Carolina, quando le parole fanno male fino a uccidere

A Carolina è dedicata la prima legge in Europa sul cyberbullismo e una Fondazione che ha come scopo quello di rendere la rete un luogo sicuro

Parole e immagini che si diffondono a macchia d’olio a causa di un uso sconsiderato della rete e dei social network: così nasce il cyberbullismo, una piaga della società moderna che miete giovani vittime. Una forma di violenza inaudita che è entrata in maniera subdola nelle azioni dei giovanissimi e che si attiva, inconsciamente, con un semplice click.

Per qualcuno si tratta ancora di “una bravata”, un’azione iniziata per gioco e poi finita male, eppure la tragica storia di Carolina è la realtà più concreta e dolorosa con cui le nuove generazioni hanno dovuto fare i conti. Intelligente, altruista, spigliata e sportiva, Carolina Picchio, conosciuta come Caro, aveva tutte le carte in regola per affermarsi nella società se non fosse per quella tragica notte, tra il 4 il 5 gennaio del 2013, in cui la quattordicenne decide di togliersi la vita. Diventando la prima vittima di cyberbullismo nel nostro Paese.

Il flagello dell’umiliazione di quel video diffuso, e fatto balzare da un social all’altro, è stato troppo pesante da sopportare: lei, la cui unica colpa è stata quella di essere protagonista incosciente di un gioco fatto con troppa leggerezza, ha scelto di dire addio al mondo intero.

Era novembre e Carolina, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, si chiude in bagno e perde conoscenza. Poi ecco che un gruppo di ragazzi la raggiunge per improvvisare uno “scherzo” mimando atti sessuali sul suo corpo steso a terra. Poi, con un solo click, la condivisione e la messa in rete, i messaggi pesanti e gli insulti che hanno messo in dubbio la sua reputazione e la sua personalità.

Un odio ingiustificato che è diventato virale e che ha causato così tanto dolore e sofferenza in Carolina che ha scelto di saltare dalla finestra di casa sua, non prima però di aver lasciato un monito al mondo intero: “Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno”.

Prima di dire addio per sempre a quel mondo troppo crudele e sconsiderato, in una lunga lettera la quattordicenne trova la forza di denunciare, di fare i nomi e di raccontare quel pericoloso legame che c’è tra il web e gli adolescenti. Parole che papà Picchio raccoglie e fa sue attivandosi per far sì che nessun altro giovane subisca quello stesso tragico destino. A Carolina è dedicata la prima legge in Europa sul cyberbullismo, approvata all’unanimità il 17 maggio 2017 ed entrata in vigore a giugno dell’anno dopo.

Alla ragazza è dedicata anche la Fondazione Carolina, di cui papà Picchio è presidente onorario, che ha come missione quella di rendere la rete un luogo sicuro per tutti, ricordando come un semplice click può distruggere una vita intera. Le azioni della Fondazione Carolina Onslus si poggiano su tre pilastri: prevenzione, ricerca e supporto. Abbiamo raggiunto telefonicamente il Segretario Generale Ivano Zoppi che ci ha spiegato i passi mossi fino a questo momento.

Sono 125 le scuole raggiunte, 679 classi incontrate, oltre 4mila ore di formazione con i ragazzi e incontri sensibilizzanti per i genitori; anche i docenti sono stati aggiornati, più di 3mila nel solo anno scolastico 2018/2019. Ma la strada da percorrere è ancora lunga e non piena di insidie.

Non basta, infatti, un solo intervento annuale nelle scuole o la formazione ai genitori per combattere il cyberbullismo; questo fenomeno può essere sconfitto solo attraverso un patto di corresponsabilità da parte della comunità intera e di tutti gli ambienti frequentati dai più giovani affinché più nessuna parola possa spezzare una vita.

Carolina Picchio (foto Ansa)

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