Laparoscopia “no-gas”, quando serve alla donna sovrappeso con tumore

La laparoscopia è l’opzioni chirurgica preferita per il trattamento delle donne con tumori ginecologici. Come funziona la tecnica gas-less

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Si chiama tecnicamente “gas-less”. È la tecnica che prevede di realizzare attraverso tubicini che vengono introdotti nell’addome, ma senza bisogno di immettere nella pancia anidride carbonica per dilatare i visceri. E può rivelarsi estremamente utile anche in caso di donne fortemente in sovrappeso o obese: questa modalità d’intervento, in caso di tumori ginecologici, può ridurre i rischi correlati al classico intervento.

Come si fa

L’intervento viene descritto da Antonino Ditto, oncologo dell’Unità di Oncologia Ginecologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano “Vengono introdotti ai lati dell’addome, nel sottocute, degli aghi particolari che permettono di sollevare l’adipe senza traumatizzare i tessuti” – spiega l’esperto. Si ottiene così lo spazio di manovra chirurgica senza la necessità di anidride carbonica, oppure introducendone una minima quantità non pericolosa per la paziente. Studi precedenti non hanno evidenziato differenze significative rispetto alla laparoscopia tradizionale, in termini di complicanze, morbilità e risultato estetico”.

Ad oggi, la laparoscopia è – insieme alla chirurgia robotica – l’opzioni chirurgica preferita per il trattamento delle donne con neoplasie ginecologiche e in particolare per il carcinoma dell’endometrio in fase iniziale. Non tutte le pazienti però sono eleggibili per questo approccio. In caso di obesità, infatti, le donne vengono più facilmente indirizzate verso la chirurgia tradizionale, con tutti gli svantaggi che porta con sé: maggiori traumi per la parete addominale, tempi più lunghi di ripresa, un’incisione chirurgica svantaggiosa sul piano estetico contro le micro-incisioni della laparoscopia.

In alcuni casi inoltre le pazienti con obesità patologica vengono giudicate non operabili per cause non chirurgiche come per esempio gli elevati rischi anestesiologici e vengono indirizzate verso cure oncologiche come la chemioterapia, l’ormonoterapia oppure la radioterapia con possibilità di cura significativamente inferiori.

“La laparoscopia prevede l’insufflazione nella cavità addominale di anidride carbonica, che permette una visione in dettaglio dell’area – continua Ditto. La presenza di gas nell’addome, però, può provocare reazioni fisiologiche come un aumento della frequenza cardiaca e del ritorno venoso, che sono normalmente ben compensate in un organismo sano, ma potenzialmente pericolose in pazienti con patologie concomitanti, come accade di frequente in chi è obeso. Non solo. Per rendere più agevole il lavoro del chirurgo, la paziente è supina e leggermente inclinata verso il basso dalla parte del capo.  Questa posizione fa sì che nelle donne obese si crei uno spostamento del grasso verso il torace che provoca difficoltà respiratorie e rischi per il cuore”.

Uno studio per valutarne i vantaggi

Su questa tematica, ovviamente, c’è bisogno di chiare evidenze scientifiche. Per questo sta per partire all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano uno studio clinico su misura. “Lo scopo è quello di confermare la validità di questa soluzione salvavita, coinvolgendo le donne con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 35, vale a dire obese e grandi obese con diagnosi di tumore dell’endometrio – sottolinea Ditto”.

Va ricordato che, in termini generali, l’obesità rappresenta un problema importante in oncologia e, in particolare, nell’ambito dell’oncologia ginecologica. Questa condizione può essere correlata con il carcinoma della cervice uterina e dell’ovaio in premenopausa ed è oggi responsabile di quattro tumori dell’endometrio su dieci. Il rischio di questa forma tumorale nelle donne obese e fortemente obese è cinque volte superiore rispetto alle donne con peso normale.

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