Scarpe a punta, alluce valgo: lo dice la storia

Le scarpe strette e a punta favoriscono lo sviluppo dell'alluce valgo. I consigli per prevenire il problema

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Gli ortopedici lo consigliano sempre. Per chi è a rischio di alluce valgo, meglio indossare calzature comode e comunque non strette in punta.

Ora a chiarire come la scelta delle scarpe per chi è sensibile al problema vada fatta più in termini di comodità che di moda arriva una ricerca dell’Università di Cambridge, apparsa sull’International Journal of Paleopathology, che punta il dito (è il caso di dirlo) proprio sull’avvento delle calzature strette in punta nel periodo medioevale per spiegare la diffusione di questa condizione. Insomma: il rapporto tra ciò che ricopre i nostri piedi e l’alluce valgo appare davvero stretto.

Perché compare

L’alluce valgo tende a manifestarsi quasi sempre nel corso dell’età adulta e, contrariamente a quanto molti pensano, non è solo una sgradita ed irrinunciabile eredità genetica. Per quanto sia ormai certo che esista una certa tendenza familiare a “tramandarsi” il disturbo, soprattutto tra le donne, è altrettanto innegabile che la causa più significativa dell’affezione va ricercata anche nell’impiego di calzature non idonee.

In particolare si sa che le scarpe strette favoriscono lo sviluppo di alluce valgo, anche se il piede era, almeno in origine, perfettamente sano. Il fenomeno si sviluppa nel corso degli anni: dapprima, anche per gli sforzi, l’articolazione dell’alluce comincia a gonfiare dando il via a dolorose infezioni che si concludono con la produzione di piccole escrescenze destinate nel tempo a trasformarsi in piccole “punte” calcificate, simili all’osso.

Sono queste la causa dell’ingrossamento dell’articolazione, del forte dolore e dell’antiestetica deviazione dell’alluce, che può’ portare ad un’ulteriore deviazione delle altre dita oltre a provocare dolore. Le scarpe, insomma, sono sotto accusa. E la ricerca inglese, condotta su quasi 180 scheletri dei cimiteri di Cambridge e dintorni, sembra confermare il loro influsso.

Gli scienziati hanno infatti dimostrato, studiando le ossa del piede e quindi cercando la protuberanza tipica dell’alluce valgo, che nelle zone più ricche la patologia è risultata più diffusa.

Non solo: il mutamento della moda delle calzature ha impattato sulla frequenza del problema. se tra il 1000 e il 1200 il riscontro di alluce valgo è risultato sostanzialmente limitato, più o meno nel 6% del totale, tra il 1300 e il 1400, cioè nel pieno Medioevo, la percentuale è balzata verso l’alto, arrivando al 27%.

Come spiegare questo fenomeno? A detta degli esperti occorre porre l’attenzione proprio ai cambi delle “mode”: intorno al XIV secolo, infatti, soprattutto nelle persone maggiormente abbienti le scarpe sono passate dalla punta arrotondata alla punta lunga ed appuntita. Insomma: si parla delle classiche scarpe “poulaines” che, in qualche modo avrebbero accentuato la protuberanza della base dell’alluce ed i dolori, in particolare tra gli ecclesiastici ed i nobili.

Come comportarsi

L’ alluce valgo è una deformità acquisita su una predisposizione congenita con deviazione verso l’ esterno del primo dito del piede. In pratica l’alluce tende a “deragliare”, come se fosse un treno che impazzisce e svia dai binari, fino a risultare storto e ad accavallarsi anche sopra le due dita vicine.

Questo accade perché sopra il primo metatarso i due ossicini che hanno il compito di tenere sempre a posto la testa dell’alluce (.), non riescono a svolgere il loro compito.  Fin qua il danno anatomico, cui purtroppo si aggiunge l’infiammazione causata dalle scarpe, specie se queste sono strette in punta.

Puntare sulla prevenzione, soprattutto se ci sono casi in famiglia, è molto importante. Oltre a scegliere le scarpe giuste, si possono avere vantaggi anche dall’utilizzo di particolari plantari o calzature ortopediche che mirano ad evitare l’eccessivo carico spostato sulla parte anteriore del piede e quindi il superlavoro che stanca l’articolazione.

Utili possono essere anche trattamenti fisioterapici, ma quando il dolore diventa davvero difficile da sopportare e addirittura si manifestano fastidi alle caviglie e alle ginocchia che possono essere correlate con la presenza dell’alluce valgo, la parola può anche passare al chirurgo. L’eventuale intervento va scelto caso per caso, visto che esistono diverse tecniche e considerando che non tutti traggono i massimi benefici dall’operazione.

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