Tumore al seno, la dieta “mima-digiuno” potrebbe aiutare nella cura

Uno studio mostra come la dieta "mima-digiuno" ha effetti antitumorali positivi. Fondamentale è seguire protocolli precisi sotto stretto controllo medico

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Nature, si sa, è una rivista prestigiosa. E gli studi che propone sono sempre destinati a fare scalpore nella comunità scientifica. Per questo è interessante la ricerca coordinata da IFOM di Milano e dal Policlinico Universitario San Martino di Genova, con il sostegno di AIRC, pubblicato sulla rivista. In sintesi, lo studio dimostra, sia pure se su un numero basso di donne con tumore al seno che una dieta ipocalorica a base vegetale potrebbe aiutare a controllare meglio la crescita tumorale, combinata alla terapia ormonale usualmente impiegata.

Cosa dicono le cifre

I primi dati sulle donne, solo 36 coinvolte in due studi clinici condotti all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e all’Istituto Nazionale Tumori di Milano da Filippo De Braud e Claudio Vernieri, ripetono quanto osservato negli animali da laboratorio e prima ancora nelle cellule in coltura. Cicli di dieta protratti per una media di circa sei mesi riducono alcuni fattori di crescita che contribuiscono a favorire la proliferazione cellulare e possono influenzare la crescita tumorale. Sia i cicli di dieta, sia le settimane di intervallo prevedono protocolli precisi e devono avvenire sotto stretto controllo medico, senza pensare al fai da te che potrebbe portare a quadri di malnutrizione.

“La dieta che abbiamo sperimentato, valutandone gli effetti clinici per la prima volta in donne con tumore della mammella anche metastatico in terapia ormonale, è un regime alimentare vegano ipocalorico che induce nel corpo gli effetti metabolici del digiunare, e per questo è stata chiamata “mima-digiuno” – spiega Alessio Nencioni, del Dipartimento di Medicina Interna del Policlinico San Martino – Università di Genova, coordinatore dello studio assieme a Valter Longo dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano”.

“Le pazienti con tumore della mammella in terapia ormonale hanno seguito i cicli di questa dieta per una media di circa 6 mesi, senza mostrare effetti collaterali consistenti, ma soltanto fastidi lievi e transitori come mal di testa e debolezza” – continua Nencioni. Alcune di loro assumono la terapia per cicli mensili da quasi due anni senza alcun problema, è perciò un intervento ben tollerato se adeguatamente pianificato. La dieta ipocalorica abbinata alle terapie ormonali ha ridotto i livelli di glucosio in circolo ma soprattutto la leptina, l’ormone che regola la sazietà, l’insulina e il fattore di crescita insulino-simile (IGF1), tutte proteine che favoriscono la proliferazione delle cellule di tumore della mammella”. Le modifiche metaboliche indotte dalla dieta mima-digiuno sono associate a effetti antitumorali positivi, che peraltro vengono mantenuti a lungo nel tempo.

Non puntate sul fai da te

Questo regime alimentare va studiato dal medico, caso per caso, anche per programmare i cicli e ridurre i rischi di malnutrizione. Non va quindi autoprescritto. Gli esperti, infatti, propongono anche cicli di attività fisica mirata per migliorare lo stato di benessere del soggetto.

Nencioni ribadisce che “Il protocollo non compromette lo stato nutrizionale delle pazienti, se fra un ciclo di dieta e l’altro si prescrive un’alimentazione adeguata per evitare malnutrizione e perdita di peso. Inoltre, se si prevede un regime di attività fisica leggera/moderata fra un ciclo e l’altro, le pazienti mostrano anche un miglioramento della composizione corporea, con una riduzione della massa grassa e un aumento della massa magra”.

“Tutti elementi che indicano come i cicli di dieta mima-digiuno, sotto controllo dello specialista, possano avere effetti positivi senza pericoli consistenti per la salute delle pazienti, aiutandole a orientarsi nelle terapie complementari per evitare errori e migliorarne i risultati. Si tratta ovviamente di risultati iniziali ma, se saranno confermati da ulteriori studi clinici con numeri più ampi di pazienti, potrebbero aprire la strada a nuovi scenari nell’ambito delle terapie oncologiche integrate, diventando una strategia da abbinare alle consuete cure”.

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