviluppata in coincidenza dell’autunno-inverno 1968-69. In Italia la situazione è apparsa migliore rispetto alla pandemia precedente, anche perché l’influenza è stata considerata relativamente “buona”.

Poi, dopo l’allarme rientrato nel 2009, ora il Sars2-CoV-2019 ha riportato alla mente una parola che tutti vorremmo dimenticare: pandemia. Ma ricordiamoci che il virus è un nemico invisibile. Ma si vince con l’impegno e la responsabilità di tutti.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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