C’è chi mangia il melone con il pepe e chi l’anguria con il peperoncino. In realtà non solo quest’ultimo frutto, dal momento che una delle tendenze dell’estate 2026 riguarda proprio la frutta cosiddetta “spicy”, ossia condita con spezie saporite, proprio come il peperoncino. Sui social il fenomeno è noto come #fricy, con tanto di hashtag. Ecco in cosa consiste e perché, secondo alcuni esperti, avrebbe anche dei benefici per la salute.
Cos’è il fricy
Il termine che indica la nuova tendenza, che impazza soprattutto su TikTok e gli altri social, è fricy, ossia l’unione tra “fruit” e “spicy”: consiste nel condire la frutta con spezie piccanti. In realtà non è solo una moda dell’estate 2026, perché in alcune zone dell’America latina e anche nel Sud-Est asiatico da tempo c’è l’abitudine di consumare la frutta “arricchita” di peperoncino e altri ingredienti, per renderla più saporita. Spesso si tratta di erbe aromatiche tipiche del posto, ma le varianti sono diverse e tutte all’insegna del sapore intenso, come quella del mango servito con uno generoso strato di salsa chili. D’altro canto anche in alcuni paesi del nord Europa la frutta viene a volte consumata con salse come la senape, specie se si tratta di canditi. Che dire, poi, di piatti che prevedono abbinamenti meno comuni, come quelli di agrumi e mostarda o, nella variante siciliana, di arance e finocchi, da servire in insalata con l’aggiunta di olio, sale e pepe?
I benefici dei condimenti piccanti, anche sulla frutta
Ad avvantaggiarsi dei nuovi accostamenti, come quello tra anguria e salsa teriyaki (a cui unire peperoncino, spuma di latte e cipolla in agrodolce per una delle ricette che spopolano maggiormente in rete) non è solo il palato. Come ricordano gli esperti di nutrizione, infatti, alle vitamine, Sali minerali e fibre di cui è ricca tutta la frutta, si uniscono i benefici di sostanze come la capsaicina, di cui sono noti gli effetti antiossidanti e per la capacità di aumentare la termogenesi temporanea.
Gli effetti positivi sulla salute della capsaicina
Come spiega l’Humanitas sul proprio portale, “La capsaicina (o capsicina) è un composto organico presente nei peperoncini: in particolare è la sostanza responsabile del loro sapore piccante”. Tra le proprietà benefiche che sono attribuite a questo nutriente, nonostante ci siano ancora alcune riserve scientifiche a questo proposito, ci sarebbe l’effetto antidolorifico, motivo per cui è uno degli ingredienti di diversi integratori alimentari.
“Risulterebbe inoltre utile contro le infiammazioni e nella gestione di patologie infiammatorie anche importanti come l’artrite reumatoide. In caso di obesità sembra possa aiutare a ridurre i livelli nel sangue di colesterolo “cattivo”. Secondo alcuni studi avrebbe inoltre capacità anticancro (inducendo la morte programmata delle cellule tumorali e limitando la crescita dei vasi sanguigni che apportano sangue al tumore) e sarebbe in grado di regolare la risposta immunitaria (capacità immunomodulanti).
Secondo alcuni studi, inoltre, potrebbe coadiuvare la perdita di peso grazie alle sue proprietà termogeniche (che determinano, cioè, la produzione di calore corporeo) e favorire il miglioramento della resistenza fisica”, riporta ancora l’Humanitas
Attenzione ad alcuni effetti collaterali
Nonostante in genere la sostanza presente nel peperoncino sia ben tollerata, non vanno comunque dimenticati possibili effetti collaterali meno positivi. Per esempio, “ad alte dosi può risultare irritante per le mucose. È bene che si astenga dal consumare questa sostanza chi soffre di disturbi a carico del sistema gastrointestinale come reflusso gastroesofageo, morbo di Crohn, diverticolite, gastrite, emorroidi, ecc.
Attualmente non sono note particolari interazioni farmacologiche da segnalare legate all’uso della capsaicina. Dato l’esiguo numero di studi relativi alla sicurezza dell’assunzione della capsaicina durante gravidanza e allattamento, a scopo cautelativo è bene evitare di consumare prodotti a base di questa sostanza durante questi due particolari periodi”, si legge ancora sul portale dell’Humanitas.
Non è un alimento “brucia grassi”
Un falso mito dal quale stare alla larga, invece, è la presunta proprietà brucia-grassi del peperoncino, che porterebbe alcuni a consumarne in quantità eccessive con l’illusione di “annullare” le calorie introdotte con altri cibi, frutta compresa. Se è vero che la capsaicina contenuta nel peperoncino ha un effetto termogenico, ossia può stimolare l’organismo a bruciare più calorie, di per sé non aiuta a perdere peso in misura significativa.
Consumare frutta in modo corretto
Al di là delle mode, dunque, restano alcuni principi base da ricordare nel consumo della frutta, oltreché delle eventuali spezie con le quali accompagnarle. Tra i falsi miti che ricorda Altroconsumo, per esempio, c’è quello secondo cui mangiare frutta “fa male”: non è vero, “la frutta a fine pasto non può ‘gonfiare’ lo stomaco; molto più spesso il gonfiore è dovuto semplicemente a un pasto troppo abbondante. Anzi, consumare frutta durante o dopo il pasto può essere anche vantaggioso: la frutta contiene vitamina C, che aiuta ad assorbire meglio il ferro presente nei vegetali, e rappresenta un modo piacevole per chiudere il pasto con qualcosa di dolce ma leggero”.
L’importante è il rispetto delle giuste quantità. “Ogni giorno dovremmo consumare almeno circa mezzo chilo di frutta, pari a 3 frutti medi, come mele e arance, oppure 6 piccoli come mandarini e albicocche. È quanto suggeriscono le linee guida per una sana alimentazione del CREA (revisione 20128), riferite a un fabbisogno di circa 2000 kcal al giorno. La frutta, così come la verdura, apporta utilissimi nutrienti (fibra, vitamine e minerali); il consumo di questi vegetali, inoltre, è associato a una riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e tumori. Per questi motivi dobbiamo consumarne spesso”, ricorda ancora Altroconsumo.