Menopausa, dalle parole di Martina Colombari ai tabu che resistono. Perché celebrare la Giornata Mondiale della menopausa (18.10)

Cresce il numero di celebrities che parla della propria menopausa, ma il tabù resiste. Perché, invece, è necessaria più informazione per le donne

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Menopausa, parlarne o non parlarne? Vergognarsi o affrontare con più serenità un passaggio delicato nella vita delle donne. A quanto pare il dilemma resiste. Secondo un sondaggio, pubblicato alla vigilia della Giornata Mondiale della Menopausa (18 ottobre), il 70,6% delle intervistate percepisce una maggiore apertura rispetto al passato su un tema così sensibile. Il 65,2%, però, ritiene che il livello di conversazione sia ancora insufficiente. Insomma, il tabù resiste, nonostante aumentino le celebrities che ne parlano: da Martina Colombari ad Alessia Marcuzzi.

Martina Colombari e la “data di scadenza”

“Abbiamo tutti una data di scadenza. Non puoi combattere il tempo”, ha dichiarato l’ex Miss Italia, in una intervista a La Stampa, nella quale ha confessato il senso di “super panico” che si prova all’avvicinarsi del fatidico momento. “Poi tutti ti mettono ansia: Vedrai dopo i 40 anni. Per non parlare dei 50: super panico”. Per Colombari, oggi 51enne, la soluzione è stata un cambio delle proprie abitudini: “Ho cambiato alimentazione, lo sport è diventata una disciplina, l’integrazione fondamentale”. La showgirl, che si è rivolta anche a uno psicanalista, è importante il supporto di giusto: “Con la menopausa non bastano la camminata o lo yoga. Bisogna andare in palestra e allenare i muscoli con i pesi”.

Alessia Marcuzzi: “Non mi sentivo più donna”

Per Alessia Marcuzzi, invece, il momento è stato fonte di imbarazzo: “Mi sentivo meno donna, meno femmina, meno sexy in video, meno desiderata”, ha ammesso la conduttrice, 53 anni, che ha condiviso su Instagram un video in cui ripercorre le difficoltà affrontate a partire dalla perimenopausa, arrivata quando aveva 47 anni. Da Marcuzzi, poi, l’invito alle altre donne a non provare vergogna per i cambiamenti che inevitabilmente vive il corpo femminile. A confermare il tabù, però, sono proprio i dati. Secondo la survey condotta da AstraRicerche per Bayer Italia, su 1.000 donne italiane tra i 50 e i 70 anni, quasi la metà del campione ha fatto almeno qualcosa per nascondere la menopausa, il 38,1% ha celato i disturbi e il 21,1% ha provato a mascherare una vampata in pubblico. Il tema è affrontato, poi, soprattutto tra donne, con le amiche (78,5%), le figlie (68,3%) e le colleghe (66,4%), molto meno con gli uomini.

Menopausa, perché rompere il tabù

Rompere il “muro di silenzio”, però, è importante. Il 40,7% delle donne, come riporta l’ANSA, ha oggi disturbi del sonno moderati o severi, il 37,3% vampate di pari intensità. “Tra chi ne ha sofferto, il 62,4% ha rinunciato ad almeno un’attività o l’ha svolta peggio del previsto, con una media di 4,2 giorni limitati nell’ultimo mese. Sul lavoro il 33,9% fatica di più a concentrarsi, e la quota sale al 56% tra chi dorme male almeno quattro notti a settimana. Come se non bastasse, l’86,9% di quelle con vampate ha provato almeno un rimedio, in genere legato allo stile di vita, e il 92,5% lo ha fatto per i disturbi del sonno”.

Solo 1 donna su 10 segue un trattamento

L’altro punto su cui si soffermano gli esperti in occasione della Giornata Mondiale della Menopausa, però, riguarda la scarsa aderenza delle donne ai trattamenti per ridurre i sintomi della menopausa e, soprattutto, per prevenirne gli effetti in termine di salute e benessere. Il 42,7% di chi ha sintomi non segue alcun trattamento e solo il 9,3% è in terapia prescritta dal medico: significa che solo 1 su 10, invece, segue un trattamento. Eppure prevedere una TOS, cioè una terapia ormonale sostitutiva, può essere utile per contrastare, per esempio, l’osteoporosi. Secondo i medici il problema è una scarsa informazione: il 61,1% delle donne intervistate nel sondaggio si dichiara molto o abbastanza informata, ma la conoscenza è parziale. Il 59,1%, infatti, associa la menopausa alla perdita di massa ossea, mentre solo il 24,7% la collega al rischio cardiovascolare, il 24,2% al colesterolo e il 15,1% alla glicemia.

Le vampate sono solo “la punta dell’iceberg”

Per Rossella Nappi, ordinario di Clinica ostetrica e ginecologica all’Università di Pavia e presidente dell’International Menopause Society, le vampate moderate o severe possono essere un indicatore di maggiore rischio cardiovascolare, ‘la punta di un iceberg’, come riferisce l’ANSA. Per Simona Gatti, direttore medico di Bayer Italia, servono comunicazione chiara e rigorosa e dialogo aperto con il medico, perché i sintomi non siano considerati una conseguenza inevitabile da accettare.

Tanti sintomi e troppa vergogna

Dietro a condizioni di salute a volte limitanti e collegate alla menopausa, però, c’è anche un giro di affari. Ancora nel 2023 il Female Founders Fund, fondo di rischio che investe esclusivamente in società fondate da donne, stimava che la menopausa sarebbe diventata un business del valore di 600 miliardi di dollari entro il 2025. Oggi non è noto se quella previsione sia stata veritiera. Di sicuro aumentano le donne che iniziano a parlare del tema, cercando di superare il senso di vergogna, ma anche i dubbi personali e la paura di essere considerate “vecchie”, se confessano di essere entrate nel periodo della fine della fertilità. Lo hanno fatto, per esempio, altre celebs internazionali: per esempio, negli Stati Uniti è stato il caso di Naomi Watts, Gwyneth Paltrow, Drew Barrymore e l’ex calciatrice Abby Wambach. In Italia, invece, tra le prime a dichiarare di essere in menopausa, c’è stata Paola Barale, che a maggio del 2023 ha persino pubblicato un libro, intitolato Non è poi la fine del mondo”.