Donne e scienza alleate nella sfida al tumore dell’ovaio

Il tumore dell'ovaio è il più subdolo e letale dei carcinomi femminili. Oggi sono a disposizione nuovi farmaci e la medicina personalizzata

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

8 Maggio. Si celebra la Giornata Mondiale del Tumore Ovarico. 170 associazioni pazienti in tutto il mondo accendono i riflettori sulla neoplasia ginecologica più grave che ogni anno nel mondo colpisce circa 300.000 donne. In questa giornata la World Ovarian Cancer Coalition chiama a raccolta tutte le donne, la comunità scientifica, le istituzioni e le aziende per testimoniare il loro impegno contro la malattia con l’hashtag #PowerfulTogether.

I progressi della ricerca

Il carcinoma ovarico è un tumore subdolo, di cui non si parla abbastanza; è la malattia tumorale femminile meno conosciuta, più sottostimata, ma anche la più letale: in Italia lo scorso anno sono stati diagnosticati 5.200 nuovi casi e solo il 40% delle pazienti colpite sopravvive a 5 anni dalla diagnosi (dati AIRTUM). Ma soprattutto presenta sintomi vaghi.

La diagnosi precoce è rara e le terapie si contano sulle dita di una mano. Sul fronte delle cure c’è una notizia davvero incoraggiante che indica che qualcosa si sta muovendo, anche grazie agli studi di genetica.

“Disponiamo di nuovi farmaci efficaci e sappiamo come identificare le pazienti che potranno trarne maggior beneficio. La medicina personalizzata è finalmente una realtà anche per questo difficile tumore che sfida l’oncologia mondiale e affligge il mondo femminile”.

A dirlo è  Nicoletta Colombo, Direttore del Programma Ginecologia dell’Istituto Europeo di Oncologia e uno dei massimi esperti a livello internazionale nel trattamento del tumore ovarico.

“La rivoluzione è iniziata l’autunno scorso, quando la Commissione europea ha approvato un nuovo farmaco Parp-inibitore, niraparib, come trattamento di prima linea in monoterapia per tutte le pazienti con carcinoma ovarico avanzato, indipendentemente dalla presenza della mutazione BRCA – spiega Colombo”.

La mutazione ereditaria dei geni BRCA indica la predisposizione a sviluppare un cancro dell’ovaio e del seno, è presente in una percentuale inferiore al 5% dei casi e si identifica grazie a un test del DNA (BRCA test).  Prima dell’introduzione di niraparib, solo le pazienti con BRCA, vale a dire il 20% di tutte le pazienti, erano eleggibili per il trattamento con il Parp inibitore olaparib. L’autorizzazione di un nuovo Parp inibitori, efficace anche in chi non ha la mutazione, rappresenta quindi un enorme progresso e un motivo di speranza per le 5.000 donne che ogni anno in Europa ricevono una diagnosi di cancro ovarico.

L’impegno delle Associazioni, dai meeting virtuali alle App

L’8 maggio tutta la rete Acto – Alleanza contro il Tumore Ovarico si mobilita con diverse iniziative. Acto Onlus, capofila della rete, ha organizzato per l’8 maggio alle 15.30 una diretta Facebook per le pazienti, i familiari e il grande pubblico durante la quale esperti ricercatori e clinici parleranno alle donne degli studi clinici, cosa sono, come si svolgono, quali sono i rischi e benefici, quale è il ruolo del medico e come interagisce con la paziente e quale il ruolo delle Associazioni pazienti in questo ambito.

La discussione prenderà spunto dai risultati della Ricerca InActo, lo studio multicentrico, osservazionale, prospettico promosso da Acto e condotto dall’Istituto Mario Negri in collaborazione con i gruppi di ricerca sul tumore ovarico M.I.T.O e MaNGO per fotografare conoscenze, attitudini ed esperienze verso gli studi clinici in donne con diagnosi di tumore ovarico. Anche la tecnologia, poi, viene in aiuto delle donne che affrontano questa sfida. il Policlinico S.Orsola di Bologna ha sviluppato Pink Trainer, un’applicazione per smartphone che consente alle pazienti di comunicare in modo interattivo con i medici ed esperti che le seguono, permettendo di monitorare gli effetti delle cure e fornendo un piano di attività fisica e nutrizione personalizzato.

LotoOnlus, grazie a un bando della Fondazione Policlinico S.Orsola, ha attivato una raccolta fondi per permettere a 70 pazienti di testare questo progetto di salute digitale legato all’oncologia, il primo del genere in Italia. Ad oggi oltre 49.800 mila italiane convivono con un tumore dell’ovaio.

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