Cuore di donna, come e perché proteggerlo con sane abitudini

Con la menopausa la donna diventa vulnerabile alle malattie cardiache. I fattori di rischio da tenere sotto controllo

Federico Mereta Giornalista Scientifico

In tempi di Covid-19, c’è il rischio di mettere da parte l’attenzione che ogni donna deve al proprio cuore e all’apparato cardiovascolare. Ed è un errore. Perché la prevenzione è fondamentale per il benessere femminile: se è vero che negli uomini queste malattie iniziano a manifestarsi già nella quarta decade di vita, mentre nelle donne l’incidenza è bassa prima della menopausa, dopo i 60 anni l’incidenza nel sesso femminile supera quella maschile.

Lo ricordano gli esperti della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), che ha promosso e organizzato la  Giornata Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare.

Le differenze tra uomo e donna

La donna ha un apparato cardiovascolare diverso dall’uomo e ha un cuore e dei vasi sanguigni più piccoli. Vista l’importanza della procreazione, risulta protetta dai principali eventi cardiovascolari (infarto, ictus), ma solo fino alla menopausa, quando perde lo scudo ormonale e diventa vulnerabile a queste patologie come l’uomo, con un ritardo di circa 10 anni. Questo dato, unito all’aumento dell’aspettativa di vita, deve indurre le donne a una maggiore prevenzione.

“Troppo spesso la donna è stata trascurata – sottolinea Maria Grazia Modena, Consigliere SIPREC e Professore Ordinario di Cardiologia presso l’Università degli Studi di Modena. Le patologie cardiovascolari colpiscono la donna tre volte più di tutti i tumori femminili messi insieme (seno, utero, polmone). Per questo bisognerebbe insegnare alle donne di tutte le età ad avere attenzione per il cuore, a partire da una maggiore sensibilità allo stile di vita per tutelare il proprio organismo.

In Europa, e similmente in Italia, le donne che oggi muoiono per problemi cardiovascolari (ictus e infarto) sono il 43% contro il 38% degli uomini. A condizionare questi dati in aumento sono i diversi fattori di rischio che caratterizzano le donne, che si possono suddividere in classici, esclusivi e peculiari. I primi sono gli stessi degli uomini: fumo, colesterolo alto, ipertensione, diabete, assenza di movimento, obesità, alimentazione non corretta.

La donna però aggiunge dei fattori di rischio esclusivi legati alla sua vita biologica: anzitutto, la menopausa, che può diventare ancora più aggressiva se precoce, tra i 30 e 40 anni; un menarca precoce o tardivo; malattie come ipertensione o diabete in gravidanza; la sindrome dell’ovaio policistico. In terzo luogo, ci sono i fattori di rischio che nella donna sono prevalenti: le malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus, la sclerodermia, la miastenia, la tiroidite hanno conseguenze più impattanti nella donna”.

Attenzione allo stile di vita

Covid-19 ha modificato le nostre abitudini, soprattutto in termini di alimentazione e possibilità di attività fisica regolare, oltre ovviamente ad avere un impatto sulla condizione psicologica e sullo stress. Al diverso impatto di genere del lockdown sull’attività fisica e sullo stile di vita è dedicato uno studio pubblicato a marzo 2021 sulla rivista scientifica “Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases” a firma, tra gli altri, di Pietro Amedeo Modesti, Delegato SIPREC Toscana e Professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Firenze. Una serie di dati aiuta a comprendere l’entità dei fattori di rischio cardiometabolico in aumento nella popolazione generale con particolare riferimento alle giovani donne.

“Gli aspetti di questo studio che colpiscono sono essenzialmente due – commenta Modesti. Anzitutto, evidenzia che le donne, soprattutto le più giovani, fanno meno attività fisica dell’uomo in generale; quella intensa è quasi la metà. Gli uomini sono più propensi a fare sport come forma di divertimento, compagnia, competizione. Nella primavera 2020 crolla l’attività fisica dell’uomo, privato della componente sociale, mentre si evince una maggior tenacia e resilienza delle donne, evidentemente più convinte degli effetti benefici”.

Il secondo spunto interessante è l’influenza del “mental health”, ossia i disturbi mentali (ansia, stress) creati dal lockdown, che hanno avuto effetti più pesanti sulle donne, che ne hanno pagato le conseguenze con una peggiore qualità del sonno e con l’andare meno d’intestino.

“Le conclusioni che si possono trarre da questi dati consistono in un sostanziale peggioramento dello stile di vita, sia per gli uomini, che per le donne – conclude l’esperto. Comportamenti scorretti come la ridotta attività fisica o problemi di salute mentale si sono in gran parte protratti anche nelle fasi successive, pur attenuandosi le limitazioni: questo lungo periodo ha finito per inficiare sulla prevenzione cardiovascolare”.

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