Herpes genitale, all’orizzonte c’è un vaccino

Un vaccino contro l'herpes genitale, una delle infezioni più diffuse. I risultati della ricerca danno nuove speranze nella prevenzione

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Ci sono nemici che, una volta entrati nell’organismo, non si riescono più a eliminare completamente. In qualche modo si “nascondono”, rendendosi praticamente inattaccabili, per poi ricomparire sfruttando particolari momenti di debolezza.

Herpes genitale, cos’è

Queste meccanismo spiega il motivo della ricomparsa dell’infezione da herpes sulle labbra, con le classiche vesciche che fanno pensare alla “febbre”. Ma è comunque presente anche all’infezione da herpes genitale, che porta alla formazione di piccole vesciche che evolvono rapidamente in erosioni dolorose, specie nel primo episodio infettivo.

Come l’herpes delle labbra questo virus non viene mai eliminato dall’organismo, ma rimane latente e può dare recidive perlopiù scatenate da stress e mestruazioni. La trasmissione avviene per contatto con le secrezioni genitali infette durante il rapporto sessuale. L’herpes è contagioso soprattutto durante l’episodio primario e le recidive, ma può trovarsi nelle secrezioni genitali anche nei periodi di apparente guarigione.

Purtroppo questa infezione, che appare in aumento, è tra le più frequenti cause di erosioni genitali e può essere controllata e curata con i farmaci antivirali specifici, con risultati peraltro non sempre soddisfacenti. In chiave preventiva, l’impiego del profilattico rappresenta uno strumento di grande utilità per il rischio di trasmissione.

La ricerca che fa nascere la speranza nella prevenzione

Da tempo la scienza sta lavorando per trovare una soluzione preventiva efficace nei confronti delle infezioni causate da questi virus, ma la messa a punto di un vaccino anti-herpes appare estremamente complessa.

Una buona notizia su questo fronte arriva però da uno studio pubblicato su Science Immunology, condotto negli animali da esperimento e coordinato da Sita Awasthi, dell’Università della Pennsylvania. La ricerca ha preso in esame 64 topi, cui è stato somministrato il candidato vaccino, e poi ripetuto su porcellini d’India, visto che in questi animali l’infezione da herpes genitale assume caratteristiche più vicine a quella che si osserva nell’essere umano.

I risultati sono stati sicuramente interessanti, visto che dopo l’esposizione all’herpes virus di tipo 2, per 4 settimane dopo l’iniezione solo un topo ha contratto l’infezione (peraltro in forma del tutto silente, cioè senza alcun sintomo clinico della patologia), mentre gli altri avevano raggiunto un valido livello di difese immunitaria. Lo stesso si è osservato anche nei porcellini d’India: in questi animali scelti proprio per la similitudine nello sviluppo dell’infezione con l’essere umano, sono stati però riscontrati due casi di infezione, peraltro del tutto inapparenti sul fronte dei sintomi.

Il vaccino agirebbe con un meccanismo combinato, attivo sia sul virus sia sulle difese dell’organismo, visto che porta alla produzione di anticorpi rivolti sia all’accesso del virus nelle cellule, fondamentale per la sua replicazione, sia per mantenere elevata la risposta difensiva, che viene in qualche modo “annullata” naturalmente dal virus.

Attenzione in gravidanza

Secondo le statistiche, l’infezione da virus herpes 2 interessa circa una persona su dieci in età fertile e rappresenta una delle infezioni genitali più diffuse. Oltre a creare problemi a chi ne soffre, limitando ovviamente i rapporti, nel caso della donna può avere particolari ripercussioni nel periodo della gravidanza perché il virus può essere trasmesso al neonato.

Un’infezione primaria genitale della madre può complicarsi con ritardo di crescita e prematurità. Se l’infezione primaria avviene al momento del parto, prima che gli anticorpi materni siano prodotti, può infatti essere trasmessa al bambino, rendendo necessario il parto cesareo.

Non va sottovaluto il fatto che a volte l’infezione non si manifesta chiaramente o addirittura è del tutto inapparente, per cui chi ha contratto il virus potrebbe trasmetterlo anche senza saperlo nel corso di un rapporto sessuale. Come detto, la protezione con il profilattico, come del resto sarebbe sempre necessario anche per altre malattie a trasmissione sessuale, prima tra tutte l’infezione da virus HIV, rappresenta una valida barriera per il rischio di trasmissione virale.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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