Legionella, come si scopre e come si cura il batterio dei legionari

Quali sono i sintomi della legionella, come si trasmette e i test per identificarla

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Compare quasi di colpo, attraverso piccole epidemie che si ripetono e poi vengono controllate. Così si manifesta l’infezione da legionella, un batterio che tende a svilupparsi all’interno dei polmoni, concentrandosi in specifiche zone. A distanza di qualche tempo da quanto accaduto nel Bresciano, ora si parla di legionellosi in Abruzzo. Ma quali sono le caratteristiche del quadro? Ecco un semplice vademecum che può aiutare a capire come comportarsi.

Tutto nacque in un hotel

All’inizio la chiamavano “malattia dei legionari”. C’è un motivo storico che spiega questa prima definizione ed anche, poi, il nome stesso del germe, di cui sono state identificate oltre 60 diverse specie di cui una, la variante più pericolosa e temibile, entra in gioco nella maggioranza dei casi.

Il nome del batterio dall’epidemia che nell’estate del 1976 colpì un gruppo di legionari veterani americani riuniti in un hotel di Filadelfia: 34 morti su 221 contagiati. Il germe fu isolato nell’impianto di condizionamento. In ogni caso, a distanza di oltre quarant’anni da quella prima individuazione, la legionellosi deve essere considerata un’infezione delle vie respiratorie causata da un particolare germe chiamato legionella, cui si aggiunge il suffisso “pneumophila” proprio per la sua tendenza a svilupparsi nei polmoni.

In genere, nelle sue moltissime varianti, il batterio si trova soprattutto in fiumi e laghi, quando la temperatura non è particolarmente bassa. La situazione cambia quando invece il germe si riproduce in grandi quantità all’interno di tubature o di vie entro cui si diffonde l’aria condizionata all’interno degli ambienti. In queste condizioni infatti il germe si replica a grande velocità formando una specie di invisibile “pellicola” lungo le colonne di raffreddamento dell’acqua e altri sistemi di tubature, specie se sono presenti residui di ruggine.

In questi casi si può trasferire anche per semplice “nebulizzazione”, ad esempio quando si fa una doccia, all’interno dell’essere umano. E possono cominciare i problemi, più temibili per le persone maggiormente fragili e per i fumatori visto che chi accende spesso le sigarette potrebbe avere una riduzione dell’attività filtrante dell’aria che si inspira da parte dei bronchi, veri e proprio “apparecchi di pulizia” che aiutano ad eliminare ciò che entra nelle vie respiratorie e non è sano per l’organismo.

Come si manifesta e si tratta

In questo periodo di Covid-19 occorre fare attenzione a non confondere i sintomi legati alla patologia virale con quelli della legionellosi, che tuttavia può essere ipotizzata vista la sua tendenza a presentarsi in determinate aree molto specifiche proprio per la modalità di trasmissione attraverso le condutture.

In termini generali, i sintomi della legionellosi ricordano normalmente quelli di una comune broncopolmonite e si manifestano in un tempo che può andare da due a dieci giorni dal momento dell’avvenuto contagio. La persona colpita accusa febbre ed una forte tosse, che può essere secca e poi indurre anche la produzione di muco. In alcuni casi a questi fastidi si possono associare sintomi parainfluenzali, come cefalea, dolori muscolari ed eventualmente funzionamento alterato dei reni.

Normalmente la legionellosi si manifesta con febbre, brividi, tosse secca o grassa. In qualche caso può dare anche dolori muscolari, mal di testa, stanchezza, perdita di appetito e, occasionalmente, diarrea. Visto che i sintomi sono abbastanza generici, il sospetto della malattia può essere confermato solamente attraverso un test sul sangue e nelle secrezioni bronchiali.

Nel primo caso attraverso un semplice prelievo si punta a individuare gli anticorpi specifici prodotti dall’organismo nel sangue che circola nel corpo, nel secondo si mira invece a ritrovare il germe all’interno di quanto viene emesso con uno sputo. Utile può essere anche la ricerca degli antigeni, tipici del batterio, che possono essere scoperti nelle urine. Sul fronte delle terapie, l’infezione viene curata fondamentalmente con antibiotici attivi sul germe, che in molti casi si rivelano estremamente efficaci tanto che il quadro si risolve senza lasciare esiti.

Attenzione però: sono a rischio particolare le persone che hanno una risposta difensiva inferiore rispetto alla norma, cosa che può accadere ad esempio in chi lotta con il tumore o soffre di insufficienza renale o diabete non ben controllato.

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