Tumori femminili, l’importanza della diagnosi precoce

Quali sono le forme tumorali più diffuse tra le donne? Come proteggersi per prevenirne l’insorgenza e quali sono le cure a disposizione per combatterli

I tumori ginecologici sono diversi e colpiscono organi vari. Si va dalla cervice uterina fino a quello dell’endometrio e dell’ovaio, che peraltro rappresenta la forma neoplastica più complessa da affrontare anche perché spesso si manifesta con segnali molto aspecifici, come un generico dolore all’addome. Difficile quindi, in queste circostanze, pensare a una patologia di questo tipo. Eppure bisogna tenere a mente che la diagnosi precoce, quando possibile, è uno strumento fondamentale per poter affrontare al meglio le cure, come ricordano Francesca Castiglione e Maria Cristina Petrella, rispettivamente anatomo-patologa ed oncologa specialista in tumori femminili, che lavorano presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.

Occhi puntati sull’ovaio

Informazione, diagnosi tardiva, familiarità, terapie, aderenza e qualità di vita. Una serie di termini che ben spiegano le necessità per migliorare ancora i risultati nell’approccio al tumore ovarico, che rappresenta il 3% di tutti i tumori femminili, ma può essere molto grave e ha comunque numeri importanti se si considera che nel 2020 vi sono state oltre 5.200 nuove diagnosi e 3.000 decessi conseguenti. Purtroppo non esiste uno screening per questa forma tumorale, come può essere il test HPV o il Pap-test per il tumore del collo dell’utero, quindi la diagnosi precoce rappresenta la vera sfida. Ogni donna deve “giocare” sul tempo riferendo al medico anche sintomi vaghi come un dolore all’addome che non si spiega e sapere (capitolo informazione) che esistono test genetici in grado di dire se una donna è portatrice o meno della mutazione del gene Brca: in caso di malattia, attraverso l’individuazione delle caratteristiche biologiche del tumore, permette di scegliere il percorso di cura più appropriato ed efficace. Oggi ci sono cure sempre più efficaci, grazie a due classi di farmaci: gli antiangiogenetici e le terapie orali con PARP inibitori, che possono consentire anche una valida qualità di vita. E per il futuro si punta anche sull’immunoterapia.

L’importanza dei geni

Vista la difficoltà di riconoscere presto il tumore dell’ovaio con conseguente impossibilità ad effettuare un vero programma di screening per la sua prevenzione, l’attenzione della donna deve concentrarsi sul proprio corpo. Come detto, anche sintomi molto generali possono mettere in guardia. La situazione ovviamente cambia quando ci si può trovare di fronte ad  una possibile forma eredo-familiare. È il caso ad esempio nelle donne in cui esistono mutazioni a carico dei geni BRCA 1 e 2, resi famosi dalla dichiarazione pubblica dell’attrice Angelina Jolie. Quando sono presenti situazioni genetiche di questo tipo diventa fondamentale il monitoraggio costante della situazione associato ad una consulenza genetica mirata, per valutare sempre assieme alla donna l’atteggiamento preventivo e terapeutico da tenere. Attenzione quindi: sapere di essere portatrici della mutazione dei geni BRCA 1 e 2 rappresenta oggi l’unica strategia di prevenzione primaria perchè ci consente di proporre alle donne portatrici della mutazione, una strategia medica o chirurgica di riduzione del rischio che consente di prevenire la malattia in un numero considerevole di pazienti, strategia quanto mai importante in una patologia che ad oggi è priva di uno screening efficace che consenta di anticipare la diagnosi.

In collaborazione con GSK

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